mercoledì 11 settembre 2013
La vita sa confondere le sue tracce, e tutto del passato, può diventare materia di sogno, argomento di leggenda. Giorgio Bassani, Cinque storie ferraresi
Ecco è giunto!
Il magico momento dove la
realtà e la fantasia si confondono come voci echeggiate attraverso le onde
dove toni soavi e suadenti riecheggiano
nelle orecchie di vecchi cantori che con i loro strumenti fatti di semplicità,
diffondono le parole sussurrate da queste melodiose voci che possiedono l’incanto
delle bellissime sirene che confondono le memorie trasportando i poveri
naufraghi in un mondo incantato dove nulla e come sembra e ci che sembra è… chiamandolo
con il nome di leggenda.
La vicenda di cui leggeremo e ascolteremo la
voce, ci trasporta tra i flutti del mare che bagnano le coste a sud dell’Italia,
dove già dal XII sec. molte sono le voci che confondono le menti dei poveri abitanti del luogo e
un grande cantore chiamato Italo Calvino, ne ha ascoltata una e ora ci narra la
mitica leggenda di un ragazzo che si chiamava Cola di Messina e pesce
perché amava nuotare così tanto che è stato maledetto.
La leggenda di Cola
Pesce
dipinta da Renato Guttuso
nel Teatro Vittorio Emanuele di
Messina.
Una volta a Messina c’era
una madre che aveva un figlio a nome Cola, che se ne stava a bagno nel mare
mattina e sera. La madre a chiamarlo dalla riva: - Cola! Cola! Vieni a terra, che fai? Non sei
mica un pesce? E lui, a nuotare
sempre più lontano. Alla povera madre veniva il torcibudella, a furia di
gridare. Un giorno, la fece gridare tanto che la poveretta, quando non ne poté
più di gridare, gli mandò una maledizione:
- Cola! Che tu possa diventare un
pesce! Si vede che quel giorno le porte del Cielo
erano aperte, e la maledizione della madre andò a segno: in un momento, Cola
diventò mezzo uomo mezzo pesce, con le dita palmate come un’anatra e la gola da
rana. In terra Cola non ci tornò più e la madre se ne disperò tanto che dopo
poco tempo morì. La voce che nel mare di Messina c’era uno mezzo uomo e mezzo
pesce arrivò fino al Re; e il Re ordinò a tutti i marinai che chi vedeva Cola
Pesce gli dicesse che il Re gli voleva parlare.
Un giorno, un marinaio, andando in barca al largo, se lo vide passare
vicino nuotando. - Cola!
– gli disse. – C’è
il Re di Messina che ti vuole parlare! E Cola Pesce subito nuotò verso il
palazzo del Re. Il Re, al vederlo, gli
fece buon viso. - Cola Pesce, – gli disse, – tu che sei così bravo nuotatore, dovresti
fare un giro tutt’intorno alla Sicilia, e sapermi dire dov’è il mare più fondo
e cosa ci si vede! Cola Pesce ubbidì
e si mise a nuotare tutt’intorno alla Sicilia.
Dopo un poco di tempo fu di ritorno. Raccontò che in fondo al mare aveva
visto montagne, valli, caverne e pesci di tutte le specie, ma aveva avuto paura
solo passando dal Faro, perché lì non era riuscito a trovare il fondo. - E allora Messina su cos’è fabbricata?
– chiese il Re. – Devi
scendere giù a vedere dove poggia. Cola si tuffò e stette sott’acqua un
giorno intero. Poi ritornò a galla e
disse al Re: - Messina è fabbricata su uno scoglio, e questo scoglio poggia su tre
colonne: una sana, una scheggiata e una rotta.
O Messina, Messina,
Un dì sarai meschina!
Il Re restò assai stupito, e volle portarsi Cola Pesce a Napoli per
vedere il fondo dei vulcani. Cola scese giù e poi raccontò che aveva trovato
prima l’acqua fredda, poi l’acqua calda e in certi punti c’erano anche sorgenti
d’acqua dolce. Il Re non ci voleva credere e allora Cola si fece dare due
bottiglie e gliene andò a riempire una d’acqua calda e una d’acqua dolce. Ma il
Re aveva quel pensiero che non gli dava pace, che al Capo del Faro il mare era
senza fondo. Riportò Cola Pesce a Messina e gli disse: - Cola, devi dirmi quant’è profondo il mare qui al Faro, più o meno. Cola calò giù e ci stette due giorni, e
quando tornò sù disse che il fondo non l’aveva visto, perché c’era una colonna
di fumo che usciva da sotto uno scoglio e intorbidava l’acqua. Il Re, che non
ne poteva più dalla curiosità, disse: - Gettati
dalla cima della Torre del Faro. La Torre era proprio sulla punta del capo
e nei tempi andati ci stava uno di guardia, e quando c’era la corrente che
tirava suonava una tromba e issava una bandiera per avvisare i bastimenti che
passassero al largo. Cola Pesce si tuffò da lassù in cima. Il Re ne aspettò
due, ne aspettò tre, ma Cola non si rivedeva. Finalmente venne fuori, ma era
pallido. - Che c’è, Cola? – chiese il
Re. - C’è che sono morto di spavento,
- disse Cola. - Ho visto un pesce, che solo nella bocca poteva entrarci intero un
bastimento! Per non farmi inghiottire m son dovuto nascondere dietro una delle
tre colonne che reggono Messina! Il Re stette a sentire a bocca aperta; ma
quella maledetta curiosità di sapere quant’era profondo il Faro non gli era
passata. E Cola: - No, Maestà, non mi tuffo più, ho paura. Visto che non riusciva a
convincerlo, il re si levò la corona dal capo, tutta piena di pietre preziose,
che abbagliavano lo sguardo, e la buttò in mare. - Va'
a prenderla, Cola! - Cos’avete fatto, Maestà? La corona del
Regno! - Una corona che non ce n’è altra al mondo, - disse il Re. – Cola, devi andarla a prendere! - Se voi così volete, Maestà, – disse Cola - scenderò. Ma il cuore mi dice che non tornerò più su. Datemi una manciata di lenticchie. Se
scampo, tornerò su io; ma se vedete venire a galla le lenticchie, è segno che
io non torno più. Gli diedero le lenticchie, e Cola scese in mare. Aspetta,
aspetta; dopo tanto aspettare, vennero a galla le lenticchie.
Cola Pesce s’aspetta che ancora torni.
La leggenda di Cola Pesce, (Palermo) tratta dal libro
Fiabe italiane di Italo Calvino
Filastrocca impertinente, chi sta zitto non dice niente; chi sta fermo non cammina; chi va lontano non s’avvicina; chi si siede non sta ritto; chi va storto non va dritto; e chi non parte, in verità, in nessun posto arriverà. Gianni Rodari
Leggere a voce alta!
Buongiorno cari lettori e genitori,
è giunto il momento di leggere a voce alta ai vostri piccoli pargoli, perché "La lettura è per la
mente quel che l'esercizio è per il corpo." quindi donatevi emozioni
e ricordi indelebili insieme ai vostri bambini, senza contare i grandi vantaggi
educativi per le giovani menti che coinvolte nella lettura entreranno in un
fantastico mondo pieno di colori, con personaggi che come un magico teatrino
gli aiuteranno a scoprire le cose belle della vita.
Questa rubrica, che indirettamente sostiene il
fantastico progetto di http://www.natiperleggere.it/index.php?id=1
e anche oggi, vi proporrà le letture adatte per far fiorire le giovani menti.
Naturalmente realizzare un libro per l’infanzia
non è così semplice come sembra, ma è qualcosa di molto importante e
impegnativo che richiede preparazione, perché come sappiamo la formazione
educativa del bambino pare dalla tenera età e ciò che la sua mente incamera
durante l’infanzia, servirà a costruire il carattere e le abitudini dell’adulto
di domani. Per questo insieme ai libri andremo a conoscere i suoi ideatori, per
garantire la qualità e la professionalità che si cela dietro ai libri
consigliati, seguendo le direttive di questa importante progetto riconosciuta
dallo Stato e sostenuta da importanti associazioni come il Centro per la salute
del bambino, l’associazione italiana biblioteche e l’associazione culturale pediatri.
L’autore di oggi è… Leo Lionni
Leo Lionni, è un importante
illustratore e scrittore ma anche pittore e grafico, di origine olandese,
proviene da una famiglia di ebrei iberici. Si è formato all’Università di
Genova e per le leggi razziali, si è trasferito negli Stati Uniti, dove si è
formato come grafico e ha lavorato con grandi personaggi come Saul Steinberg,
Andy Warhol e tanti altri. In Italia rientra
solo negli anni sessanta, dove inizia a dedicarsi alla illustrazione per
bambini, realizzando anche film d’animazione, anche in collaborazione con altri
importanti e valevoli disegnatori come Antonella Abbatiello, di cui abbiamo già
parlato.
Questo grande e poliedrico autore ha la capacità di comprendere
profondamente la mente dei bambini, infatti riesce a trasmettere attraverso l’identificazione
con gli animali, dove l’assenza di una morale esplicita è sostituita dalla creazione
di un mondo di valori costituiti dall’unicità dell’individuo, cooperazione,
pace, diplomazia, che rendono le sue storie delle favole contemporanee. Leo
Lionni,
ha realizzato molti libri, i più famosi sono Piccolo
blu e piccolo giallo, Federico, Un pesce
e un pesce e tanti altri, tutti tradotti in molte lingue.
Il libro che oggi vi
consiglio è “Il piccolo blu e il piccolo
giallo”, della casa editrice Barbalibri.
Autore: Lionni L.
Editore: Babalibri
Formato: 20x20
Pagine: 48
Libro
Editore: Babalibri
Formato: 20x20
Pagine: 48
Libro
Prezzo 10,00 euro
Dai 3 anni
Dai 3 anni
Una storia dove oltre a scoprire i colori e la loro formazione, si impara
il valore dell’amicizia, che non ha confini o diversità, infatti piccolo blu e piccolo giallo
adorano giocare insieme, ma quando si abbracciano diventano verdi.
martedì 10 settembre 2013
Che io muoia cento volte, piuttosto che perdere te, mio dolcissimo sposo! Perché io ti amo, disperatamente, chiunque tu sia, ti amo più del mio spirito.
Passion entre les rimes
Continua la scoperta delle
rime piene di passione, e tra arte, letteratura e musica, riuniremo le grandi
arti per creare il connubio perfetto per esaltare un forte amore, quello che ha
ispirato la meravigliosa scultura del Canova, i colori dello Spagnolo e la meravigliosa
loggia del Palazzo della Farnesina affrescata dal Raffaello, come la musica
rinascimentale e quella barocca di Jean-Baptiste Lully con la sua opera lirica Psyche, fino ai giorni nostri con il
nostro cantautore Francesco De Gregori con la canzone Il guanto. Tutti sono stati ispirati dalla meravigliosa favola d’amore,
nata dalla fulgida mente di uno scrittore dell’epoca romana nato nel 125 d.C. con il nome di Apuleio, e naturalmente autore dell’appassionato amore di Eros
e Psiche.
Amore e Psiche
Artista: lo Spagnolo ovvero Giuseppe Maria Crespi
Dove: Galleria degli Uffizi
Realizzazione: 1709 1709
Il dipinto, pubblicato da O. H. Giglioli (1921) con la tradizionale
attribuzione a Giovanni da San Giovanni, fu restituito al Crespi da H. Voss
(1921), seguito da tutti gli studiosi. Per lo Gnudi (1948) tale dipinto fu
eseguito alla corte medicea tra il 1707 e il 1709. Il quadro, dalla Galleria
degli Uffizi, fu trasferito nel 1940 nella Villa di Poggio a Caiano. Di qui, fu
trafugato dai tedeschi durante l'ultimo conflitto mondiale e trasportato a San
Leonardo al Lago (Alto Adige). E' di nuovo agli Uffizi dal 1945.
Come accenna il dipinto dello Spagnolo, voleremo tra le rime del magico momento dove Psiche svela il volto del suo amato e la passione la travolge difronte alla sua bellezza, e sulla lettura di queste rime dedichiamo la musica dell'opera lirica Psyche di J.-B. Lully
XXIII "Psiche non la smetteva più
di guardare le armi dello sposo: con insaziabile curiosità le toccava, le
ammirava, tolse perfino una freccia dalla faretra per provarne sul pollice
l’acutezza ma per la pressione un po’ troppo brusca della mano tremante la
punta penetrò in profondità e piccole gocce di roseo sangue apparvero a fior di
pelle. Fu così che l’innocente Psiche, senza accorgersene, s’innamorò di Amore.
E subito arse di desiderio per lui e gli si abbandonò sopra e con le labbra
schiuse per il piacere, di furia, temendo che si destasse, cominciò a baciarlo
tutto con baci lunghi e lascivi. Ma mentre l’anima sua innamorata s’abbandonava
a quel piacere la lucerna maligna e invidiosa, quasi volesse toccare e baciare
anch’essa quel corpo così bello, lasciò cadere dall’orlo del lucignolo sulla
spalla destra del dio una goccia d’olio ardente. Ohimè audace e temeraria
lucerna indegna intermediaria d’amore, proprio il dio d’ogni fuoco tu osasti
bruciare quando fu certo un amante ad inventarti per godersi più a lungo, anche
di notte il suo desiderio. "Balzò su il dio sentendosi scottare e vedendo
oltraggiata e tradita la sua fiducia, senza dire parola, d’un volo si sottrasse
ai baci e alle carezze dell’infelicissima sposa
Di fronte alla superba scultura del Canova, che cattura l'attimo delicato ma passionale allo stesso tempo, sospirato dal leggero tocco dei due amanti e dalla profonda passione dei loro sguardi incrociati dopo che Eros, risveglia Psiche dal sonno provocato dall'apertura della scatola di Proserpina, da consegnare a Venere.
XXI Intanto, Cupido, guarito ormai dalla ferita che s’era
rimarginata, non sopportando più a lungo la lontananza di Psiche, era fuggito
da un’altissima finestra della stanza dove lo tenevano rinchiuso e, volando più
veloce del solito sulle ali rinvigorite dal lungo riposo, accorse dalla sua
Psiche. Premurosamente egli le dissipò il sonno che rinchiuse di nuovo dove era
prima nella scatola, poi, appena pungendola con una sua freccia, ma senza farle
del male, la svegliò: ‘Oh, tapinella’ le disse ‘ecco che la tua curiosità stava
lì lì per perderti un’altra volta, Ma suvvia, sbrigati ora a eseguire
l’incarico che ti ha affidato mia madre: al resto penserò io ed il dio
innamorato si librò leggero sulle sue ali e Psiche si affrettò a recare a
Venere il dono di Proserpina.
Nel Cinquecento, questa meravigliosa storia d'amore ha smosso particolarmente l'animo dei potenti e degli artisti, che si vedevano commissionati lavori su questa favola, come il grande Raffaello, che ha Roma nella Villa Farnesina ha dato sfogo alla sua creatività, realizzando gli splendidi affreschi della Loggia di Eros e Psiche. La musica ha trovato ispirazione dalle opere e Bartolomeo Tromboncino, di cui vi propongo una delle sue frottole, Zephiro spira..., cantata da Simone Sorini, accompagnato dal liuto un tradizionale strumento di epoca rinascimentale.
"Sed prius, inquit, centies moriar quam tuo isto dulcissimo conubio caream. Amo enim, et efflictim te, quicumque es, diligo aeque ut meum spiritum"
Con la versione originale delle parole sospirate dalla voce appassionata di Psiche nell'intro di questa rubrica, vi lascio tra i leggiadri movimenti di un'altra arte che va a nozze con la musica, la danza e con il trailer dello Spettacolo Amore e Psiche portato in
scena dall'Associazione di Promozione Culturale VISSI d'ARTE -- Conversano. Trailer a cura di Ornella Zita.
“ Che cosa c'è di più seducente della pasticceria? Solo una cosa: Devlin Monroe, l'uomo più sexy e inaccessibile del paese... Una deliziosa commedia romantica in cui tutti meritano un lieto fine. ,,
Buongiorno, appassionati divoratori di
libri, siete pronti a iniziare la giornata con un buon caffè e una dolce
delizia per il palato?
Si perché stiamo per
scoprire “La ricetta segreta dell’amore”, insieme a Beth Ciotta.
Beth Ciotta, la fantastica scrittrice americana, che con i suoi strepitosi
romanzi Happy ending, ha conquistato gli
americani e guadagnato molti riconoscimenti, ci farà compagnia durante il
nostro delizioso momento letterario mattutino con il suo delizioso e romantico
libro, che ci delizierà con le dolcissime ricette della sua protagonista Chloe,
una giovane e bella pasticcera che mentre cura le sue ferite al cuore, scoprirà
una ricetta miracolosa quella dell’amore. Un romanzo piacevole e scorrevole,
ideale per addolcire il tragico risveglio mattutino, una ricarica dolce, che si
sposa deliziosamente con il gusto forte e fragrante del nostro caffè, per
iniziare al massimo della dolcezza la nostra giornata, all’insegna della buona
lettura.
Adesso iniziamo a sorseggiare il nostro caffè
e iniziamo la dolce lettura per scoprire quale sarà mai la ricetta segreta dell’amore, ideata da Beth Ciotta.
Manhattan, New York
-
“QUANTI anni credi mi
darebbero per omicidio a mano armata con un… elettrodomestico?”
-
Chloe…” – “Dico sul serio,
Monica. Voglio ucciderlo.” – “Con uno sbattitore elettrico?” –“Non voglio che
sia una cosa rapida.” –“O facile. E come faresti, esattamente?”. Chloe non lo sapeva,
esattamente. Non stava pensando in modo razionale. Aveva la mente affollata di
visioni di Ryan impegnato a leccare la glassa di burro alla vaniglia dalle
fruste (la glassa che aveva preparato per una torta stupenda) poco prima di
annunciarle che la lasciava per una “sgualdrina” parigina. (La definizione dell’altra
donna era opera di Chloe, non di Ryan.) Col cuore pieno in parti uguali di
dolore e rabbia, Chloe ricacciò indietro le lacrime mentre continuava la
filippica a distanza con la sua più vecchia e cara amica. –“Forse hai ragione”, disse al telefonino. – “Forse dovrei infilzargli il cuore traditore con il mio forchettone o pestarlo col batticarne.” – “Che
cosa macabra. E assolutamente non da te. Sei una pacifista, tesoro. Tolleranza
zero per il sangue. Hai vomitato quando ci è capitato di investire quello
scoiattolo. Ricordi?” Ultimo anno delle superiori. Tornando a casa dopo le
prove di West Side Story. Monica
aveva sterzato ma non era stato sufficiente. Chloe si era messa a urlare quando
aveva sentito l’impatto e guardando dal lunotto posteriore e vedendo la piccola
vittima, aveva vomitato sul sedile della Camaro. Ricordi. “Più o meno”, mormorò, rilasciando un sospiro addolorato. Monica
aveva ragione. Sangue e violenza non servivano. Il solo pensiero di quello
scoiattolo le rivoltò lo stomaco e spense i suoi istinti omicidi. Una volta
esaurita la rabbia, le cedettero le ginocchia. Chloe crollò sul divanetto sul
quale lei e Ryan si facevano le coccole e l’infelicità si riversò nel suo
animo, lenta e densa come lo sciroppo d’acero casalingo che Monica le aveva
spedito dal Vermont. Due anni. Chloe aveva investito due anni della sua vita in
quella relazione, il rapporto più lungo mai avuto.C’era stato un duro scontro
con il padre quando era andata a vivere con Ryan e aveva perso i contatti con
un gran numero di amici newyorkesi quando aveva rinunciato alla sua vita
festaiola per dedicarsi alla felicità domestica. Non si aspettava un’unione
convenzionale, dati i frequenti viaggi di lavoro all’estero di Ryan, ma non si
aspettava neanche questo. Non aveva sospettato una relazione non aveva sentito
indebolirsi i sentimenti di lui. Aveva creduto che fossero una coppia solida,
destinata al matrimonio. Si sentiva l’idiota più colossale del pianeta. … Chloe
scoppiò in lacrime e si sfogò. Forse Ryan non valeva la prigione, ma un bel
pianto di sicuro sì. “Ha rovinato il
giorno più felice della mia vita, Monica. Dopo tutti questi anni, tutti i corsi
e i lavori del cavolo, finalmente avevo portato a termine qualcosa, finalmente ero
riuscita bene in una delle mie passioni. Dopo quattrocentoquaranta ore di
lezione in classe e duecentodieci ore di pratica esterna, non solo ho preso il
diploma dell’istituto d’Arte Culinaria, ma ho avuto anche la lode”. –“Cosa? Stai scherzando! Voglio dire, è
Fantastico! perché non me l’hai detto?”
-“L’ho saputo solo oggi. Della lode, comunque. Il giorno più felice
della mia vita… rovinato! Quella storia andava avanti da mesi. Poteva aspettare
un giorno o due prima di mollarmi. Qualsiasi altro giorno ma non questo.” -“Oppure”, ringhiò Monica come un’infuriata
mamma orso, - “poteva rompere con te settimane fa, quando è iniziata l’avventura”. –“Ha detto che non voleva distrarmi dai miei
studi.” -“Tante grazie.” -“Ha aggiunto che se ne andava più tranquillo
sapendo che ero finalmente orientata verso una professione seria.” -“Bastardo.”
-“Tornerà per prendere le sue cose. Si trasferisce in Francia, così
potrà vivere con lei. Ha precisato che il nostro appartamento è pagato per i
prossimi tre mesi. Quindi ho novanta giorni per trovare una coinquilina o un
posto che posso permettermi d sola. Entrambe le prospettive sono deprimenti.
Per non parlare del fatto che nel frattempo sarò alla ricerca di un lavoro.” -
Forse potresti chiedere a tuo padre…” -“No.”
-“Giusto. Consiglio stupido. Va bene allora vieni a stare d me.” -“Ma tu vivi nel Vermont.” “E allora? Metti
le tue cose in un deposito e vola quassù per una visita prolungata. Non deve
essere per sempre. Giusto il tempo per guarire. Per riprendere fiato e fare
progetti per il futuro. Chi lo sa? Forse ti innamorerai di Sugar Creek come è
successo a me e vorrai restare.”…
Due giorni dopo...
Sugar Creek, Vermont …
Ed
ora cosa farà la povera e sconsolata Chloe? Andrà a Sugar Creek, e forse lì che
scoprirà la ricetta segreta dell’amore? Scopriamo leggendo questo delizioso
romanzo di Beth Ciotta.
lunedì 9 settembre 2013
“ Ho fatto tante cose nella mia vita e voglio vivere solo il tempo che basta a emozionarmi ancora. ” Alberto Bevilacqua
Appassionati lettori, oggi 9 settembre, nella
nostra agenda annotiamo questo giorno per ricordare la memoria di uno dei miei autori preferiti, Alberto Bevilacqua, un grande del panorama letterario. Un uomo, che nella sua vita è stato: un poeta, uno scrittore, un regista e anche un giornalista, vincitore dei più
importati premi letterari italiani, un personaggio immortale, che con la sua
sensuale ironia e schiettezza ha risvegliato gli incantati sensi di generazioni
e continuerà a farlo in futuro con le sue intramontabili, opere del cinema e
della letteratura, come La Califfa del
1964, Questa specie di amore, che si è
meritato il Premio Campiello e L’occhio
del gatto, il Premio Strega. Tra le sue molteplici opere, io ho scelto di ricordarlo con un estratto del romanzo: I sensi incantati, e una delle sue bellissime poesie d’amore Similitudine a due.
I sensi incantati – Alberto Bevilacqua
Può succedere
che, dal cuore oscuro dell’universo, giungano all’uomo certe premonizioni o
rivelazioni di ciò che accadrà.
Rientra nel normale. L’eccezione consiste,
semmai, nella maggiore intensità, nel più sviluppato potere di comunicazione
magica con cui la premonizione si insinua in alcuni privilegiati. Si tratta di
facoltà attraverso le quali la natura concede al suo mistero di diradarsi,
lievemente, affinché possa illuminarci con i segnali di una solidarietà
superiore che addolcisce le nostre solitudini, accarezza e traduce in realtà i
nostri sogni, non lascia morire le speranze.
È ciò che intendo per Provvidenza.
Similitudine
a due
…hai la bellezza della farfalla che muore
sulla rovente
lampada tenuta accesa
da un uomo
insonne fino al giorno:
bruciata
impronta del confine
fra il grande
sogno e la notte breve.
Bellezza, un
senso del nulla,
il solo forse,
che percepisce
il mondo
che ci scruta
dal fondo del suo specchio
dove riflette
solo chi ci manca
domenica 8 settembre 2013
Big News, Il vincitore del Premio Campiello 2013 è...
Appassionati lettori, ieri sera nello scenario del “Teatro La Fenice di Venezia”, il Premio
Campiello 2013, che è stato trasmesso in diretta alle 20.00 su Rai 5, e a condurre
la serata è stato il duo: Geppi Cucciari e Neri
Marcorè, mentre la giuria del
Premio Campiello quest’anno è stata presieduta da Paolo Crepet, che ha vagliato la scelta del vincitore di questo
prestigioso premio istituito dagli industriali del Veneto nel 1962, per sottolineare
il prestigio anche culturale di una delle più belle città del mondo: Venezia.
Il nome di questo prestigioso concorso, non è stato scelto a caso,
infatti con la parola campiello, i
veneziani indicano una piazzetta
circondata da bassi edifici, che indica il tipico spazio della vita pubblica di
questa città, e questo è importante per sottolineare la natura “popolare” della
giuria chiamata a scegliere il vincitore, che il legame con la città in cui è
nato. Quest’anno, la 51esima edizione, si è conclusa con la vittoria quasi
unanime con 102 voti, del bellissimo romanzo di Ugo Riccarelli, “L’amore graffia il mondo”.
Al secondo posto, si posiziona “L'ultimo
ballo di Charlot” (Sellerio), con 83 voti seguito da Giovanni Cocco con “La caduta” (Nutrimenti), 47 voti,
Beatrice Masini con “Tentativi di
botanica degli affetti” (Bompiani), con 36 voti, poi in ultima, ma non
ultimo viene classificato con 21 voti Valerio Magrelli con “Geologia di un padre” (Einaudi).
E così viene posta la corona di alloro sulla memoria di questo
scrittore, che ha già dimostrato la sua bravura aggiudicandosi l’importante
Premio Strega del 2004, con il romanzo “Il
dolore perfetto”, nonostante la prematura scomparsa avvenuta in questo mese
di Luglio, ha confermato anche dopo la sua morte, la sua grande capacità
narrativa che continuerà a emozionare i lettori presenti e futuri,
sottolineando la sua posizione di rilievo nel panorama letterario italiano e
nella letteratura.
Insieme alla 51 esima edizione di questo concorso, si conclude anche la
18 esima edizione del Campiello Giovani, il concorso letterario
dedicato dalla "Fondazione Il Campiello" agli scrittori tra i 15 e 21
anni, che quest’anno ha visto tra i cinque finalisti: Ilaria Catani, 22 anni, di Corfino (AQ) con il racconto “Un
ricordo”; Valentina Giuliano, 18
anni, di Salzano (VE) con il racconto “Ibrido di fuoco”; Alberto Alarico Vignati, 21 anni, di Corsico (MI) con il racconto
“Girasole impazzito di luce”; Paola
Vivian, 18 anni, di Marostica (VI) con il racconto “Diciassette e
cinquantaquattro”; Alberto Zanella,
17 anni, di Santorso (VI) con il racconto “Le strade primitive".
Tra queste talentuose giovani penne, il premio, viene assegnato al
ventiduenne di Corsico (Mi), Alberto
Alarico Vignati, con il racconto "Girasole impazzito di luce",
con la motivazione:
"Nel racconto di Alberto Alarico Vignati, 'Girasole impazzito
di luce', paiono indovinati il fondale della vicenda (lo spoglio entroterra
milanese) e la caratterizzazione psicologica dei due protagonisti: uno studente
universitario, che campa dando ripetizioni, e il suo allievo che non va a
scuola e sosterrà gli esami da privatista. Emarginati, l'uno e l'altro, fragili
e certo inadeguati a far fronte alla situazione quando vi irrompe la malavita.
Il tema così forte rischia di sbilanciare la compattezza della trama senza
tuttavia cancellarne la qualità della scrittura e la felicità dio alcuni
episodi (come il ritorno dello studente nella sua vecchia scuola, deserta in un
piovoso pomeriggio)".
sabato 7 settembre 2013
“La vera università di questi giorni è una collezione di libri.” Thomas Carlyle
“Buongiorno,
carissimi
lettori e che la buona lettura sia per voi un ottimo esercizio durante la vostra giornata. La vostra amica
di lettura “la bacheca dei libri”, è sempre
con voi, e sta lavorando per regalare emozioni sempre nuove da condividere con
i nostri amici LIBRI, restate in lettura… „
Parlando dei nostri amici
libri, leggete le parole del nostro Francesco Petrarca:
“Ora questi, ora quelli io
interrogo, ed essi mi rispondono, e per me cantano e parlano; e chi mi svela i
segreti della natura, chi mi dà ottimi consigli per la vita e per la morte, chi
narra le sue e le altrui chiare imprese, richiamandomi alla mente le antiche
età. E v'è chi con festose parole allontana da me la tristezza e scherzando
riconduce il riso sulle mie labbra; altri m'insegnano a sopportar tutto, a non
desiderar nulla, a conoscer me stesso, maestri di pace, di guerra,
d'agricoltura, d'eloquenza, di navigazione; essi mi sollevano quando sono
abbattuto dalla sventura, mi frenano quando insuperbisco nella felicità, e mi
ricordano che tutto ha un fine, che i giorni corron veloci e che la vita fugge.
E di tanti doni, piccolo è il premio che mi chiedono: di aver libero accesso
alla mia casa e di viver con me, dacché la nemica fortuna ha lasciato loro nel
mondo rari rifugi e pochi e pavidi amici.”
tratto da Rime, trionfi, e poesie latine

































