La biblioteca teologica del Monastero di Strahov a Praga

La bacheca dei libri, ha come modello questa immensa fonte di conoscenza perché: "La lettura è per la mente ciò che l'esercizio è per il corpo

Novità e successi della NORD Editore

Ecco le novità da non perdere e il successo di "Vita dopo vita" che come sottolinea l'Espresso:«La nostra eroina muore e rinasce innumerevoli volte; e il lettore la segue in un crescendo di suspense che sta la fantascienza e il miglior realismo magico. Un romanzo così non si era mai visto.»

Novità e successi della Dunwich Edizioni

La Porta dei cieli, il thriller archeologico protagonista del Blog Tour ancora in corso; Il successo dell'horror "William Killed The Radio Star" uno sfondo musicale dalla intricata indagine psicologica e le attese novità legate ai concorsi della Dunwich.

I 5 romanzi finalisti del Premio Strega 2014.

Ecco i romanzi candidati a entrare nell'immortale albo d'oro del Premio. Il favorito è "Non dirmi che hai paura" vincitore del Premio Strega Giovani. Alla finale del 3 Luglio ha vinto il prezioso elisir Francesco Piccolo con "Il desiderio di essere come tutti".

Novità editoriali da non perdere

Ecco le fresche letture che hanno attirato la mia attenzione. Da un Amore Alieno a Per sempre insieme,dalla passione di Così come sei al distopico fantasy Mystic city, ma un Eccezione serve sempre quindi non perdetevi l'eccezionale caos di sentimenti scritta dall'islandese Audur...

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lunedì 21 luglio 2014

Caffè & Libro: Divertente come il Diario di Bridget Jones e intrigante come Sex and the City = Caffè Letterario con Mr Sbatticuore.

    Buongiorno!

Inizia una nuova settimana, quindi preparatevi arriva il Caffè + un libro = Caffè Letterario.

 “Perché?”
Per me il buongiorno arriva solo con il profumo di una fragrante tazza di caffè, magari accompagnata dalle pagine di un divertente e appassionato romanzo, proprio come quello che sta spopolando al momento,  Mr Sbatticuore di Alice Clayton.
Onestamente avevo iniziato a leggerlo ieri sera, e ho dovuto interrompere perché stavo letteralmente morendo dal ridere e... la mia famiglia ha pensato che aversi perso una rotella perché non si spiegavano le mie risate che avevano raggiunto le lacrime... Comunque è lunedì e anche se siamo in estate, purtroppo non tutti sono in vacanza, quindi cosa c’è di meglio di due risate e un caffè prima di riprendere la maledetta routine?
Quindi vi presento questo libro, l’autrice che ha raggiunto il successo con il self-publishing di questo romanzo, il primo pubblicato in Italia, grazie alla Mondadori, di una serie intitolata Cocktail. 
Ed ecco, Mr Sbatticuore pubblicato in  Italia dalla Mondadori.
SINOSSI:    Caroline Reynolds ha un fantastico appartamento a San Francisco, un invidiatissimo robot Kitchen Aid, ma nessun fidanzato, e nessun O (sì, avete capito di cosa stiamo parlando...). Ha una brillante carriera di designer, un ufficio con vista sulla baia, la ricetta per una formidabile torta alle zucchine, e nessun O. Ha Clive - il miglior gatto del mondo -, un gruppo di amiche fantastiche, e nessun O. Ma soprattutto, Caroline ha un vicino fissato con il sesso, il sesso rumoroso, che ogni notte la tiene sveglia a suon di colpi contro la parete. Ogni gemito, sculacciata, - e cos'era quello, un miagolio??? - oltre a toglierle il sonno, le ricordano che da troppo tempo, ormai, non ha (sì, avete indovinato) nessun O. Quando il continuo sbattere contro la parete minaccia di sbalzarla letteralmente fuori dal letto, un'esasperata Caroline, vestita solo del suo striminzito babydoll rosa, decide di affrontare il misterioso vicino. Il loro incontro sul pianerottolo nel bel mezzo della notte sarà a dir poco esplosivo... Spassoso come Il diario di Bridget Jones, intrigante come Sex and the City, Mr Sbatticuore è una frizzante commedia romantica che ci mostra come, a volte, l'amore possa nascondersi proprio dietro la porta accanto. Incredibile successo del self-publishing, ha fin da subito conquistato il cuore delle lettrici in America. E voi, siete pronte a lasciarvi sedurre?
Ecco a voi 
Alice Clayton
BIOGRAFIA
Dopo aver lavorato per molto tempo nel settore dei cosmetici, all’età di trentatré anni Alice Clayton ha deciso di dedicarsi a una nuova carriera, quella di scrittrice. Nel 2010 è stata candidata ai Goodreads Awards come miglior autrice con i suoi romanzi d’esordio, i primi due libri della serie “Redhead” L’autrice vive a St Louis (Missouri)



Adesso godetevi il vostro caffè e questo speciale estratto che ho preparato per voi, giusto per farvi iniziare al meglio questa penultima settimana di Luglio. Buona Lettura o... Buone risate... 
Mah! giudicate voi....


https://docs.google.com/file/d/0B3Kyw-xgcleAMVppQm1KUVJwMUE/edit

Allora, cosa ve ne pare? 
Se vi ha conquistato, potete passare in libreria nella pausa pranzo o al ritorno a casa e scoprire come procederà questa storia esilarante quanto il Diario di Bridget Jones e intrigante come Sex and the City.
Buona Lettura

lunedì 14 luglio 2014

Pochi istanti dopo essere venuta al mondo, il mio cuore ha smesso di battere. A quattro anni, sono annegata nell’oceano. A cinque anni, sono scivolata da un tetto coperto di ghiaccio. A otto anni, ho preso l’influenza spagnola. Quattro volte. A ventidue anni, mio marito mi ha spinto con violenza contro un tavolino, uccidendomi. A trent’anni, sono morta durante un bombardamento tedesco su Londra. E su di me cadevano le tenebre. Ma ho sempre avuto un’altra possibilità.

Buongiorno miei carissimi lettori e...
                                                      Benvenuti tra le mie pagine.

Inizia una nuova settimana e niente rinfranca di più di un energizzante caffè per avere la carica giusta, per affrontare una nuova settimana. Se poi al caffè aggiungiamo la compagnia di una lettura da caso editoriale, allora si! Che possiamo partire al massimo. Quindi eccomi qui per offrirvi un piccolo assaggio da assaporare insieme al vostro caffè e se poi l’’assaggio a fatto centro, allora avete trovato una piacevole compagnia per questa settimana di luglio.
 Iniziamo dunque, il nostro Caffè Letterario, dove il piacere della lettura s’incontra con il gusto deciso del caffè creando un ménage perfetto, tuffandoci nel romanzo di Kate Atkinson, Vita dopo vita, un vero successo letterario osannato dal New York Times e dal pubblico internazionale al punto che presto sarà trasformato in un film che potremmo vedere sul grande schermo.
Pochi istanti dopo essere venuta al mondo, il mio cuore ha smesso di battere.
 A quattro anni, sono annegata nell’oceano.
 A cinque anni, sono scivolata da un tetto coperto di ghiaccio.
 A otto anni, ho preso l’influenza spagnola. Quattro volte.
 A ventidue anni, mio marito mi ha spinto con violenza contro un tavolino, uccidendomi.
 A trent’anni, sono morta durante un bombardamento tedesco su Londra.
 E su di me cadevano le tenebre.
 Ma ho sempre avuto un’altra possibilità.

 In una gelida notte di febbraio del 1910, a Londra nasce una bambina. Il cordone ombelicale è stretto intorno al suo collo, e nessuno riesce a salvarla.
 In una gelida notte di febbraio del 1910, a Londra nasce una bambina. Il cordone ombelicale è stretto intorno al suo collo, ma il medico di famiglia, giunto proprio all’ultimo istante, lo taglia e permette alla piccola di respirare.
 Inizia così la vita straordinaria di Ursula Todd, una vita che, nel corso degli anni, verrà spezzata più e più volte, mentre l’umanità si avvia inesorabilmente verso la tragedia della guerra.
 Vita dopo vita, Ursula troverà la forza di cambiare il proprio destino, quello delle persone che incrocerà e quello del mondo intero?

Vita dopo vita è uno di quei rari e fortunati casi in cui il talento creativo e la qualità letteraria hanno saputo conquistare anche il grande pubblico. Salutato dalla critica come un capolavoro destinato a rimanere nella storia della letteratura, questo romanzo è da mesi in testa alle classifiche inglesi e americane ed è stato eletto miglior romanzo dell’anno da alcune tra le più prestigiose testate giornalistiche del mondo.
Ma cosa dicono di questo romanzo?
«La nostra eroina muore e rinasce innumerevoli volte; e il lettore la segue in un crescendo di suspense che sta la fantascienza e il miglior realismo magico. Un romanzo così non si era mai visto.»     L'Espresso
«Sono vite da romanzo: tinte forti, toni accesi. Kate Atkinson attraversa i generi letterari e prova il brivido del romanzo storico e d'amore.»
 Il Corriere della Sera
Scopriamo un po’ chi è Kate Atkinson.
Kate Atkinson  è nata a York, nel 1951. È una scrittrice britannica, vincitrice di un Costa Book Awards nel 1995, e attualmente vive ad Edimburgo.
È stata una studentessa di Letteratura britannica presso la University of Dundee in Scozia, e ha ricevuto la laurea magistrale nel 1974. Dopo essersi sposata, ha avuto il primo figlio, Eve, nel 1975, continuando comunque a studiare per il dottorato in Letteratura statunitense. Ha lavorato come segretaria in uno studio legale ed è poi stata anche insegnante nella cittadina di Whitby, nello Yorkshire.
Ha esordito con il romanzo “Dietro le quinte al museo” (Behind the Scenes at the Museum) nel 1995, vincendo nello stesso anno il prestigioso Costa Book Awards, superando le opere di due scrittori già affermati: The Moor's Last Sigh di Salman Rushdie e la biografia di William Ewart Gladstone scritta da Roy Jenkins.
Autrice di racconti, a volte di stampo comico altre più satirico, le sue tematiche preferite sono la vita mondana e la magia che in essa entra, avviando così la crescita del protagonista, di solito una persona sola, isolata. Con la Atkinson non è sbagliato, quindi, parlare di Realismo magico. A volte si cimenta anche come scrittrice di gialli e polizieschi.
Il suo ultimo romanzo è,  Vita dopo vita, che è stato pubblicato nel gennaio 2013 con molta acclamazione e le ha fatto vincere il premio Costa 2013 e il South Bank Sky Arts Award per la letteratura ed è stato anche finalista Prize femminile per la narrativa.
Nel dicembre 2013 Kate viene denominata Waterstones autore dell'anno Specsavers National Book Awards.
Kate Atkinson è una delle più importanti scrittrici del panorama narrativo inglese e, nel 2011, è diventata Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico per meriti letterari.
Adesso, vi lascio in compagnia del vostro energizzante caffè e di un estratto del miglior romanzo del 2013, anche se in Italia è arrivato solo questo maggio, grazie alla Casa Editrice

https://docs.google.com/file/d/0B3Kyw-xgcleASnVZYTRxR3ZIR0U/edit 

Allora! Cosa ve ne pare di questa intro di Vita dopo vita il miglior romanzo dell’anno per il:  The New York Times; The Guardian; Time; Barnes&Nobles; Waterstone. Sicuramente la storia di Ursula Todd, incuriosisce infatti sono anch’io immersa nella lettura di questo romanzo, perché se un libro raggiunge tali livelli sicuramente non può essere merito solo del fattore mediatico, ma deve contenere qualcosa di più ed è proprio quel più determinante che vado ricercando nella lettura dei libri, quello che cattura il cuore del lettore e li consacra a diventare immortali pagine della letteratura. Questo naturalmente è il mio pensiero personale, ma se anche voi siete curiosi di sapere come  si conclude questa storia tra il magico e il reale, non mi resta che augurarvi... Buona lettura

mercoledì 9 luglio 2014

Ritorna il Caffè Letterario, con una sorsata di una intensa lettura, che vi porterà sul misterioso Sentiero dei Profumi.

Benvenuti tra le mie pagine,

Buongiorno! Sentite anche voi il fragrante e intenso profumo del caffè? 
Si, perché questo è il profumo che lascia la rubrica ”Caffè Letterario”, che dopo una lunga assenza ritorna ad allietare il vostro risveglio e la vostra voglia di lettura, stuzzicandovi, con un delizioso libro da assaporare insieme all’insostituibile caffè mattutino.
Purtroppo, la vita frenetica e gli impegni, mi hanno impedito il continuo di questa rubrica, ma finalmente! spero di poter riuscire a portare avanti questa rubrica a cui tengo molto e che mi ha lasciato molte soddisfazioni, forse perché quello che ho sempre amato è proprio ”il caffè e la lettura” quindi, un accoppiata vincente dal mio punto di vista.
Visto che il miglior modo di svegliarsi è con l’intenso e deciso profumo del caffè,  non c’è niente di meglio che accompagnarlo con delle pagine che di profumo se ne intendono, e questo romanzo è senza dubbio azzeccatissimo, dato che mi è rimasto nel cuore proprio come quello di Valentina Cebeni, L’ultimo battito del cuore, sono lieta di presentarvi  ancora una volta...
Il sentiero dei profumi di Cristina Caboni
Un libro di cui sicuramente avete già sentito parlare e di cui vi avevo proposto l’anteprima al momento della sua uscita avvenuta l’8 Maggio. Adesso, vi ripropongo una sorsata di questa intensa lettura, da sorseggiare con il vostro caffè, così potreste scoprire o riscoprire la gioia e il piacere dei sensi, seguendo Il sentiero dei profumi
La vita mi ha messo alla prova.
Ma con l'iris ritrovo la fiducia.
Con la vaniglia mi sento protetta.
Perché i profumi sono la mia strada.
Il profumo è il sentiero. Percorrerlo significa trovare la propria anima.
Elena non si fida di nessuno. Ha perso ogni certezza e non crede più nell'amore.
Solo quando crea i suoi profumi riesce ad allontanare tutte le insicurezze. Solo avvolta dalle essenze dei fiori, dei legni e delle spezie sa come sconfiggere le sue paure. I profumi sono il suo sentiero verso il cuore delle persone. Parlano dei pensieri più profondi, delle speranze più nascoste: l'iris regala fiducia, la mimosa dona la felicità, la vaniglia protegge, la ginestra aiuta a non darsi per vinti mai. Ed Elena da sempre ha imparato a essere forte. Dal giorno in cui la madre se n'è andata via, abbandonandola quando era solo una ragazzina in cerca di affetto e carezze. Da allora ha potuto contare solo su sé stessa. Da allora ha chiuso le porte delle sue emozioni.
Adesso che ha ventisei anni il destino continua a metterla alla prova, ma il suo dono speciale le indica la strada da seguire. Una strada che la porta a Parigi, la capitale del profumo, dove le fragranze si preparano ancora secondo un'arte antica. Le sue creazioni in poco tempo conquistano tutti. Elena ha un modo unico di capire ed esaudire i desideri: è in grado di realizzare il profumo giusto per riconquistare un amore perduto, per superare la timidezza, per ritrovare la serenità.
Ma non è ancora riuscita a creare l'essenza per fare pace con il suo passato, per avere il coraggio di perdonare. C'è un'unica persona che ha la chiave per entrare nelle pieghe della sua anima e guarire le sue ferite: Cail. Cail che conosce la fragilità di un fiore e sa come proteggerlo e amarlo. Perché anche il seme più acerbo, quando il sole arriva a riscaldarlo, trova la forza di sbocciare.
Il sentiero dei profumi è un debutto italiano che è già un fenomeno editoriale internazionale. Conteso in patria dagli editori, è stato venduto in tutta Europa. Cristina Caboni è un'autrice che conquista ed emoziona, che commuove e stupisce. E lo fa con una storia indimenticabile sulle insicurezze dell'animo umano e sul coraggio per affrontarle. Sulle cicatrici del passato che solo l'amore più profondo può rimarginare.

Scopriamo qualcosina su questa intensa penna. Cristina Caboni.
Cristina Caboni vive in provincia di Cagliari con suo marito e i loro tre figli. Oltre a dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, lavora per l’azienda apistica di famiglia, occupandosi principalmente della cura delle api regine. Un’altra sua grande passione sono le rose, delle quali coltiva una grande varietà di specie. Il mondo dei profumi e delle essenze naturali la accompagna da lungo tempo, e il suo primo romanzo Il sentiero dei profumi vuole essere un omaggio a quanto di più affascinante si cela dietro un odore, che sia quello di un ricordo lontano, un amore perduto e irraggiungibile, una speranza che sa di nuove opportunità.
Andate a trovarla su:
IL SENTIERO DEI PROFUMI
«Chiudi gli occhi, piccola.» 
«Così, nonna?» 
 «Sì, Elena. Così. E ora fai come ti ho insegnato.»
Con le mani poggiate sul tavolo, in penombra al centro della camera, la bambina tiene gli occhi serrati. Le dita sottili scivolano lungo la superficie e si aggrappano al bordo smussato davanti a lei. Ma non sono le essenze conservate nei flaconi che ricoprono la parete ciò che percepisce con più forza. È l’impazienza di sua nonna. È l’odore della propria paura.
«Allora?»
«Ci sto provando.» La vecchia serra le labbra. L’odore della sua rabbia è acre, ricorda l’ultimo fumo che sprigiona la legna quando è quasi cenere. Tra un minuto la colpirà e poi andrà via. Elena lo sa, deve resistere ancora un po’, solo un po’. «Impegnati, devi concentrarti. E chiudi gli occhi, ho detto!» Lo schiaffo le sposta appena i capelli. Finto, come tutto il resto. Come le bugie che le racconta sua nonna, e come quelle che Elena a sua volta le dice. «Allora, dimmi cos’è!» Si è stancata di aspettare e ora le agita sotto il naso una fiala di essenze. Ma non è una semplice risposta ciò che desidera da lei. Vuole ben altro. Qualcosa che Elena non ha nessuna intenzione di darle. «Rosmarino, timo, verbena.»  Un altro colpo. Le lacrime le bruciano in gola. Ma non cede e, per farsi coraggio, comincia a canticchiare un motivetto. «No, no. Non restare fuori. Entra, cercalo... Fa parte di te, devi sentire ciò che ti suggerisce, devi comprenderlo, devi amarlo. Prova ancora, e questa volta concentrati!» Ma Elena non ama più i profumi. Non vuole vedere i prati lungo il corso del fiume dove sua madre la portava da piccola, appena fuori del paese. Non vuole udire il rumore dell’erba tenera che cresce, né quello dell’acqua che scorre.
Non vuole sentire gli occhi delle ranocchie che la fissano da sotto il canneto. Stringe nuovamente le palpebre e serra i denti, decisa a tenere fuori tutto. Ma in quel nero appena punteggiato di chiaro esplode una scintilla. «Il rosmarino è bianco.» La nonna spalanca gli occhi. «Sì», mormora mentre la speranza
accende il suo sguardo. «Perché? Raccontami di lui.» Elena apre la bocca, lasciando che le emozioni le scivolino dentro, riempiendo la mente e l’anima.
Socchiude gli occhi, spaventata. «No! Non voglio! Non voglio!» La nonna impietrita la guarda correre via. Scura in volto, scuote la testa e si abbandona su uno sgabello. Dopo un lungo sospiro si rialza e apre le imposte. La luce stanca della sera penetra all’interno del laboratorio che appartiene alle Rossini da più di tre secoli. Lucia raggiunge la credenza in legno massiccio che occupa l’intera parete, accarezza i volumi ordinati davanti a lei, poi con calma ne sceglie uno. Lo stringe al petto per un istante e, dopo essersi seduta al tavolo di legno lucido, lo apre, sfogliandolo con cura. Le dita scorrono sulle pagine ingiallite dal tempo come hanno fatto innumerevoli altre volte. Anche in quel momento sembra che Lucia cerchi qualcosa. Ma non c’è nulla in quella grafia ordinata che possa aiutarla a spiegare alla nipotina che il profumo non è qualcosa che si sceglie. Il profumo è il sentiero. Percorrerlo significa trovare la propria anima. ... 
18 ANNI DOPO
UN INCONTRO SPECIALE
Il Marais era uno dei pochi quartieri ad aver conservato il carattere della Parigi seicentesca. Elena si aggirava tra i vicoli stretti, in cerca dell’appartamento in cui avrebbe cominciato la sua nuova vita. Si fermò accanto all’insegna di una boulangerie, guardando per l’ennesima volta il pezzo di carta sul quale aveva segnato l’indirizzo. Rue du Parc-Royal, al numero dodici. «Eccoti, finalmente», esclamò poco dopo davanti a un arco in pietra. Si tirò dietro il trolley ed entrò nel cortile. La sua amica Monique le aveva mandato un SMS. Era passata nel pomeriggio, le aveva portato un po’ di spesa e aveva lasciato la porta socchiusa. In teoria lei avrebbe dovuto giusto spingere con un po’ di energia. Con entrambe le mani sul portone, Elena fece come le aveva indicato l’amica. Ma non accadde nulla. Spinse allora, con tutte le sue forze. Il portone si spalancò di colpo, catapultandola in avanti. Cercò di recuperare l’equilibrio, le mani in avanti, il respiro affannato. Lanciò un grido quando l’oscurità sembrò inghiottirla, mentre la sua corsa terminava contro un ostacolo e le ginocchia le cedevano. «Che diavolo...?» Un braccio robusto l’afferrò alla vita, frenando la sua caduta. «Tutto bene?» A Elena servì qualche secondo per rendersi conto di ciò che era successo. Per fortuna quell’uomo l’aveva afferrataprima che finisse sul pavimento. Le ci mancava solo quello, pensò un po’ stordita. «Sì, grazie», mormorò. Lui non rispose. Elena si agitò, nervosa. «Può lasciarmi ora», gli disse un po’ imbarazzata, mentre lui continuava a tenerla stretta. All’improvviso l’uomo la lasciò andare, facendosi poi da parte. «Non volevo spaventarla», fece brusco. Elena si afferrò alla voce dello sconosciuto, alla nota dolente in fondo a quella frase. Le emozioni che l’avevano oppressa un attimo prima si erano dissolte. Erano state sostituite da altre, infinitamente più interessanti. C’era del dolore nelle parole di quell’uomo. Una sofferenza antica, ingiusta. Elena si domandò perché e provò un’inspiegabile frustrazione nel pensare di non poter avere una risposta. Voleva conoscerlo, voleva sapere. Non era qualcosa di ben definito, si trattava più che altro di istinto. «Non riesco a vederla», gli rispose trovando la sua mano e afferrandosi a lui, tenendolo forte quasi volesse consolarlo per quell’assurdità. Non l’aveva spaventata, perché poi? Con le dita avvinghiate alle sue, si girò per vedere il suo viso. La luce dei lampioni che penetrava dal portone delineava la figura massiccia dell’uomo, lasciandolo tuttavia in ombra. Elena non riusciva a distinguere altro che una sagoma robusta. Era molto alto, la voce un po’ aspra, ma allo stesso tempo cortese, profonda. «Non ho paura di lei», disse. E gli sorrise. Lui non rispose, limitandosi a tenere le dita di lei che non volevano lasciarlo andare. Elena sapeva che era irragionevole, era persino assurdo. Ma in quell’ultimo periodo aveva smesso di agire in modo ragionevole. «Ha un buon profumo.» Fu un impulso quella confessione, le parole semplicemente le sfuggirono dalle labbra. Subito dopo arrossì. Cielo, sembrava volesse rimorchiarlo! «Scusi, crederà che io sia matta. Ma ho avuto una giornata orribile e la prima cosa positiva che mi è accaduta è stato il suo... salvataggio. Se lei non mi avesse afferrato sarei finita distesa sul pavimento, una fine degna di questa giornata tremenda. Ero semplicemente sconcertata perché il portone si è aperto all’improvviso...» «Di cosa?» Elena ammutolì. «Di cosa... che?» «Ha detto che ho un buon profumo. Di cosa?» «Ah, sì», rise, un suono leggero, vellutato. «È un po’ una deformazione professionale.»  Ma lui non rideva, continuava a fissarla intensamente. Elena sentiva quello sguardo su di sé, percepiva l’importanza di quella risposta e delle parole che quell’uomo, chiunque fosse, aspettava. Si concentrò, allora, e lasciò che il profumo di lui le parlasse, raccontandole cose che lei sola avrebbe saputo cogliere. «Sa di pioggia, di freddo, ma anche di sole. Di parole pensate, di lunghi silenzi e di riflessione. Sa di terra e di rose... Lei ha un cane ed è una persona gentile, che si ferma ad aiutare e che si addolora per ciò che ha dentro il cuore.» Un altro lungo silenzio. Poi l’uomo ritirò le mani, quasi di scatto. «Devo andare ora. Lasci il portone aperto, la luce dell’androne non funziona. Faccia attenzione.» La lasciò, indietreggiando un passo alla volta, senza distogliere lo sguardo da lei. Solo una volta raggiunta la porta si voltò e uscì. Elena represse il desiderio improvviso di richiamarlo indietro. Sollevò il viso e cercò ancora quel profumo. Era una promessa mantenuta, era la dolcezza della fiducia, il peso e la responsabilità insieme. Era azione e bisogno. Cercò ancora nella notte, fiutando l’aria, provando a rintracciare quel filo che andava scomparendo. Ma per quanto desiderasse afferrarlo, era svanito, lasciandole dentro quasi un senso di struggimento.

Cosa è successo alla piccola Elena? Perché Ora odia i profumi? Cosa si nasconde nel suo passato? Quando e perché decide di percorrere il sentiero dei profumi? Chi è quest’uomo misterioso?
Tante piccole curiosità attendono soddisfazione e l’unico modo per sciogliere i nodi che intrecciano questa storia è leggerla, quindi chi ancora non ha letto questo romanzo, non deve far altro che seguire la scia di profumo lasciata dalle incantevoli pagine scritte da Cristina Caboni e percorrere insieme a lei il magico e misterioso sentiero dei profumi. E come sempre...  

                   Buona Lettura

lunedì 24 marzo 2014

Sophie ha un'unica certezza sopra tutte: mai accontentarsi di un amore a metà.

Buongiorno e benvenuti al...




S.O.S. la domenica sera ci ha preannunciato la fine del week end e l’arrivo di un nuovo tragico lunedì, e l’unica cosa che ci può salvare soprattutto una mattina d’inizio settimana è un buon fragrante caffè accompagnato da una zuccherosa lettura, adatta ad addolcirci la giornata in modo che tutto fili nel modo giusto, quindi ecco che arriva il vostro Caffè Letterario a soccorrervi con questa entusiasmante lettura di Stella Newman


L'amore a modo mio Editore Piemme
Sophie è una ragazza londinese sopra i trenta, piena di vita, di amici e di progetti. I dolci sono la sua passione ed è riuscita anche a farne un lavoro: si inventa dessert sempre nuovi, per stuzzicare il palato dei clienti di una grande catena di supermercati. E se sui dolci ha le idee molto chiare, lo stesso vale in fatto di uomini: mai mangiare un brownie se non è di ottima qualità; mai sposare un uomo se non lo ami davvero.
 Così, quando conosce James, non ha dubbi. Lui è brillante, divertente, e il giorno dopo le telefona subito (un segno!): è l’incontro del destino.
 Troppo bello per essere vero? Forse sì, perché, oltre a mostrarsi sempre più sfuggente, James comincia a mettere in discussione tutto di lei: quanto mangia e quanto pesa, come si veste e come si comporta. Ben presto, Sophie si ritrova non solo con il cuore a pezzi, ma anche con l’autostima sotto i piedi. Non sa più chi è, non le piace più ciò che fa, non le interessa più niente.
 Sarà dura riprendere in mano la propria vita, servirà tempo e serviranno gli amici veri. Ma Sophie, alla fine, ne uscirà più forte. E con un’unica certezza sopra tutte: mai accontentarsi di un amore a metà.

Adesso scopriamo qualcosa di più sull’autrice di questo romanzo che ci saprà far migliorare l’umore nero del lunedì, rivelando la sua dolce scioglievolezza.


 Stella Newman


Vive a Londra ed è una copywriter freelance, oltre che un’appassionata di cucina. L’amore a modo mio è il suo primo romanzo, diventato un bestseller in Gran Bretagna grazie al passaparola spontaneo delle tantissime lettrici che si sono identificate nella storia della protagonista.
 Dopo il grande successo, Stella ha già scritto vari romanzi, che ancora non sono stati pubblicati in Italia: Pearl Shaped; The perfect escape; Left Overs. Intanto, continua a curare i suoi blog, dove parla di cibo, scrittura e ristoranti: www.stellanewmansblog.blogspot.com 
Come sarà questa sfiziosa storia? Scopriamolo, iniziando a sciogliere in bocca questa deliziosa lettura, accompagnandola con il nostro amato caffè.
Due ragazze entrano in un caffè. No, non è l’inizio di una barzelletta. Io sono quella a sinistra, con il vestito estivo a pois bianchi e neri decisamente fuori stagione. È il febbraio più nevoso degli ultimi trentotto anni ma io sono tornata da tre giorni dopo un mese a Buenos Aires, non voglio sprecare questa bella abbronzatura. Un mese a Buenos Aires... Fantastico, vero? Okay, un mese a Buenos Aires in una pensione d sei sterline a notte nel barrio Boedo (immaginatevi il quartiere di Kilbern a Londra con il novantotto per cento di umidità). Niente aria condizionata, niente lampadari, docce in comune. Ho trentatré anni, guadagno bene. Non mi piace condividere le docce, men che meno con diciottenni austriache convinte che Wiener Blut sia il più bel disco di Falco. Viennesi a parte, Laura e io ci siamo divertite un sacco. Laura è quella sula destra. Amica del cuore, tosta, del Nord. Indossa un dolcevita e un berretto di lana. Insieme siamo ridicole, ma non ci interessa. È una di quelle serate. Sarà per come siamo vestite, per l’abbronzatura, oppure per la voglia di compagnia che c’è a Londra in un nevoso venerdì sera, fatto sta che alla fine ci ritroviamo sotto i riflettori. Un certo Rob cerca di fare colpo su di me da venti minuti. È troppo carino per i miei gusti e si vanta di conoscere il direttore del casting di Martin Scorsese. “Ti ci vedo nel ruolo della pupa di un gangster con quel vestito” dice. “E con quegli occhi verdi. Quelle curve.” Mi metto a ridere. Io sono una quarantadue con tette e culo, mentre la ragazza che ha mollato al bar a parlare con il suo amico è una di quelle a cui si possono contare le costole sotto la camicetta di seta. “Sono veri quegli occhi?” domanda. “No, sono caramelle alla menta. Tutte le mattine mi coloro le iridi in base alle scarpe” rispondo. “Mi piaci” dice lui ammiccando. “La tua ragazza sembra un po’ stufa” osserva Laura. “È con il mio amico” ribatte Rob, giocherellando con l’orologio. “Volete qualcosa dal bere? Altri due Margarita?” Si allontana per  andare al bar. Non fa in tempo a tornare che il suo amico, meno carino e molto più il mio tipo, ci raggiunge.  “Certo che non perde tempo...” mi sussurra Laura. Io resto eppure in silenzio. Guardo l’amico di Rob e ho una sensazione strana eppure familiare: sta per succedere qualcosa. “Perché parli con Rob?” mi chiede il tizio con un sorriso. “Si vede  che non ti piace.”  “La cosa non ti riguarda. Io ti piaccio?” Mi fissa per un istante “Si.” “Allora parla tu con me. Come ti chiami?” “James.” “James come?” “James Stephans.” “Oh, che ragazza colta.” “Per niente. Mia nonna cita spesso una sua poesia.”  “Una poesia d’amore?”  “Si, parla di un uomo che strangola la moglie troppo soffocante.”  Lui scoppia a ridere. “Vedo che sei un tipo sveglio. E appassionato. Te lo leggo negli occhi. Non perdere tempo con Rob, perdilo con me.” Ed è quello che ho fatto. Ho chiacchierato con lui, ho ballato il tango intorno al bancone dl bar, ho bevuto tre Margarita e a fine serata gli ho dato il mio numero. Mi chiama quando ha detto che lo farà, cioè il giorno dopo. Allora perché mi sento tanto riconoscente? Forse perché, nell’universo degli incontri casuali, gli uomini lo fanno troppo raramente. “Mi piacerebbe rivederti” dice. “Va bene.”  “Per domani devo partire e  starò via per due settimane.”  “Oh.” “È per lavoro. Viaggio molto.”  “Dove vai?” “In Cina.”  “Che lavoro fai?”  Mi ero immaginata che fosse un imprenditore immobiliare di lusso, o che si occupasse di magazzinaggio.
È un tipo molto virile, massiccio, un po’ rude, e la camicia che portava ieri sera non gli si addiceva. “Ti metterai a ridere.”  “Sei un clown famoso?”  “No. Vendo calzini.”  “In un negozio?”  “Più o meno.”  “Tutti hanno bisogno di calzini” osservo. “Almeno due paia. Quando torno vorrei invitarti fuori a cena.”  “Perfetto. Adoro i ristoranti.”  “Ti piace mangiare?” “Stai scherzando? Lo faccio in continuazione.”  “Non sei una di quelle che ordina solo un’insalata? Mi sembri piuttosto  magra.” “Credo che tu abbia visto male.”  Ho le braccia sottili e la vita stretta, una combinazione che inganna molti. “Bene. Conosco già il posto perfetto. Ci sentiamo tra due settimane.” Lavoro in un palazzo di vetro di dodici piani a Soho. Fino a sei mesi fa avevo uno dei lavori e uno dei capi migliori del mondo. Sono una sviluppatrice di budini per Fletchers, una delle principali catene di supermercati del paese. Un tempo ero alle dipendenze di un genio di nome Maggie Bainbridge. Non era mai scesa a compromessi sulla qualità e aveva più palle di tutti gli uomini là dento messi insieme. Sei mesi fa ha dato le dimissioni dopo che la direzione aveva licenziato in tronco un gruppo dei nostri migliori talenti per sostituirli con un branco di ragionieri interessati esclusivamente a far quadrare i conti. Persino il rotolo di carta igienica è stato rimpiazzato da quella cartaccia anni Ottanta che va sfilata da una scatola di cartone. Maggie ha aperto una società uninominale che produce brownie, la Happy Tuesday. Siamo ancora in contatto, però sento la sua mancanza e sogno a occhi aperti di andarmene via e tornare a lavorare con lei. E così continuo a d avere un ottimo lavoro, ma non ho più un ottimo capo. Decisamente no. Adesso ho Devron. ... Due settimane dopo, James mi telefona dall’aeroporto di Pechino. “Ti ricordi di me?”  “La scuola per clown ha chiuso per le vacanze estive?”  “Dovresti vedere che cosa sono capace di fare con tre bacchette e uno scorpione.”  “Sinceramente non ci tengo. Comunque, che cosa posso fare per te?”  “Dimmi che sei libera per andare a mangiare un piatto di spaghetti.” Il mio piatto preferito. “Mercoledì della settimana prossima?”  “Troppo tempo. Voglio vederti prima.” Allora avresti dovuto chiamarmi prima. “Mi spiace.”   “Che hai da fare?”   “Un sacco di cose. Facciamo mercoledì, allora?”  “Okay. Ti telefonerò tra qualche giorno per proporti un piano. Ora devo andare, stanno chiamando il mio volo.” Sedevo vedrmi con James alle otto, ho bisogno di almeno due ore per prepararmi, il che significa uscire dall’ufficio prima. non è un problema se Devron è impegnato in una delle sue interminabili riunioni o se è al telefono con la sua fidanzata poco più che maggiorenne o se Janelle non è al suo posto. Janelle è la segretariarottweiler di Devon. ... Sono fortunata in giro non c’è nessuno dei due, così mi fiondo fuori dalla porta e salto su un taxi. Casa mia è un edificio residenziale di Little Venice. Fuorviante. Quando sento la parola “residenziale”, mi immagino una dimora sontuosa con una scala di rappresentanza e non un bilocale al quinto piano senza ascensore. ... Dopo sei mesi, sono la ragazza a più basso mantenimento di tutto il pianeta, ma il primo appuntamento è il primo appuntamento e ho aspettato tre settimane per vedere quest’uomo; sarò assolutamente al massimo. Ho una chioma di capelli castani naturalmente mossi. Il trucco è leggero e, per una volta, non mi taglio passandomi il rasoio sulle gambe. ... scarpe tacco dieci. ... Ho un vestito fantastico, aderente e scollato fino alla vita poi morbido e sciolto, di una sfumatura di rosso scuro che mette in risalto il verde di miei occhi. ... Sono follemente nervosa e trepidante. ...
He... he... he... come andrà il tanto atteso appuntamento della nostra gattina dagli occhi verdi? Come sarà James? Rimarrà incantato dal fascino della nostra Sophie o ci saranno nuovi risvolti?
Scopriamolo leggendo questa dolcissima storia che ci delizierà come la deliziosa crema dei fantastici budini ideati dalla nostra protagonista. Sophie.

martedì 18 marzo 2014

Nella città più romantica del mondo, a volte basta un caffè per farti innamorare.

Buongiorno miei carissimi lettori e viandanti sperduti.
Caffè Letterario

     Come ogni mattina, quello che non può assolutamente mancare è il nostro amato e insostituibile caffè, e per degli appassionati lettori come noi, non c’è nulla di meglio che accompagnare questo sacro rito mattutino con una bella lettura, quindi ecco che arriva la nostra amata rubrica “Caffe Letterario”, che in questo appuntamento vi propone un italianissimo libro, scritto da un barista d’eccezione, che i nostri amici romani sicuramente conoscono, perché gestisce un bar vicino alla stazione romana, che neanche a dirlo, prepara un caffè eccezionale, ideale per tutti noi poveri lottatori del mattino. Parlo di Diego Galdino e il suo libro è:  “Il primo caffè del mattino”,
Come potete immaginare il legante che unisce i protagonisti di questo  romantico romanzo è il  Caffe, e la storia lo riguarda da vicino, visto che si è ispirato a se stesso, un barista, che prepara fragranti caffè ogni mattina, per coloro che arrivano, partono e tornano. E se un giorno entra una ragazza speciale? E il povero barista rimane folgorato da un fulmine a ciel sereno? Allora eccoci tra le bellissime pagine del romanzo...
IL PRIMO CAFFÈ DEL MATTINO
DIEGO GALDINO
Massimo ha poco più di trent'anni, è il proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma e non si è mai innamorato davvero. In fin dei conti sta bene anche da solo, continua a ripetersi. Fino al giorno in cui una ragazza con le lentiggini, gli occhi verdi e l'aria sperduta di una turista straniera entra improvvisamente nel bar, e Massimo rimane folgorato. Il problema è che non riesce a farsi capire in nessuna lingua, e nel giro di cinque minuti lei se ne va spazientita, lasciandolo con qualcosa di molto simile a un cuore spezzato. Ma tornerà presto, perché un segreto inconfessabile la lega proprio al bar di Massimo. Che potrà così corteggiarla con le armi che conosce meglio: caffè, cappuccini e il fascino di Roma.
Dopo una presentazione, l’ideale è sedersi e stringere i rapporti, magari davanti a un ottimo caffè, quindi, accomodatevi e godetevi il vostro caffè insieme a Il primo caffè del mattino.
Prologo
Mia cara,
non posso dirti quel che sarà e non posso chiederti di capire. Posso però provare a spiegarti perché ho preso questa decisione. Ci sono momenti nei quali è necessario un  sacrificio. So che tu non mi abbandoneresti mai e proprio per questo devo andarmene, per permetterti di vivere una vita migliore. Con me non saresti mai libera, senza di me lo sarai. Lo so che ho promesso che avrei vegliato su di te ma puoi stare certa che non ti perderò di vista nemmeno per un istante.
Non ho rimpianti perché so che malgrado tutto continueremo a stare insieme e saremo ancora invincibili come il tè nero alle rose.
Non ti dico addio perché sarò sempre al tuo fianco.
M.
C’era un silenzio irreale per la quantità di gente. Ognuno misurava le parole, i gesti e persino i sospiri. Solo il muratore si muoveva rapido: un piccolo strato di malta un mattone e così via fino a comporre una fila poi con lo scalpello spezzava l’ultimo mattone per renderlo della dimensione giusta e con la cazzuola rimuoveva il materiale in eccesso. Mai muratore fu osservato tanto intensamente, quasi fosse il sacerdote dell’ultima cerimonia. In pochi minuti la bara sparì dalla vista e il loculo fu chiuso del tutto. Per la lapide definitiva bisognava aspettare ancora un po’, ma bastava quella paretina a segnare un deciso confine tra il mondo di qua e quello di là. Qual è il senso? si domandava Massimo. I soliti interrogativi di fronte alla morte, che a raccontarli sembrano banali, ma al momento giusto ti esplodono nella testa e ti proiettano in un mondo buio pesto, senza nemmeno un punto di riferimento (era per questo che Massimo di notte si teneva accesa una di quelle lucine che s’infilano nella presa, non era paura del buio, era paura di perdersi). Quelli delle pompe funebri se ne andarono, Massimo li salutò borbottando qualcosa di incomprensibile a cui loro risposero borbottando qualcosa di incomprensibile a cui loro risposero borbottando qualcosa di altrettanto incomprensibile. La piccola folla pietrificata si mise lentamente in moto. A uno a uno si avvicinavano sul viale di ghiaia. Naturalmente oltre che amici erano tutti frequentatori abituali del bar Tiberi. “Se ne vanno sempre i migliori”, fece Tonino il meccanico (caffè lungo). “Eh già, e a noi ce tocca resta’!” continuò Pino il parrucchiere (caffè in vetro). Anche Luigi il falegname (caffè corretto sambuca) aveva da dire la sua: “Il femore, mannaggia allui! Come la mia povera mamma, riposi in pace”. Via via passarono Lino (caffè al ginseng) con l’inseparabile cane Junior, Alfredo il fornaio (caffè al vetro schiumato), Gino il macellaio (caffè al vetro macchiato caldo) e Rina la fioraia (caffè al vetro con bicchiere d’acqua). Dario (caffè ristrettissimo in tazza bollente), che aiutava Massimo al bar, chiuse la processione. “Ti aspetto alla macchina”, disse, lui che con e formalità non ci sapeva troppo fare. “Sì”, gli rispose Massimo, che fino ad allora si era limitato a ricambiare le pacche ricevute “ah e di’ a tutti di venire stasera prima dell’orario di chiusura: beviamo qualcosa alla sua!”. ... Era un giorno d’estate come tanti, e la timida brezza dell’alba funzionava a difesa dall’afa e dalla calura... Successe quel mattino. Il suo arrivo fu come un fulmine a ciel sereno. Ma non si può nemmeno dire che ci sia stato il tempo di prepararsi. Diciamo che fu come una nevicata quando guardi con il naso all’insù: i fiocchi sembrano danzare indecisi sul da farsi e riempiono il cielo quasi fossero sospesi, ma in realtà ti arrivano addosso velocissimi e se non ci stai attento ti sommergono e ti entrano nel colletto. Era metà mattina; passata l’ondata di clienti che andavano a lavorare e ancora lontana la pausa pranzo, il bar Tiberi languiva pigramente con i suoi clienti fissi. ... Quel giorno Massimo se ne stava con i gomiti appoggiati al bancone e il mento fra le mani a osservare la piazza assolata oltre la vetrina. Fu allora che la notò. Era là, seduta vicino alla fontana, che beveva avidamente da un thermos. Poi Massimo la vide attraversare la piazza seguendo una linea obliqua, e tornare alla fontana come un nuotatore stravolto che trova finalmente una boa alla quale aggrapparsi per riprendere fiato... Poi la ragazza si alzò, la gonna leggera che ondeggiava lievemente, la borsa di cuoio un po’ malandata a tracolla e una valigia in mano, lo sguardo curioso e un po’ spaventato, e l’andatura incerta di chi non sa dove andare. Così, un passo dopo l’altro, la ragazza scomparve dal campo visivo di Massimo. Erano bastati quei pochi istanti perché l’immagine di quella ragazza alta e magra vestita di rosso, con i capelli chiari e mossi e la frangetta, gli si scolpisse in testa. Non che osservare i passanti, fantasticare sulle loro vite, fosse una novità, ma quella ragazza aveva qualcosa di diverso, e lui stesso si sorprese del modo in cui gli era impressa nella mente. Per questo gli venne un colpo quando, quando, improvvisamente, la vide riapparire sulla soglia del locale, come se fossero i stati i suoi pensieri ad attirarla lì. Da vicino era ancora più bella (dettaglio non banale: ci sono tante ragazze belle da lontano che poi si rivelano bruttine da vicino). Ma bella poi cosa vuol dire, pensava Massimo, ci sono tipi di bellezza diversi... lei era una di quelle da scoprire. Non una fotomodella algida e altezzosa né una sinuosa orientale né tantomeno una procace mediterranea, ma un tesoro racchiuso dietro di un paio di occhio verdi e di una manciata di lentiggini. E con quel vestitino leggero da viaggio, quasi da ragazzina, che non metteva in risalto le sue qualità, ma le lasciava immaginare.. C’era qualcosa di ulteriormente intrigante in questo, a ben vedere. Massimo lasciò il bancone per raggiungere la nuova cliente che nel frattempo, dopo aver posato per terra la valigia, si era accompagnata, se non quasi nascosta, a un tavolino isolato. “Cosa desidera?” le chiese Massimo, Maledizione, non potevo dirle qualcosa di più carino prima? tipo “buongiorno” o “benvenuta”? Invece niente, gli era uscita solo quella stupida domanda formale. Lei arrossì leggermente e rimase in silenzio, poi con la mano sinistra iniziò a giocherellare con un ciuffo di capelli a metà strada tra l’orecchio e la tempia. Sarà straniera, pensò lui, e si sforzo di tirar fuori quel poco di inglese che masticava (ma, si sa, gli italiani sono talmente bravi a farsi capire che non hanno troppo bisogno, dell’inglese). “Dunque... Can I help you? Do you want something to drink? Maybe a coffee?” Ovviamente tutto il bar si era azzittito e osservava la scena. “Désolée, non parlo bene italiano”, disse lei, con un fortissimo accento francese.
“E non sei l’unica!” fece Tonino il meccanico, che oggi evidentemente non aveva granché da fare ed era già alla terza pausa. Ci fu una risata generale e l’espressione sperduta negli occhi della ragazza mutò impercettibilmente. Si vedeva che lottava la timidezza, e il viso lentigginoso si coprì di un leggero, dolcissimo rossore. “Vous avez la carte?” domandò la francese con un filo di voce... La ragazza abbassò gli occhi e provò a esprimersi meglio: “Menù?” chiese con un tono così insicuro che Massimo dovette ricacciare indietro il sorriso idiota che, lo sentiva, stava per spuntargli sul viso... La ragazza lo guardò negli occhi con un’espressione indefinibile, per quello che sembrò a Massimo un tempo indefinito e brevissimo, poi sospirò e fece la sua ordinazione: Un thé noir de rose...”  Massimo rimase spiazzato: “Tè nero alle rose? Ehm, temo che... temo che non l’abbiamo! Dario? Tè nero alle rose?” Dario allargò le braccia e storse la bocca. Tonino non riuscì a esimersi da un altro intervento s sproposito: “Tè nero alle rose! Può essere un’idea: trasformi il bar in un ospizio e servi il tè a tutti i vecchietti del rione. Che ce stanno tanti!” “Ma de che?” intervenne Dario. “I vecchi de Trastevere col tè alle rose non ce sciacquano manco i piatti!”... Fatto sta che lei, che con tutta probabilità non aveva capito nulla dell’intero scambio, ma forse proprio per questo doveva essersi sentita quantomeno presa in giro, si voltò indietro verso la sala, e poi tornò a posare gli occhi su Massimo. Come Giulio Cesare. Proprio così lo guardò. Massimo ci avrebbe ripensato in seguito, e si sarebbe detto che sì, senza dubbio l’imperatore doveva aver avuto la stessa espressione dipinta sul volto quando riconobbe il figliastro tra i suoi assassini...
E ora cosa succederà? Come si comporterà la deliziosa francesina entrata come un fulmine a ciel sereno nel cuore del povero Massimo? E come si evolverà la loro storia visto il pericoloso temporale che ha portato questo fulmineo incontro? E chi è M.?  Scopriamo tutti questi intricanti dettagli leggendo questo romanzo che ci ricorda come nel bellissimo film “Vacanze romane”, come la nostra meravigliosa capitale può essere considerata “la città dell’amore”, e in fondo la protagonista di questo romanzo, può ricordare con la sua delicata e dolce posa l’immortale attrice Audrey Hepburn. Ma chissà se Massimo riuscirà a vestire bene i panni del celebre Gregory Peck. Chissà, magari troviamo anche la mitica "vespa”!?  Beh! a questo punto non mi resta che augurarvi...
Buona Lettura

martedì 11 marzo 2014

“Happiness is a cup of coffee and a really good book”

Buongiorno e...
            Benvenuti tra le mie pagine...
Caffè Letterario
   La settimana è già cominciata, ma il caffè la mattina è sacro, e come sappiamo bene, la felicità è... bere un coffee accompagnato dalla lettura di un bel libro, allora niente sembra più azzeccato di questo romanzo della scrittrice francese  Agnes Martin-Lugand,  “La gente felice legge e beve caffè, edito dalla Sperling & Kupfer.
Se ci si ferma al titolo, ci si immagina subito una storia felice e ricca di sorprese e se ci accostiamo a questo romanzo con questa idea, rischiamo una profonda delusione, perché in realtà questa è una storia profonda, che non ha nulla gioioso, ma come in una  delle scene iniziali del  "Film Blu" del regista polacco Krzysztof
 Kieślowski, dove in una idilliaca intro, ricca di risate felici e corsa mattutina fuori casa, una donna, si ritrova immersa in un profondo dolore, nato dalla perdita delle persone che più ama al mondo, che ha visto uscire e mai più rientrare, suo marito Colin e la sua bambina di cinque anni Clara. Una scomparsa prematura, che sconvolge la nostra protagonista, tanto da farla vivere in una specie di limbo per un anno intero, durante il quale vegeta nel ricordo forzato, fino a quando non prende l’atlante e cerca il Paese che suo marito desiderava visitare, l’Irlanda. Fatto questo,  punta il dito su una località a caso e decise che quella sarà la sua prossima meta. Il luogo che il fato ha deciso per lei è Mulranny, una località sperduta lungo la riva del mare, dove regnano una natura incontaminata e un tempo che ti fa scappare a gambe levate, però è qui che Diane si ritrova come vicino di cottage, Edward, un bel tenebroso, dal carattere burbero e a dir poco insopportabile. Ma questa forzata vicinanza, sarà quella che aiuterà a cicatrizzare la profonda ferita nel cuore della nostra protagonista, facendole considerare l’idea, che in fondo la vita continua e nonostante tutto si può ancora essere felici. E nonostante la mitica frase che fa da titolo a questa storia e al caffè letterario che la nostra Diane gestisce insieme al fedele amico Félix, questo romanzo non è una storia felice, ma il percorso di una donna, verso la felicità. Vi chiederete: “Perché leggerlo se poi dobbiamo deprimerci?” Beh! io direi che esistono molte ragioni, non solo perché si legge in un fiato, ma perché è una storia che aiuta a curare il dolore, dato che ci fa comprendere come dopo la tempesta torna il sereno, in fondo la vita continua e finché c’è vita c’è speranza e l’amore ritorna sempre come la felicità che si prova leggendo e bevendo caffè.
Non dobbiamo stupirci se leggendo questo romanzo abbiamo la sensazione di essere catapultati dentro la psicologia della nostra protagonista, perché l’autrice di questa emozionante storia Agnès Martin-Lugand,  è niente poco di meno che una psicologa, che ha scoperto la sua vocazione letteraria e ha deciso che la penna è il suo mestiere, ma di certo non dimentica la fonte delle sue conoscenze, che si adattano meravigliosamente allo sviluppo dei personaggi, che dimostrano di avere un io molto profondo e ben strutturato.
Quindi, una lettura sicuramente adatta al nostro CAFFÈ LETTERARIO.  Visto che “Happiness is a cup of coffee and a really good book”, vi lascio con questa emozionante degustazione.
“Mamma, dai ti prego!”
“Clara, ho detto di no.”
“Colin, non scherzare. Se Clara viene con te, voi due ve ne andrete chissà dove, e partiremo per le vacanze fra tre giorni.”
“Vieni anche tu, così ci tieni d’occhio!”
“Neanche per sogno, hai visto quante cose ho da fare?”
“Ecco perché Clara dve fare un giro come ne, per farti stare tranquilla.”
“Per favore, mamma!”
“E va bene. Adesso fuori! Non voglio più vedervi.”
Erano usciti schiamazzando per le scale. E poi mi hanno raccontato che stavano ancora facendo i buffoni, in macchina, quando il camion li ha centrati. Mi sono detta che sonno morti ridendo. Mi sono detta che avrei voluto essere con loro. E per un anno intero mi sono ripetuta tutti i giorni che avrei preferito morire con loro. Ma il mio cuore continuava a battere con ostinazione. E mi teneva in vita. per mia disgrazia.
Sdraiata sul divano, stavo fisando le volute di fumo della mia sigaretta, quando la porta d’ingresso si aprì. Félix ormai piombava da me quando gli pareva, o quasi. Veniva tutti i giorni. Pessima idea lasciargli il doppione delle chiavi! Mi fece spaventare, e la cenere finì sul pigiama. La soffiai via e scivolò a terra. Per non vederlo mettersi a riordinare, come al solito, me ne andai dritta in cucina a rifare il pieno di caffeina. Quando tornai, non era cambiato niente. I posacenere erano ancora stracolmi, le tazze vuote, le confezioni del take-away e le bottiglie ancora sparse sul tavolino. Félix era seduto, con le gambe accavallate, e mi fissava. La sua aria così seria mi sconcertò per una frazione di secondo, ma quello che mi sorprese fu il suo abbigliamento. Perché era in giacca e cravatta? Che ne era dei suoi immancabili jeans strappati e delle sue T-shirt attillate?  - “Dove vai così elegante? A un matrimonio o a un funerale?” - “Che ore sono?”  - “La tua non è una risposta, e io me ne fregio dell’ora. Ti sei messo in tiro per rimorchiare un golden-boy?”  - “Magari. Sono le due. E tu devi andare a lavarti e vestirti. Non puoi venire conciata così.”  - “Venire dove?”  -“Datti una mossa. I tuoi genitori e quelli di Colin ci aspettano. Dobbiamo essere lì tra un’ora.” Il mio corpo fiu scosso da un brivido, le mani iniziarono a tremare, la rabbia mi montò dentro.  - “Al cimitero non ci metto piede. Chiaro?”  - “Fallo per loro”, mi disse con dolcezza.  – “È importante che tu ci sia. Oggi devi, è l’anniversario, tutti ti saranno vicini.”  - “ Io non voglio la vicinanza di nessuno. mi rifiuto di partecipare a una cerimonia tanto insulsa. Credi che abbia voglia di celebrare la loro morte?”  La voce mi spezzò dentro, e le prime lacrime della giornata cominciarono a scendere. La vista mi si annebbiò e scorsi Félix alzarsi e venire verso di me. Mi abbracciò e m strinse al petto.  – “Diane, devi andarci. Pensa a loro, ti prego.” Lo respinsi bruscamente.  – “Ti ho detto di no, non mi hai sentito? Vattene!” urlai, notando che cercava di avvicinarsi di nuovo. Andai di corsa in camera mia. Nonostante mi tremassero le mani, riuscii a chiudermi dentro a doppia mandata. Mi accasciai la schiena contro lo stipite, le gambe piegate contro il petto. Il silenzio che aveva invaso l’appartamento fu rotto dal sospiro di Félix. –Ripasso stasera.”  - “Non voglio più vederti.” – “Fa’ almeno lo sforzo di lavarti, sennò ti ficcherò io sotto la doccia.” I suoi passi si allontanarono, e la porta sbattuta mi fece capire che se n’era finalmente andato. Rimasi con la testa tra le ginocchia, per alcuni lunghi minuti, prima di trovare la forza di sollevare lo sguardo. Gattonai fino al letto, faticosamente. Salii sopra e mi avvolsi nelle coperte. Il mio naso, come accadeva ogni volta che mi rifugiavo lì, cercava il profumo di Colin. Alla lunga era sparito, eppure non avevo cambiato le lenzuola. Volevo sentirlo di nuovo. Volevo cancellare l’odore dell’ospedale, della morte che gli aveva impregnato la pelle l’ultima volta che avevo avvicinato il viso al suo collo. Volevo dormire, il sonno concilia l’oblio. Un anno prima, quando era arrivata al pronto soccorso accompagnata da Félix, mi avevano detto che era troppo tardi, che mia figlia era morta in ambulanza. I medici mi avevano lasciato giusto il tempo di vomitare prima di comunicarmi che per Colin era questione di minuti, o al massimo di un paio d’ore. Se volevo salutarlo per l’ultima volta, dovevo farlo subito. Avrei voluto urlare, gridare a tutti loro che erano dei gran bugiardi, ma non ci riuscivo. Ero sprofondata in un incubo, e speravo in tutti i modi di risvegliarmi. Un’infermiera ci aveva guidati verso la stanza dove c’era mio marito. Ogni parola, ogni gesto che si sarebbe svolto lì dentro mi restò impresso nella memoria. Lui era lì, disteso su un letto, collegato a un mucchio di macchine rumorose, lampeggianti. ...  Aveva sollevato una mano per posarmela sulla guancia.  - “Su amore”, mi aveva consolato. - “Cerca di calmarti, hai sentito Félix: Clara ha bisogno di te.” Non avevo trovato il modo di sfuggire ai suoi occhi colmi di speranza sulle sorti di nostra figlia.  – “E tu?” ero riuscita ad articolare.  – “È lei che conta”, mi aveva risposto, asciugandomi una lacrima. I miei singhiozzi erano diventati più forti mentre appoggiavo il viso sul palmo ancora caldo. Lui c’era ancora, e io a quell’ “ancora” mi aggrappavo. – “Colin, non voglio perderti”, avevo mormorato. “Non sei sola, hai Clara, e Félix si prenderà cura di voi.” Avevo scosso la testa, senza osare guardarlo. – “Amore mio, andrà tutto bene, devi essere coraggiosa, per nostra figlia...” La sua voce si era spenta di colpo, io avevo alzato gli occhi in pred al panico. Sembrava sfinito. Aveva esaurito le sue ultime energie per me, come sempre. Mi ero chinata su di lui per abbracciarlo, Colin aveva ricambiato con quel poco di vita che gli restava. Poi mi ero sdraiata accanto a lui, l’avevo aiutato ad appoggiare la testa su di me. Finché era tra le mie braccia non poteva lasciarmi. Mi aveva sussurrato per l’ultima volta che mi amava. Avevo avuto giusto il tempo di rispondergli prima che si addormentasse serenamente. Ero rimasta in quella posizione diverse ore stringendolo, cullandolo, abbracciandolo, respirandolo. ... Oggi come da un anno a questa parte, il silenzio regnava nel nostro appartamento. Niente più musica, niente più risate, niente più voci. Le gambe mi guidarono alla camera di Clara, senza che io lo volessi. ... Non avevo toccato niente: né il piumone appallottolato, né i giocattoli sparsi ovunque, né la sua camicia da notte per terra, né il piccolo troley in cui aveva messo le bambole che avrebbe portato in vacanza. ...
La gente felice legge e beve caffè racchiude tra le sue pagine le emozioni più profonde di una donna che non ha altra scelta che accettare il proprio destino.
Consigliato a chi: ama le storie piene di speranza
Da regalare: all'amica che ha deciso di cambiare vita
Da comprare: al ritorno di un viaggio in Irlanda
Da leggere bevendo: caffè.  
Quindi...  Scopriamo come la nostra Diane, decide che è ora di voltare pagina e come la felicità può ritornare a bussare alla porta, continuiamo a leggere questo romanzo e codiamoci la vera felicità, una bella e emozionante lettura e una fragrante tazza di caffè caldo.

              Buona Lettura