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venerdì 21 febbraio 2014
Stanza vuota proprio così. Adesso so che roba sono le crociate. I giovani sono una specie aliena. Non ci sostituiranno con una rivoluzione. Ci dimenticheranno e ci ignoreranno fuori d'esistenza. Il Posto delle Volpi del Deserto era soltanto uno spettacolo qualsiasi con appena la giusta sfumatura di dimostrazione. Lasciateci in pace. - “Chiamatemi semplicemente Joe” - 1979, p. 128
Parliamo di...
Benvenuti tra le mie pagine...
Il 5 febbraio 2014, è stato ricordato il centenario della nascita di
questo scrittore statunitense, William Seward Burroughs, nato a St. Louis, nel
Missouri, in un mondo di ricchezza relativa, sostenuta dai profitti della Burroughs Adding Machine Corporation.
Suo nonno, infatti è stato considerato tra gli inventori e produttori della
calcolatrice meccanica o addizionatrice. Il nostro protagonista, non ha seguito
le orme di famiglia, ma si è distinto in un altro immortale campo, quella della
letteratura, infatti, lui è stato uno dei precursori del celebre movimento
culturale americano, che si è sviluppato nel secondo dopoguerra, soprattutto
tra gli anni cinquanta principalmente negli Stati Uniti, parlo della Beat Generation.
Gli elementi centrali della cultura "Beat"
consistono nel rifiuto di norme imposte,
le innovazioni in stile, la sperimentazione delle droghe, sessualità
alternativa, l'interesse per la religione orientale, un rifiuto del
materialismo e rappresentazioni esplicite della condizione umana. In pratica,
la Beat Generation è quella che ha ispirato il titolo del celebre film di James
Dean, da cui ha preso il nome di “Gioventù Bruciata”.
Carl Solomon, Patti Smith, Allen Ginsberg e William
Burroughs
I fondatori di questo movimento sono
stati, Carl Solomon, Patti Smith, Allen
Ginsberg e William Burroughs , che hanno influenzato considerevolmente la
cultura popolare e la letteratura. Burroughs ha scritto diciotto romanzi, sei
raccolte di racconti e quattro raccolte di versi. Inoltre, ci sono cinque
pubblicazioni, che raccolgono interviste o corrispondenze. William, era un eccentrico,
anticonformista, e non è stato esattamente un modello di virtù, infatti fino
alla fine ha mantenuto fede ai proclami della sua gioventù bruciata. Amava
essere al centro dell’attenzione infatti, apparve in vari film, e ha collaborato
con numerosi musicisti e performer. Immortale è stata la sua partecipazione al
videoclip Last
Night on Earth degli U2, dove compare nella scena finale, mentre chiude gli occhi. Il videoclip è stato girato pochi giorni prima
della sua morte, sopraggiunta a causa di un fatale attacco cardiaco.
Ha cominciato a scrivere i primi versi in età adolescenziale e nonostante la sua vita ribelle,
è stato uno studente
eccellente, di fatto nel 1932, è entrato alla Harvard University, laureandosi in Inglese, e in antropologia,
come specializzazione. Più tardi, è entrato in una scuola di medicina, a
Vienna. Dopo essere stato scartato dall'esercito e dalla marina militare nel
1942, è diventato schiavo della droga, un problema che l' ha accompagnato per
il resto della sua vita, influenzando molto anche i suoi scritti che di fatto, sono semi
autobiografici, e parlano delle sue esperienze con la droga, che ha vissuto per il mondo, da
Città del Messico, Londra, Parigi, Berlino, nel Sud America e a Tangeri in
Marocco. Quando si è trasferito a New York nel 1943, è diventato amico di Allen
Ginsberg e Jack Kerouac, con cui ha formato il nucleo centrale del movimento
conosciuto come Beat Generation.
William Burroughs, ha raggiunto la celebrità
grazie al suo primo romanzo, La scimmia sulla schiena, che è stato pubblicato
nel 1953 ottenendo un successo clamoroso, che l’ha reso uno degli scrittori più
famosi del tempo. Il suo lavoro più importante è senza ombra di dubbio, Il Pasto Nudo, che ha raggiunto le
stampe per la prima volta in Francia nel 1959. Uno scritto controverso che è
stato il primo volume di una tetralogia, conosciuta come The Nova Trilogy (1961–64), la leggendaria epopea di prosa da incubo.
“A naked lunch is
natural to us
We eat reality
sandwiches.
But allegories are so
much lettuce.
Don't hide the
madness.” Allen Ginsberg
Parlando di questo romanzo, Norman Mailer, aveva affermato che William
Burroughs, ha rivelato di essere “l’unico
romanziere americano vivente a cui si possa plausibilmente attribuire genio”.
Scavando nelle proprie ferite con l’acume della paranoia e un’acrobatica
inventiva stilistica, in Pasto nudo Burroughs disegna, sfrontato e perentorio,
un ritratto dell’America all’acido fenico. Si tratta di un libro con frasi apparentemente
senza senso e scollegate tra loro, ma in realtà, il filo conduttore dell'opera
è il controllo sulle menti che lo Stato può attuare sugli individui (in questo
libro infatti si immaginano due Stati, Anexia
e Terra Libera, con diversi gradi di
controllo sulla mente umana) e la telepatia quale strumento per sfuggire al
controllo e alla censura attuata sulle menti umane. Questo libro come sapete è
stato pubblicato inizialmente in Francia, a causa delle leggi statunitensi sull’oscenità
che hanno impedito la pubblicazione nel Paese di origine del nostro autore. Il
libro non viene pubblicato in America fino al 1962, però a Boston era stata subito
bloccata la pubblicazione a causa delle oscenità, e l’abrogazione del divieto è
avvenuta solo nel 1966, con la conclusione del processo su Naked Lunch, dove le
menzioni fatte nel libro sull’ infanticidio e gli atti di pedofilia, non sono
state considerate oscenità, ma ha una realtà sociale. Questo processo ha
rappresentato l'ultima più significativa accusa per oscenità, che interessa la
letteratura americana. Sono stati coinvolti in questa lotta anche Allen
Ginsberg e Norman Mailer, che con la vittoria nel processo, hanno riportato una
grande vittoria per la libertà di parola e delle arti.
Curiosità
Il titolo di questo romanzo era stato
suggerito da Jack Kerouac, ma Allen Ginsberg, ha letto male il titolo che
originariamente era Naked Lust, e l’ha
trasformato in Naked Lunch, e alla fine in ricordo di questo divertente errore è rimasto così.
Vi lascio con un breve estratto di Pasto nudo:
Sento sul collo il fiato caldo della Legge, li sento
che fanno le loro mosse, piazzano pupe diaboliche come informatori e
canticchiano davanti al cucchiaino e al contagocce che butto via alla fermata
di Washington Square, salto un cancelletto girevole, scendo a precipizio due
rampe di scale di ferro, prendo la metropolitana in direzione uptown...
martedì 19 novembre 2013
“Quando dico di approfittare della nostra libertà non voglio dire partecipare alle dimostrazioni o ai partiti politici e così via, che sono solo una parte del processo democratico, ma anche esaminare le idee, da qualunque parte provengano, per vedere come possano utilmente contribuire alla nostra vita e a quella delle società in cui viviamo”. Doris Lessing
Parliamo di...
Doris May Tayler famosa con
il nome di Doris Lessing, è morta alla
veneranda età di 94 anni nella sera di questo 17 novembre. Questa scrittrice che
ha ottenuto la cittadinanza britannica ha vinto il premio Nobel per la
letteratura nel 2007, con la seguente motivazione: “cantrice dell’esperienza femminile che con scetticismo, passione
e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa”.
Ma chi era in realtà Doris
Lessing?
Oltre alle notizie che un po’ tutti sappiamo, come che è
nata in Iran, e cresciuta in Zimbabwe, per poi trasferirsi a Londra. Doris Lessing è stata una scrittrice e
soprattutto una donna molto forte, determinata, sempre impegnata socialmente, si
è opposta fermamente alla polita di Bush e involontariamente
è stata considerata una bandiera del femminismo mondiale. Si è conquistata il
Premio Nobel per la letteratura solo nel 2007, grazie sicuramente al libro che nel
1962 gli ha donato un enorme notorietà e fatto grande clamore al momento della
sua comparsa nel mondo letterario.
"Gli uomini ogni
volta mettono un tale impegno, nel farti sentire una puttana, e naturalmente un
impegno del tutto inconscio, ed è qui che essi vincono."
Il taccuino d'oro, racconta l'epopea intima e sociale di una giovane donna che cerca di non
soccombere all'ipocrisia del suo tempo e conquistare la libertà. Doris Lessing in
questo libro parla apertamente della condizione femminile, rivelando dettagli
che all'epoca erano stati considerati tanto scabrosi da ritardare di oltre un
decennio la pubblicazione in vari paesi d'Europa. Ecco un estratto da questo
libro:
Anna
incontra l’amica Molly nell’estate del 1957, dopo una separazione...
Le due donne erano
sole nella casa di Londra. “Il fatto è,” disse Anna mentre l’amica tornava dal
telefono sul pianerottolo, “Il fatto è, o almeno io la vedo così, che il mondo
sta andando a pezzi.” Quando l’apparecchio cominciò a squillare stava appunto
domandando: “E allora, che novità ci sono?” Ora disse: “Era Richard. Sta venendo
qui. Pare che oggi sia il suo giorno libero da qui alla fine del mese. O almeno
così sostiene.” “Bene. Io però non me ne
vado,” disse Anna. “No, tu rimani esattamente dove sei.” ... “E probabilmente
quando mi vedrà qui se ne andrà” disse Anna allegramente, ma con una punta di
aggressività. ... “Donne libere,” disse Anna con una smorfia. E aggiunse con
una rabbia che Molly non le conosceva e che le procurò un altro sguardo rapido
e indagatore dell’amica: “Ci classificano ancora in base ai nostri rapporti con
gli uomini. Anche i migliori fanno così” ... Molly disse infine, sospirando:
“Libere. Sai, quando ero via ho pensato a noi ed ho deciso che siamo un tipo di
donne assolutamente nuovo. Dobbiamo esserlo davvero, non credi?” “Non c’è niente di nuovo sotto il sole” disse
Anna tentando l’accento tedesco. ... C’era una perfetta comprensione fra loro e
le due donne, che avevano allevato i figli senza l’aiuto di un uomo... “Il
fatto è” disse Anna, “nessuna di noi due era disposta a sposarsi solo per dare
un padre ai nostri figli. Così ora dobbiamo pagarne le conseguenze, quali che
siano. Ma perché dovrebbero essercene?”...
Nonostante sia stata eretta come bandiera del femminismo,
questa veterana scrittrice in realtà non amava l’idea di essere considerata
un’autrice femminista e lo ribadisce a una giornalista del New York Times in
un’intervista del 1982: “Ciò che le
femministe vorrebbero da me è qualcosa che loro non hanno preso in
considerazione, perché viene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone.
Quello che veramente chiedono è che dicessi: sorelle, starò al vostro fianco
nella lotta verso il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più.
Veramente vogliono che si facciano affermazioni tanto semplificate sugli uomini
e sulle donne? In effetti, lo vogliono davvero. Sono arrivata con grande
tristezza a questa conclusione». Colsero meglio la sua vicinanza
anti-ideologica alle donne gli
accademici di Svezia che la premiarono come «cantrice dell’esperienza femminile
che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una
civiltà divisa”.
Doris Lessing, è stata una scrittrice
che potremmo definire versatile per la varietà dei generi letterari in cui si è
cimentata, variando da storie fantascientifiche, a romanzi e racconti legati
all'Africa e soprattutto, alla propria esperienza.
Questa sua versatilità, si può distinguere in tre momenti
letterari che sono stati considerati: Il comunismo (1944-1956), quando
scrive in modo radicale su temi sociali, Il tema psicologico, racchiuso nel
periodo che va dal 1956-1969 e il Sufismo che viene esplorato nella
serie
di Canopus in Argo, dove questa immortale scrittrice, attraversa una
forma di ricerca interiore dello spirito e che possiamo ritrovare dentro i suoi
romanzi fantascientifici, che viaggiano su
ispirazione di J.G. Ballard, seguendo lo stile di Olf Stapledon, che ha sviluppato nelle sue opere quei concetti che
sono alla base della fantascienza e sono raccolti nei suoi libri
fondamentali: Infinito e Il
costruttore di stelle. Secondo l’esempio di questi famosi autori che
hanno contribuito allo sviluppo dei cosiddetti inner space fiction in italiano romanzi
spaziali interiori, Doris Lessing inizia a scrivere romanzi di fantascienza e a questo proposito dice: "Sono molto interessata al futuro. Ho
letto molta fantascienza, e penso che gli scrittori di fantascienza abbiano
catturato il senso del futuro della nostra cultura". Così la scrittrice che fino a quel momento
aveva parlato nei suoi romanzi della sua Africa e delle sue idee di libertà, ha
scoperto la sua nuova visione del futuro e inizia a raccontare le sue distopiche
storie che sono diventate dei classici del culto spaziale. La serie Canopus in Argo, consiste in 5 romanzi e
sono: Shikasta (1979); I matrimoni tra Zone di tre, quattro e
cinque (1980); Gli esperimenti
Siriani (1980); Il Making of del
rappresentante per la Planet 8 (1982); Gli
Agenti sentimentale dell'Impero Volyen (1983). In Italia i romanzi di
questo ciclo sono proposti dalla Fanucci editore e hanno il titolo di: Un luogo senza tempo e Un pacifico matrimonio. In anticipazione
per chi non lo sa già, la Fanucci pubblicherà a Gennaio 2014 il primo libro di
questa serie fantascientifica, ancora inedito in Italia: “Shikasta” .
Luciano Minerva di Rai News 24 intervista Doris Lessing.
mercoledì 13 novembre 2013
Parliamo di... Nicolas Barreau, lo scrittore immaginario. Ma perché è stato denunciato come tale?
Parliamo di...
Nicolas Barreau, è
lo scrittore che ha varcato la classifica del mese di Ottobre con il suo ultimo
romanzo Una sera a Parigi. Egli raffigura
l’immagine del perfetto bilingue, e come non esserlo con una madre tedesca e un
padre francese. Con due genitori di nazionalità diversa parla meravigliosamente
le due lingue e dopo aver studiato Lingue e letterature romanze alla prestigiosa
università francese la Sorbonne, ha lavorato in una piccola libreria sulla Rive
Gauche e qui ha confermato la sua passione per la scrittura, tanto che decide
di dedicarcisi a tempo pieno. Dato che i libri di uno scrittore rappresentano
una parte importante di sé egli conferma questa teoria. Infatti, il suo successo
letterario Gli ingredienti segreti dell'amore edito in Italia dalla
Feltrinelli nel 2011 ne è un esempio proprio perché questo romanzo è nato dalla
passione del suo autore per i ristoranti e la cucina, e dato che anche lui crede
nel destino, i suoi libri non fanno altro che parlare per lui, visto che è una
persona molto riservata. Dopo questo primo libro, diventato un vero bestseller
in Germania con ben cinque ristampe e quattro settimane in classifica, è nata anche
l’idea di realizzare un film che presto potremmo goderci nelle sale
cinematografiche. Nicolas, si ripresenta al pubblico nel 2012, quando la Feltrinelli
pubblica il suo secondo romanzo Con te fino alla fine del mondo, un’altra
storia d’amore con il solito romantico sfondo della bella Parigi.
Parlando di riservatezza, questa perfetta
immagine, ha insospettito il giornalista tedesco Elmar Krekeler, che
denuncia la falsa identità di quest’autore, pubblicando un’articolo sul suo
giornale il Die Welt, un famoso
quotidiano tedesco.
Ma perché questa denuncia?
Sembra che ha
avuto valide motivazioni per credere che la casa editrice tedesca abbia
costruito la biografia di questo scrittore, solo per poterlo lanciare con dei
precedenti perfetti per entrare in competizione nel mercato letterario.
Ma quali sono?
L’articolo di denuncia, ha alla base una critica verso molte case editrici
tedesche che a quanto pare hanno preso l’abitudine di creare a tavolino le vite
dei loro scrittori solo per renderli popolari al pubblico secondo le mode del
momento. Così anche Nicolas Barreau, finisce nel cerchio di questi scrittori
immaginari, anche perché la sua storia riflette molto anche quella del suo
primo libro Gli ingredienti segreti dell’amore
Ma chi è Aurelie Bredin?
Una giovane e attraente
chef, che gestisce il ristorante di famiglia, Le Temps des Cerises, e naturalmente è anche la protagonista di
questo romanzo.
Beh! Julian Barnes scrive: La felicità è un cappotto rosso con la
fodera a brandelli
Questa citazione, secondo me riflette la copertina proposta dalla Feltrinelli
e la vita di Aurelie, la chef parigina che dopo una cocente delusione d’amore
vaga per le strade parigine fino a quando non si imbatte in una libreria e per caso inizia a leggere un libro che la
conquista a tal punto da voler incontrare il suo autore, anche perché questo ha
citato nel libro il suo ristorante. Ma l’impresa è davvero difficile perché attorno
a questo scrittore aleggia un velo di misteriosa riservatezza protetta anche dal
suo editore. Ma chi è in realtà questo scrittore? Per scoprire il sorprendente
incontro dovremmo leggere il libro. E il nostro Nicolas Barreau è realmente ciò
che afferma di essere o è solo uno scrittore immaginario come quelli dei suoi
libri
sabato 19 ottobre 2013
"Era il genere di complimento di cui Johanna di solito si sarebbe sentita in dovere di ridere, non fosse stato che in quel momento le parve sincero. Non aveva occhi grandi e, se le avessero chiesto di che colore erano avrebbe risposto “Ma, più o meno marroni direi”. Però adesso parevano proprio di un marrone intenso, morbido e luminoso. Non che si fosse improvvisamente messa in testa di essere bella, o qualcosa del genere. Era solo che gli occhi avevano un bel colore, se fossero stati un pezzo di stoffa." Tratto da Nemico, amico, amante...
Parliamo di ...
Ben ritrovati amici in lettura.
Eccoci di nuovo nella rubrica Parliamo di ... che oggi vi parla della scrittrice del
momento Alice
Munro la
vincitrice del Premio Nobel per la letteratura di questo 2013.
Ma, chi è questa autrice che il 10
Ottobre è entrata negli annali del Premio Nobel per la letteratura, il più
prestigioso del mondo, di cui noi italiani possiamo vantare ben sei vincitori?
Alice Munro è di origine canadese, e nei suoi
82 anni di vita è diventata una delle scrittrici più autorevoli e apprezzate
dalla critica letteraria internazionale, una nuova figura nella letteratura contemporanea.
Non ha caso quest’autrice si è ritrovata con questo importante Premio che come
giustifica la menzione dei giudici, è:
"maestra
del racconto breve contemporaneo".
Questo perché questa scrittrice sin dalla sua
adolescenza quando ha steso il suo primo racconto intitolato “The Dimensions of
a Shadow”, ovvero Le dimensioni di un’ombra,
ha sviluppato un particolare stile di
scrittura, che ha caratterizzato i suoi testi, infatti la sua prima raccolta La danza delle ombre felici (Dance of
the Happy Shades) ha avuto un grande successo e il favore della critica,
guadagnandosi nello stesso anno della sua pubblicazione, il 1968 il suo primo Governor
General's Award, un premio che si aggiudicherà ancora nel 1978 con la raccolta
di racconti Chi ti credi di essere?
...Lloyd era amato dai pazienti per via delle sue
battute scherzose e perché li sapeva prendere con mani forti e sicure. Era
largo di spalle, ben piantato e abbastanza autorevole da essere scambiato a
volte per un dottore. (Non che la cosa lo lusingasse, peraltro: a suo giudizio,
gran parte della scienza medica era una truffa e tantissimi medici, degli
emeriti coglioni). ...
Gli scenari dei suoi
libri sono circoscritti ai luoghi dove lei ha vissuto, il Canada. Scenari reali,
che lei conosce e di cui può parlare liberamente, ciò le permette di rendere i
suoi racconti vivi, reali in cui i lettori possono ritrovarsi, marcando un
ambiente famigliare, dove però è impossibile rilassarsi, perché grazie alla sua
grande abilità di spiazzare il povero lettore con brevi frasi e a effetto che
aumentano il ritmo della narrazione.
Alice Munro, a mio avviso è diventato un vero e
proprio caso
investigativo, perché a
Luglio aveva annunciato il suo ritiro dalla scena letteraria, con grande
dispiacere dei suoi appassionati lettori. Ora, afferma che non ricordava
neanche di essere stata candidata al Nobel e infatti ha ricevuto la
comunicazione della sua vincita attraverso la segreteria telefonica, come ha
ammesso con suo grande stupore ai giornalisti che erano andati a intervistarla.
Ieri, 18 Ottobre, ecco l’ufficiale comunicazione che la grande scrittrice non
potrà andare a ritirare il Premio nel mese di Dicembre a Stoccolma, perché è
troppo debole e le sue condizioni di salute non lo consentono. Tirando le somme
da queste dichiarazioni, diventa logico pensare che il suo ritiro è dovuto alle
sue condizioni di salute, che sono diventate tali da impedirle di scrivere, e
per una scrittrice puntuale e meticolosa come è la Munro, che ha sempre
considerato scrivere una cosa normale come respirare, lascia davvero pensare...
Comunque, auguriamo che possa rimettersi al
meglio questa grande icona femminile della letteratura e chissà che non ci regali qualche altro capolavoro...
Beh! Intanto godiamoci quello che c’è, che
non è poco e quindi... Buona lettura e buona visione con il trailer del film Away from her - Lontano da lei, tratto dal racconto The Bear Came Over the Mountain del libro Nemico, amico, amante... della nostra Alice Munro.
martedì 17 settembre 2013
Cate, io: “l’amore per me stessa avevo finito di stamparlo dai miei dodici anni. Era andato fuori catalogo dopo una sola edizione”
Parliamo di...
Matteo Cellini
Matteo Cellini, è un giovane professore di lettere presso la scuola media, originario di Urbino e cosa più importante scrittore d’esordio, del libro Cate, io con cui si è meritato il Premio Campiello Opera Prima, è stato anche selezionato tra i 12 libri semifinalisti nel Premio Strega, e anche se non ha superato la semifinale, il suo è un libro di grande qualità e dal forte impatto, perché con una scrittura semplice, velata dalla grande autoironia della protagonista, riesce a trattare un tema molto delicato, quello dell’obesità giovanile, attraverso la vita supereroica di Caterina o Cate, una diciassettenne in lotta contro se stessa e il mondo, e lei salva tutti e soprattutto se stessa, con la sua intrepida super ironia tipo:
Matteo CelliniMatteo Cellini, è un giovane professore di lettere presso la scuola media, originario di Urbino e cosa più importante scrittore d’esordio, del libro Cate, io con cui si è meritato il Premio Campiello Opera Prima, è stato anche selezionato tra i 12 libri semifinalisti nel Premio Strega, e anche se non ha superato la semifinale, il suo è un libro di grande qualità e dal forte impatto, perché con una scrittura semplice, velata dalla grande autoironia della protagonista, riesce a trattare un tema molto delicato, quello dell’obesità giovanile, attraverso la vita supereroica di Caterina o Cate, una diciassettenne in lotta contro se stessa e il mondo, e lei salva tutti e soprattutto se stessa, con la sua intrepida super ironia tipo:
“Siamo gli eroi della dismisura, perché avere chili di
troppo è questione di quantità, poi più niente.
Per fare me
hanno impiegato più pongo che per fare te. Però siamo uguali.
Potremmo
essere, ad esempio due pugili: io rientrerei nei massimi e tu nei pesi piuma,
ma non ci sarebbe altra differenza.
Al mercato, mi
si vendesse a peso costerei di più: tu meno, ma saremmo entrambi sogliole,
totani o capponi”.
Cate, io, è un romanzo in
prima persona e la voce narrante è la protagonista la giovane e povera
Caterina, che attraversa il periodo più difficile quello dell’adolescenza con
parecchi chili di troppo che la rendono un fenomeno agli occhi dei suoi
coetanei, che naturalmente la isolano e la deridono, ma lei cerca di reagire
alla difficile situazione in cui si trova con una mordace autoironia che
dovrebbe consolare il suo animo ferito e solo sperando in un futuro migliore
dove lei è accettata e la sua famiglia una silhouette. La qualità dell’argomento trattato con
impareggiabile stile, la studiata psicologia di Cate, hanno messo questo libro e
il suo autore in ottima luce di fronte alla critica letteraria, ma cosa ne
pensano i lettori come noi?
Scopriamolo godendoci un po’ di Cate,
io e poi decidiamo se merita un posto tra i nostri libri in lettura.
Mi chiamo Caterina mentre mio fratello attorciglia elastici alle
cose nell’altra camera e mia madre chiama. È freddo come di regolo ogni
mattino, sarebbe da cucirsi il piumone
addosso ma me ne sto così, col pigiama solamente. Scendo dal letto,
e sono ancora Caterina. Sento le cose di là strette tra gli elastici staccarsi,
immagino l’infinità
di nodi sciogliersi e la gioia del lieto fine. In cucina è appena più
caldo, papà già da un pezzo è ai fornelli e il macchia di un odore forte l’aria
come un cane dalmata. Sulla tavola è pieno di cose che non mi appartengono,
molte sono di mio padre. Ha gli abiti da lavoro coi segni dei pennelli e tutto
il resto; Oscar siede già tutto sporco di latte e biscotti intorno alle labbra,
ha un naso rotondo come un bottone da cappotto, rosso come un pulsante per la
distruzione del mondo, e mi viene da spingerlo, e mi viene da dire pulisciti,
non è un trogolo quello, ma ci rinuncio. Mia mamma scende le scale in
vestaglia, impreca contro gli elastici, dice mangiamo senza di lui che non può proprio
lasciare. Mangiamo e siamo noi misura di tutte le cose, mangiamo e sembriamo
noi una famiglia normale; le sedie sembrano solo più strette, le posate un po’
piccole e nient’altro. E io sono ancora Caterina, e le cose sono le cose, o lo rimangono appena più
che fuori di qui, oppure non ci si pensa, ecco tutto. Cogli occhi nella tazza
sento il rumore del latte che scivola nelle gole, il respiro non è affannato perché
è di tutti affannato, e finisse il mondo tra le pareti di questa casa nessuno lo
definirebbe affannato, ma normale. Oscar canticchia sigle di cartoni animati e
mio padre tace, mamma riepiloga le cose del giorno fissando il vuoto come non fosse
veramente vuoto ma pieno di fogli di block notes, io dalla mia posso starmene
tranquilla, godermi la discesa bollente del latte come fossi un termosifone,
contentarmi di essere semplicemente Caterina.
Mi alzo e bacio babbo immobile sulla sedia, come un punto e virgola; ha
come sempre una reazione da punto a capo: preme un bacio maiuscolo su di me,
poi raggiunge Oscar e mamma e si china su di loro; dice “Buona giornata a tutti!” e scompare nel suo quotidiano paragrafo di
lavoro. Io intanto afferro Oscar per una mano e lo trascino su fino in camera. Mentre
mi vesto si raggomitola nel mio letto e mia madre disotto sparecchia. Oscar si
addormenta di nuovo come ogni mattino, oltre la porta Gionata armeggia con dei riflettori molto forti e io incomincio a soffrire piano come se questi
pantaloni e questa felpa mi soffocassero, come fossero una camicia di forza. In
bagno copro le occhiaie e spazzolo i capelli fissandomi allo specchio fino a
non vedere più niente, ritorno in camera, scuoto mio fratello che si sveglia, “i vestiti da mettere sono quelli sulla
sedia, non quelli nel tuo cassetto, ricordati”, poi lo bacio e sparisco con
lo zaino sulle spalle, e sparisco davvero, ogni gradino una lettera del mio
nome, ogni passo un colpo di gomma. Sono irriconoscibile quando saluto mamma
sulla porta, e non perché ho mezza faccia sotto la sciarpa, semplicemente, come
il più triste dei supereroi, la mia identità scompare appena esco di casa,
appena supero la cancellata – e non sono più Caterina. Mi chiamo Cater-pillar
ora, mi chiamo Cate-ciccia. Anche se non c’è nessuno. Cammino e ho il mio costume indosso: un
panneggiato, indolente, fluttuante manto di grasso. Sono una supereroina e
risolvo problemi. Salvo il mondo. Sono la possibilità
ambulante di un paragone che salva; che toglie dalle mani la palma della più
brutta, della più grassa, della più sola. Sono Cate-bomba, un residuo bellico inesploso
dai tempi delle medie. Cammino per Urbania,
ottomila anime appena, attraverso il piazzale del cinema, la scalinata delle
Poste e penso a New York, o Gotham City: una fuga di grattacieli, il buio di un
vicolo lunghissimo e sei lontano, di nuovo alla tua identità; una ragnatela, un
colpo di mantello e sei sopra gli occhi di tutti, tra le nuvole. Ti sottrai al
vestito e sei di nuovo te, mentre io rimango, perduro, in posa costante per
tutte, tutte le fotografie. Io non posso mutarmi d’aspetto, posso solo trovare
rifugio, frapporre qualcosa, un muro, una porta, un cancello, un taglio di
capelli a forma di sipario, un trucco da imbianchino, una dieta portentosa, una
dieta a zona, una dieta di soli frutti, una dieta senza carboidrati. La mia vita è stata sin qui nient’altro che
il tentativo di togliermi questo costume da supereroe. Sul pullman arrivo tra i
primi per non comparire di fronte alla platea, per non percorrere il corridoio
tra i 13 sedili, come una ridicola passerella; mi siedo in seconda fila tra i
primini, rivolta al finestrino. Non ho compiti da copiare, non ho appunti da
ripassare, non ho amiche con cui condividere qualcosa. Mi hanno confinata qui, murata
in me stessa. Avranno pensato che grassa come sono potevo ricavare da me
un’amica o due con cui chiacchierare, trascorrere il tempo; che fossimo più persone in
una. Il rumore della strada e la
controffensiva del sonno, le parentesi quadre dell’iPod rendono quasi
piacevole, dimentico il viaggio fino a Urbino. All’apertura delle porte
cigolanti del pullman i giorni peggiori immagino guardie giurate e il refrain
dead woman walking fuoriuscire dagli altoparlanti. Scendo invece nel silenzio oggi e mi accompagno ad alcune
che sono colleghe, nient’altro. Oggi l’Annoievole Anna è assente, c’è Angela
invece, e Giulia. Fino all’uscita dal pullman non vedo nessuno dei miei, perché
entrano in fondo, perché siedono in fondo, nel presbiterio, dove non ho mai
chiesto spazio. “Ciao, Cate”, dice Giulia mentre Angela mi fa un segno con la testa
mozzata dalle volute di fumo; saliamo insieme perché andiamo nello stesso
posto, qualche volta parliamo della prof di lettere “che ci capisce”, dei
compiti e dell’esame che si avvicina. Spesso taciamo però e per me sarebbe
niente male, ma debbono sentirsi in colpa in qualche modo, pensano forse che la
vita giusta e desiderabile scorra attraverso le loro vite e non attraverso la
mia, così dicono, ad esempio: “Allora, come
va?”, che invece di stabilire un contatto mi spedisce a migliaia di anni luce, annerendo il vuoto che dovrebbe non
esistere tra coetanee e compagne di classe. Io fieramente rispondo un “bene” armato di tutto punto, risentito
quasi: non sono malata e non lo sono stata, non vengo da nessuna convalescenza.
Chissà se qualcuno mai avrà ironizzato, le volte che manco, sulla possibilità
ridicola di incasellare la mia assenza in uno spazio così piccolo, come
bastasse una minuscola a corsiva a cancellare tutta questa ciccia. Se qualcuno,
in quei giorni, avrà mai indicato la mia sedia esclamando: “Oggi riprenderai fiato!” o tutta la classe: “Non vi sembra vuota, oggi?”. Chissà. Per evitare che si parli di
me non manco mai. Ci sono sempre, per tenermi vicini i nemici, per evitare che
la situazione mi sfugga di mano. Per non dover chiamare qualcuno per i compiti.
Cosa che non faccio mai, se non in vista di una verifica: senza domandare
studio le dieci pagine successive, faccio tutti gli esercizi. Faccio terra
bruciata. Ma non manco mai e sono sempre avanti sul programma. E sì: sono la
migliore della classe. Difficile a credersi. Di solito una palla di lardo è
vittima di una catastrofica educazione alimentare, sbagliata in tutti i campi
della vita per l’irresponsabilità di genitori amanti prematuri e sposi giovani
– partiti male e finiti peggio. Invece
no. Nel mio mare di trigliceridi nuotano un sacco di neuroni, e con molto agio
per giunta. Perderei tutte le gare di corsa, ma se si tratta di ragionamenti non sbaglio una
partenza e non manco mai il traguardo. Non manco mai nulla. Sono sempre
presente, sono la prima della classe. ...
mercoledì 31 luglio 2013
"Perché senti il bisogno che tutti si sposino?", gli ha chiesto Christopher, arrabbiato, quando Henry gli ha domandato della sua vita privata. "Perché non lasci che gli altri se la cavino da soli?" - Henry non vuole che gli altri siano soli. "Olive Kitteridge" di Elizabeth Strout
Parliamo di…
"I ragazzi
Burgess"
Ciao a tutti cari amici del ”la bacheca dei
libri”, ritorna la nostra rubrica Parliamo
di…, che oggi vi parla della scrittrice americana Elizabeth Strout, nata a Portland,
nel Maine, nel 1956 e da quasi trent’anni si è stabilita a New York. Questa popolare
scrittrice, ha vinto il Premio Pulitzer
nel 2009, e il Premio Bancarella nel
2010, con un successo editoriale dal titolo "Olive
Kitteridge", una raccolta di racconti che ha dato fama a questa
autrice che a cinque anni di distanza matura una nuova opera dal titolo “I
ragazzi di Burgess”, edito dalla Fazi Editore. Un libro che è stato
subito giudicato positivamente dalla critica nazionale e internazionale infatti
dicono:
“I ragazzi Burgess sa avere un punto di vista forte sull’oggi, su tutto
ciò che è contemporaneo della vita borghese, in America ma non soltanto”. Paolo Giordano
“Elizabeth Strout è ai vertici della narrativa contemporanea di lingua inglese”.
Roberto Bertinetti, Il Sole 24 Ore
“Elizabeth Strout è uno di quegli scrittori rarissimi capaci di fare di garbo e sottigliezza una forza, senza lasciare una parola al patetico”.
“Elizabeth Strout è ai vertici della narrativa contemporanea di lingua inglese”.
Roberto Bertinetti, Il Sole 24 Ore
“Elizabeth Strout è uno di quegli scrittori rarissimi capaci di fare di garbo e sottigliezza una forza, senza lasciare una parola al patetico”.
Tiziano Gianotti, D di Repubblica
“Un romanzo delicato, sottile ma anche brusco e sensibile come la sua protagonista”.
Daria Bignardi, Donna Moderna
“Una narratrice straordinaria”.
Caterina Soffici, Vanity Fair
“Un romanzo delicato, sottile ma anche brusco e sensibile come la sua protagonista”.
Daria Bignardi, Donna Moderna
“Una narratrice straordinaria”.
Caterina Soffici, Vanity Fair
Questo romanzo è stato paragonato dal Time,
alla grande pastorale americana di Roth, forse perché Elizabeth Strout, ci
parla di una epopea familiare, dove si sente il forte richiamo per la famiglia,
che nel momento del bisogno si riunisce, nonostante l’allontanamento e l’isolamento
di alcuni membri della famiglia e fa fronte comune contro le necessità della
vita. Secondo l’autrice il possibile elemento comune con questo monumento della
letteratura e l'ambientazione in una comunità chiusa, nel quale l'elemento
razziale finisce per imporsi irreversibilmente. Questo libro si caratterizza
secondo lo stile della nostra autrice, per il tono diretto che rende appieno i
risvolti psicologici dei personaggi, senza tralasciare la sua scrittura che si
presenta chiara al lettore, che può lasciarsi coinvolgere dalla storia dei
fratelli Burgess, Jim, Bob e Susan, che si sono allontanati per un dramma, che li
ha coinvolti, ma nonostante tutto non hanno dimenticato il forte legame che li
unisce e anche se il dolore e il rimorso tormentano le loro menti, quando Susan
chiede aiuto, i fratelli accorrono da lei e decidono di affrontare ognuno i
propri scheletri nell’armadio.
Titolo I ragazzi Burgess
Autore Elizabeth Strout
Editore Fazi
collana: le strade
Traduttore Castoldi S.
Data di Pubblicazione Giugno 2013
Prezzo: € 18.50
Pagine: 447
Formato: brossura
Ecco il video della conferenza di Paolo Giordano su la sua maestra, Elizabeth Strout.
Ecco il video della conferenza di Paolo Giordano su la sua maestra, Elizabeth Strout.
sabato 13 luglio 2013
Parliamo di…
Parliamo di…
Willwoosh,
ovvero Guglielmo Scilla,
2.496.280,
queste sono le visualizzazioni di questo video su YouTube, uno dei più popolari
di questo personaggio, noto sul web come “Willwoosh, nella vita come Guglielmo
Scilla, un bel ragazzo, che si dedica alla recitazione quindi attore, romano di nascita, molto simpatico
e socievole, infatti è un conduttore
radiofonico, e non dimentichiamo anche video
blogger, considerando che è il più popolare sul web, tanto che è stato
notato dai grandi signori del panorama mediatico. E come poteva passare inosservato
con più di 250 mila followers su Twitter,
438 mila iscritti al suo primo canale YouTube, oltre 500 mila fan su
Facebook e, soprattutto, i suoi video hanno avuto oltre 65 milioni di visualizzazioni,
che lo hanno decretato YouTuber Partner,
tutto questo da quando ha iniziato a postare sul web nel 2009, da allora la sua
vita è stata un successo, ha recitato in film famosi, ha fatto il doppiatore
per la Disney, lavora con Radio Deejey e ora è anche scrittore, con il suo romanzo
“L’inganno
della morte”, uscito a Maggio a cura della Kowalski Editore.
Editore Kowalski
Collana Narrativa
Data uscita 08/05/2013
Pagine 336
Formato brossura
Prezzo 14,00 ebook 9,99 €
Cari
amici, avete paura della morte? Domanda forse un po’ banale, ma di un certo
effetto devo dire. Il nostro bel ragazzo romano, ha iniziato a scrivere questo
romanzo a sedici anni, poi lo ha lasciato in un cassetto fino a quando non ha
deciso finalmente di affrontare la morte, concludendo il viaggio iniziato da Daniel
nell’oltretomba, il protagonista di questa storia dall’aria dantesca. Si perché
si sa, a sedici anni al liceo si combatte con il profilo più famoso della
letteratura, ovvero il nostro amato Dante, che molto probabilmente avrà
ispirato, proprio come una musa il nostro scrittore, che ci racconta di come
Daniel dopo aver finalmente ottenuto la vittoria nel gioco estivo più popolare
del suo paese, si ritrova in un mondo misterioso, quello dell’oltretomba. Ma cosa
è successo a Daniel? Come è finito nell’Oltretomba? La risposta a questa
domanda è lo scopo del viaggio del nostro protagonista, che deve riuscire a scoprire
la verità sulla sua morte. Si, proprio la morte, perché questa è l’unica
condizione che permette l’accesso a questo mondo, dove Daniel incontra tre
maestri che lo guideranno, e Cybele, la sua compagna di viaggio in questa
avventura. Ora non ci resta che aiutare il nostro amico morto ma vivo, a scoprire chi lo ha
ucciso e l’unico modo è leggere questo fantastico racconto, venuto fuori dal
creatore dei video più divertenti e simpatici della storia del web, ovvero
Willwoosh.
giovedì 4 luglio 2013
Parliamo dei... finalisti del Premio Strega
Parliamo dei…
Finalisti del Premio Strega
Cari
amici, questa sera alle ore 21:00 e alle 23:30 su rai uno, nello scenario
archeologico del Ninfeo di Villa Giulia, si terrà la finale dell’ambito Premio Strega, il concorso letterario
Nazionale, dove i 5 finalisti si
contenderanno l’elisir, il liquore Strega, che ogni scrittore italiano sogna di
bere per coronare la propria affermazione nel panorama letterario italiano e
internazionale.
I
5 finalisti Alessandro Perissinotto, Le
colpe dei padri, 69 voti; Walter Siti, Resistere
non serve a niente, 66 voti; Romana Petri, Figli dello stesso padre, 49 voti; Paolo di Paolo, Mandami tanta vita, 45 voti; Simona
Sparaco Nessuno sa di noi, 36 voti.
I
pronostici sono incerti, ma nonostante la selezione per la finale, che vede in
testa Perissinotto, il favorito sembra essere Walter Siti, con il suo Resistere non serve a niente. Questo Premio
che si mostra come una lotta tra le case editoriali, dopo l’eliminazione della
Mondadori, che si è aggiudicata la maggior quantità di premi nel corso degli
anni, quest’anno sembra che sosterrà la Piemme con il libro Le colpe dei padri, ma la Rizzoli con il
libro di Walter Siti, sembra essere la favorita. Chi vincerà questa 67°
edizione del Premio Strega? Per scoprirlo dovremmo aspettare, la fine di questa
giornata, ma nel frattempo andiamo a
conoscere il favorito Walter Siti.
Modenese di nascita, questo autore è il
curatore delle opere di Pier Paolo Pasolini, ha insegnato all’università di
Pisa, Cosenza e l’Aquila. Walter Siti, è uno scrittore già conosciuto, esordisce
nel 1994 con il romanzo Scuola di nudo,
cui seguono Un dolore normale (1999),
La magnifica merce (2004) e Troppi paradisi (2006), tutti editi da
Einaudi, Il contagio (2008), di cui Il canto del diavolo edito dalla Rizzoli
è la naturale prosecuzione. Nel 2010 pubblica per la Mondadori Autopsia dell’ossessione. Ma di cosa
tratta questo suo ultimo libro, Resistere
non serve a niente?
Titolo:
Resistere non serve a niente
Editore:
RIZZOLI
Collana:
LA SCALA
Pagine:
324
Prezzo:
17,00 euro
Anno
prima edizione: 2012
Questo
interessantissimo libro, ci racconta in maniera romanzata delle molte inchieste
della famosa “zona grigia” composta da banchieri accondiscendenti, broker senza
scrupoli, politici corrotti e malavitosi di seconda generazione che sono
riusciti a entrare negli ambienti più impensati. In questo scenario tra
criminalità e finanza il nostro autore ci racconta con il suo stile mimetico e
complice influenzato dai personaggi pasoliniani, mette a punto una riflessione
sul corpo-moneta di scambio che è solo un assaggio della sua ormai nota
intelligenza di romanziere-saggista. Così gioca col personaggio di Tommaso trasportandolo,
malinconico, sentimentale, sulle vette del crimine perbene, rendendolo il più
astuto, il più carogna che ci sia. Così questo ragazzo non più obeso,
matematico mancato, che ama giocare nella finanza, ci guida in questo mondo governato
dal denaro, dove non si riesce più a stabilire quale sia la differenza tra
denaro sporco o pulito e tra bene e male.
Ma cosa dicono alcuni
librai di questo libro?
“Walter Siti ci racconta la storia di
Tommaso, un ex obeso cresciuto nelle borgate romane, figlio di un detenuto di
Rebibbia che incarna con tutti i suoi difetti lo stereotipo di chi gioca con la
finanza varcando spesso il limite della legalità. Il racconto è un pretesto per
descrivere quello che siamo diventati in seguito alla disgregazione di valori e
principi, arrivando ad essere sempre meno umani perchè incapaci di instaurare
veri rapporti umani; ed è da qui che bisognerebbe ripartire, cercando di resistere.”
“Un viaggio nel mondo dell'alta finanza
e le sue ambiguità, il legame con la criminalità organizzata, la capacità di
manipolare il mercato e la politica (e viceversa) e che ci lascia un dubbio: e
se fosse tutto vero? Resistere non servirebbe a niente”































