Visualizzazione post con etichetta My reading of the heart. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta My reading of the heart. Mostra tutti i post
giovedì 27 febbraio 2014
Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e ha sognato grazie a esso...
Benvenuti tra le mie pagine...
E tra i fogli sparsi delle mie letture
indimenticabili, quelle che mi hanno emozionata tanto da scriverne i passi che
ho trovato più significativi nel magico quaderno, che ho chiamato My reading of the heart proprio come questa rubrica, attraverso la quale, ora, le condivido
con voi, dei lettori, proprio come me, che siete rimasti travolti nel turbinoso mondo
della lettura.
Il
passo che vi propongo è quello di un romanzo che è stato per me, come un fiume
in piena, e mi ha portato a leggere tutti, ma dico tutti i libri che mi ero
persa di questo incredibile scrittore, che ha avuto la grande capacità di stordirmi
e sconvolgermi, proprio come è successo a una persona a cui voglio molto bene e
con cui ho condiviso questa travolgente lettura.
Parlo de... “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón.
... Seguimmo il guardiano
fino a un ampio salone circolare sovrastato da una cupola da cui scendevano
lame di luce. Era un tempio tenebroso, un labirinto di ballatoi con scaffali
altissimi zeppi di libri, un enorme alveare percorso da tunnel, scalinate piattaforme
e impalcature: una gigantesca biblioteca dalla geometria impossibile. Guardai mio
padre a bocca aperta e lui mi sorrise ammiccando... “Benvenuto nel Cimitero dei libri dimenticati, Daniel”... Mio padre
si chinò su di me, e guardandomi negli occhi, mi parlò con tono pacato
riservato alle promesse e alle confidenze. “Questo
luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi
possiede un anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo
hanno letto, di chi ha vissuto e ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un
libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine
, il suo spirito acquista forza. Molti anni fa, quando mio padre mi portò qui
per la prima volta, questo luogo era già vecchio, quasi come la città. Nessuno
sa da quanto tempo esiste o chi l’abbia creato. Ti posso solo ripetere quello
che mi disse mio padre: quando una biblioteca scompare, quando una libreria
chiude i battenti, quando un libro si perde nell’obblio, noi, custodi di questo
luogo facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i
libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui
potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li
vendiamo, li compriamo, ma in realtà i libri, non ci appartengono mai. Ognuno di
questi libri è stato il migliore amico di qualcuno. Adesso hanno soltanto noi,
Daniel. Te la senti di mantenere il segreto?”. Il mio sguardo si smarrì
nell’immensità di quel luogo, nella luce fatata. Annui e mio padre sorrise. ...
mi aggirai in quel labirinto che odorava di carta vecchia, polvere e magia per
una mezzora. Lascia che la mi mano sfiorasse il dorso dei libri disposti in
lunghe file, affidando la mia scelta al tatto. Tra titoli ormai illeggibili,
scoloriti dal tempo, notai parole in lingue conosciute e in decina d’ altre che
non riuscivo a identificare. Vagai lungo gallerie e ballatoi a spirale riempiti
da centinaia, migliaia di volumi che davano l’impressione di sapere di me molto
più di quanto io sapessi di loro. Mi balenò per la mente che dietro ogni
copertina, si celasse un universo infinito da esplorare, e che fuori di lì, la
gente sprecasse il tempo ascoltando partite di calcio e sceneggiati alla radio,
paga della sua mediocrità. Non so dire se dipese da queste riflessioni, dal
caso o dal suo parente nobile, il destino, ma in quell’istante ebbi la certezza
di aver trovato il libro che avrei adottato, o meglio, il libro che avrebbe
adottato me. Sporgeva timidamente da un ripiano, rilegato in pelle color vino, col
titolo impresso in caratteri dorati. Accarezzai quelle parole con la punta
delle dita e lessi in silenzio.
JULIÁN CARAX
L’ombra del vento
...
Cosa ne pensate del passo e del libro?
Questo scrittore spagnolo, ci sa proprio
fare con le parole, riesce a trascinarti dentro la lettura, facendoti provare
uno strano stato di ansia capace di tenerti col fiato sospeso, così, una porta
che si apre, una luce sotto la porta, un filo di vento, riesce a farti trattenere
il respiro. Suspense? Sicuramente, ma
ATTENZIONE i suoi romanzi non sono ne thriller, ne horror, è semplice
narrativa, la bella narrativa d’autore, che amo tanto, proprio come questo
libro, dove nel passo che vi ho riportato, Zafón è riuscito a leggere il mio
cuore, perché mi ha rappresentato tra i suoi personaggi, io mi sento come Daniel, o meglio IO sono Daniel e questa lettura, racchiude
tutto ciò che provo verso i libri e la
lettura. AMORE e SALVEZZA
Amore verso i libri, la lettura e salvezza interiore unita al profondo desiderio di salvarli dall'oblio, il motivo principale, che mi ha spinto ha creare "la bacheca dei libri".
giovedì 17 ottobre 2013
So che ti amo quando ti vedo, lo so quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso. Nessuna brezza agita le foglie. L’aria è ferma. Ho cominciato ad amarti senza fare un passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non so neppure quando è successo.
My Readyng of the heart.
Eccomi di nuovo qui a
scrivere delle letture del mio cuore. Come sempre anche questa volta vi riporto
un passo tratto da un libro che mi ha appassionato tanto da annotarlo sul mio
quaderno dei ricordi. Un nome azzeccato, oserei dire, perché ogni volta che lo
riapro il ricordo e le emozioni dei miei preziosi amici, riaffiorano nel mio
cuore con vivo piacere, tanto da non poter fare a meno di condividerli.
Questa volta vi riporto una
lettera. Si amici di lettura, avete capito bene, ma non una comune e
banalissima, una misteriosa... lettera d’amore. Infatti, non si conosce ne il
mittente ne il ricevente, che sono celati dietro un particolare nickname.
Cara Capra,
come ci si innamora? Si casca? Si
inciampa, si perde l’equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un
ginocchio, sbucciandosi il cuore?
Ci si schianta per terra, sui sassi? O è
come rimanere sospesi oltre l’orlo di un precipizio, per sempre?
So che ti amo quando ti vedo, lo so
quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso. Nessuna brezza agita le
foglie. L’aria è ferma.
Ho cominciato ad amarti senza fare un
passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non so neppure quando è successo.
Sto bruciando. E’ troppo banale per te?
No, e lo sai. Vedrai. E’ quello che capita, è quello che importa. Sto
bruciando.
Non mangio più, mi dimentico di
mangiare, mi sembra una cosa sciocca, che non c’entra. Se ci bado. Ma non bado
a niente. I miei pensieri straripano furiosi, una casa piena di fratelli,
legati dal sangue, che si dilaniano in una faida:
“ Mi sto innamorando”.
“ Tipica scelta stupida”.
“Eppure … L’amore mi tormenta come se
fosse dolore”.
“Si, continua così, manda a puttane
la tua vita. E’ tutto sbagliato e lo sai. Svegliati. Guarda le cose in faccia”.
“C’è una faccia sola, l’unica che vedo,
quando dormo e quando non dormo”.
Stanotte ho buttato il libro fuori dalla
finestra. Ho provato a dimenticare. Tu non vai bene per me, lo so, ma quello
che penso non mi interessa più,
a meno che non pensi a te.
Quando sono accanto a te, davanti a te, sento i tuoi capelli che mi sfiorano la
guancia anche se non è vero. Qualche volta guardo altrove. Poi ti guardo di
nuovo.
Quando mi allaccio le scarpe, quando
sbuccio un’arancia, quando guido la macchina, quando vado a dormire ogni notte
senza di te, io resto, Come sempre,
Montone
Allora, cosa ne pensate?
Profonda e... quando ho
letto questo libro, è stata lei a fulminarmi.
L’amore, la passione era qualcosa
che ancora vivevo solo attraverso i libri e in questo caso più che il romanzo
stesso è stata questa lettera a farmi sognare un’amore unico che non ti lascia
respirare. Utopia, sogni o banale realtà di una mente ingenua, forse direte. ...
Mah! A proposito, avete capito di che libro stiamo
parlando?
Ha! Ha!... Scusate il mio sciocco umorismo, se così lo
possiamo definire. Il romanzo, per chi ancora non l’ ha capito è quello di Cathleen Schine, “La lettera d’amore”, pubblicato negli
Stati Uniti nel 1995, è diventato un film dal titolo omonimo nel 1999, diretto
dal regista di Hong Kong Peter Ho-Sun
Chan ed interpretata da Kate Capshaw.
In Italia questo romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice Adelphi, nel
1999, l’anno di uscita sul grande schermo di questa pellicola.
Questo romanzo non è un vero
e proprio romanzo d’amore, come lascia fraintendere il titolo, ma personalmente
lo definirei una sorta di riflesso dell’amore, perché la protagonista, una
libraia quarantenne di nome Helen, che ha trovato la misteriosa lettera nella
sua posta, non si è innamorata di un uomo, ma piuttosto dell’idea dell’amore,
influenzata dalle parole di questa misteriosa lettera cerca di risalire al
mittente e credendo che la lettera fosse destinata a lei, si lascia trascinare
da una passione estiva, con un giovane che lavora nella sua libreria. Ma quando
il mistero dietro la lettera viene svelato, la fiamma della passione si spegne
come un fiammifero. Quindi, non riuscendo a vedere una storia d’amore ho
preferito collocarlo nella sezione narrativa straniera della mia libreria. Se devo
essere ipercritica la storia in se non è folgorante, anche se l’idea è buona,
ma la scrittrice ha dato al romanzo un risvolto diverso da quello che mi
aspettavo, io avrei preferito una storia in stile Le parole che non ti ho detto e collocarla così tra i romanzi rosa.
Mah! Tutto sommato ha lasciato il segno, infatti eccola tra le letture che
hanno toccato il mio cuore.
martedì 24 settembre 2013
Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È l’acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia.
My
Readyng of the heart
Eccomi di nuovo qui per parlare delle letture che mi sono rimaste nel cuore.
Sfogliando il mio block
note, dove ho riportato i passi più belli dei libri che ho letto, sono stata
investita da una valanga di ricordi e ho ripensato al piacere e alle
sensazioni che ho provato in quel momento. Si, perché in fondo un libro non è
mai lo stesso, l’animo e il cuore ormai è diverso da quando lo avevo letto la
prima volta, infatti secondo me come noi cresciamo e cambiamo così anche i libri
cambiano insieme a noi e quelle pagine ora diventano nuove. Penso che questo accomuni
un po’ tutti gli appassionati lettori.
Dopo aver lasciato vagare la mia mente nei
cassetti della memoria, eccomi qui a condividere le mie vecchie emozioni e
anche le nuove, trascinandovi con me nel meraviglioso libro di Luis Sepùlvede:
“Storia di una gabbianella
e del gatto che gli insegnò a volare”
La meravigliosa storia del gatto Zorba è stata per me un amore
spontaneo, naturale come camminare, respirare e per la giovane gabbianella
salvata da questo gattone dal cuore tenero come un cioccolatino Lindt è stato
come volare verso la libertà.
… “Promettimi che non
ti mangerai l’uovo” stridette aprendo gli occhi. “Prometto che non mi mangerò l’uovo”
ripeté Zorba. “Promettimi che ne avrai cura finché non sarà nato il piccolo”
stridette chinando il capo. “Prometto che avrò cura dell’uovo finché non sarà
nato il piccolo”. E promettimi che gli insegnerai a volare” stridette guardando
fisso il gatto. Allora Zorba si rese conto che quella sfortunata gabbiana non
solo delirava, ma era completamente pazza. “Prometto che gli insegnerò a
volare...“
Questo era il passo che avevo scritto, il momento in cui la mamma gabbiana morente strappa al povero Zorba le tre promesse tra cui quella di insegnare a volare al suo piccolo. Ora invece vi riporterò il momento in cui infonde il coraggio alla piccola gabbianella per spiccare il volo, perché oltre alla preziosa amicizia e al semplice e commovente momento, ora ho capito che Zorba non solo le ha insegnato il coraggio di fare una cosa per cui è già nata per fare, ma le impartisce una lezione più profonda e importante, il coraggio di crescere e di affrontare la vita che si apre davanti ai nostri occhi nel momento in cui diventiamo adulti, perché in ognuno di noi c’è una gabbianella di nome Fortunata, che o ha già aperto o presto aprirà le sue ali e questo è il momento in cui tutto cambia e il mondo viene visto da una nuova prospettiva, proprio come la piccola gabbianella.
… “Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È l’acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali” miagolò Zorba. La gabbianella spiegò le ali. I riflettori la inondavano di luce e la pioggia le copriva di perle le piume. L’umano e il gatto la videro sollevare la testa con gli occhi chiusi. “La pioggia, l’acqua mi piace!” stridette “Ora volerai” miagolò Zorba “Ti voglio bene, sei un gatto molto buono” stridette Fortunata avvicinandosi alla balaustra. “Ora volerai e il cielo sarà tutto tuo” miagolò Zorba... Zorba rimase a contemplarla finché non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto.
sabato 24 agosto 2013
“ Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli, Un Anello per ghermirli, e nel buio incatenarli.”
Ciao a tutti, eccoci ancora
qui con “My readyng of the heart”, che oggi ci riporta nella immaginaria Terra
di Mezzo, sorta dalla menta del geniale e insigne professore di lingua e
letteratura inglese presso la prestigiosa Università di Oxford, John
Ronald Reuel Tolkien, un grande studioso del linguaggio, che è stato in
grado di ideare una lingua nuova per i suoi personaggi, che ispirata al
finlandese, ha preso il nome di Quenya. Così
intorno a questa lingua, ispirato dai miti nordici, tra gli scenari medioevali
inglesi, sono nati il popolo dei mezzuomini, gli Hobbit e la dinastia dei grandi
Re i Nibelunghi, con la stirpe di Erendil, i popoli elfici con il saggio Elrond
e la dama Galadriel, il popolo dei nani e le figure dei Maiar, gli Ainur, gli spiriti
di Arda, chiamati dagli uomini stregoni, come Gandalf e Saruman, poi
Barbalbero, il pastore degli alberi che capeggia il grande popolo degli Ent e come
ogni storia che si rispetti il male viene creato per poter essere abbattuto
così ecco Sauron, l’Oscuro Signore. Questo scrittore è stato GRANDE, sotto
tutti i punti di vista, perché con le sue opere a iniziare dal Simarillion, Lo Hobbit e Il Signore degli
Anelli e le altre opere varie, che sono serviti per creare una vera epica
fantasy che parte dalle origini, di questo mondo immaginario, con un albero
genealogico di ogni dinastia dagli elfi agli uomini, ai nani, fino alla
creazione della Terra di Mezzo, che fa da scenario al brano che ho tratto da “Il Signore degli Anelli”, che è stata
una delle più belle storie fantasy su cui ho poggiato gli occhi, infatti ho
letto le sue 1380 pagine almeno tre volte. Di questo romanzo si potrebbe
parlare per ore e scrivere un vero e proprio libro per poter dargli una spiegazione,
perché nonostante lo splendido e semplice linguaggio, contiene la cultura e la
storia di tutti i popoli nordici senza contare le tante citazioni religiose,
insomma un vero e proprio monumento culturale scritto con la freschezza che
solo un fantasy può avere.
Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Nella
Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende
L’intero consiglio sedeva con gli occhi
bassi, … Infine, con grande sforzo,
parlò, meravigliandosi di udire le proprie parole, come se qualche altra
volontà comandasse la sua piccola voce.
<< Prenderò io l’Anello >>, disse, << ma non conosco
la strada >>. … << Ma è un fardello assai pesante. Così
pesante che nessuno potrebbe caricarne le spalle di qualcun altro. Io non lo
carico sulle tue spalle. Se tuttavia, lo prendi di tua scelta, dirò che la tua
scelta è giusta; e fossero riuniti qui insieme tutti i potenti amici degli Elfi
del passato, Hador ed Hùrin, Tùrin e persino Beren, il tuo posto sarebbe fra
loro >>.
<< Ma non vorrai mandarlo via da solo, Messere! >>, gridò
Sam, incapace di trattenersi ulteriormente, saltando su dall’angolino dove era
rimasto tranquillamente seduto per terra.
<< No di certo! >>, esclamò Elrond, volgendosi verso di lui
con un sorriso. << Tu almeno lo accompagnerai. Visto che è impossibile
separarti da lui, anche quando si tratta di una riunione segreta alla quale non
sei invitato >>. Sam si sedette arrossendo
e balbettando. … <<
E’ giunta l’ora >>, disse.
<< … Hai tu ancora
intenzione di mantenere la parola data, Frodo, e di essere il Portatore
dell’Anello? >>. << Lo
sarò>>, disse Frodo, << e partirò con Sam >>. << Non ti
posso dare molto aiuto, e nemmeno utili consigli >>, disse Elrond. … << E sceglierò per te dei compagni
che ti secondino, sin dove essi lo vorranno o sin dove il fato lo permetterà.
Piccolo dev’esser il numero, poiché la vostra speranza è nella rapidità e nella
segretezza. … >>
<< Nove saranno i membri della
Compagnia dell’Anello, ed i Nove Viandanti si opporranno ai Nove Cavalieri che
sono malvagi. Con te ed il tuo fido servo verrà anche Gandalf; … Gli altri
rappresenteranno i rimanenti Popoli Liberi della Terra: Elfi, Nani, e Uomini.
Legolas per gli Elfi, e Gimli figlio di
Glòin per i Nani. … Quanto agli Uomini, sarà Argon figlio di Arathorn ad
accompagnarti, …>>
… << … Boromir farà perciò
parte della Compagnia. E’ un uomo valoroso.>>
<< Dobbiamo ancora cercare altri
due>>, … … << Ma in tal modo
non vi sarà più posto per noi! >>, gridò Pipino costernato.
<< Non vogliamo essere lasciati addietro. Vogliamo andare anche
noi con Frodo >>. … … << Sia dunque come vuoi tu. Andrai con loro. >> , disse Elrond, e sospirò << Il
totale è stato raggiunto. Fra sette giorni la Compagnia deve partire >>.
…
“ Il Signore degli Anelli” – John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973).
martedì 20 agosto 2013
Anima amante mia per sbaglio segnata come una data in un estraneo anno domini io ti ho forse perché ho tutto quello che non dovrei avere per averti mio sapore d’altrove cerchiamo di fare in fretta la nostra eternità sta godendo di poche ore.
Cari amici, eccola la
rubrica dedicata alle letture che hanno conquistato il mio cuore, e particolare
è stata per me la lettura di Alberto Bevilacqua, un grande autore
che apprezzo molto e che mi ha affascinato con le sue poesie d'amore, soprattutto “Anima
amante”, che ho letto tanto di quelle volte, da sciuparne la pagina. La
sua poetica rispecchia le sue opere, è schietta, diretta, canta una melodia che
ha la forza di una preghiera, e in alcuni casi si spinge fino in fondo dove risuona
un eco lamentoso che fa risaltare le parole che come dei dardi colpiscono in
pieno petto, infatti i versi della sua poesia sono stati incisi nella mia anima
e sono quelli che ho condiviso con l’amore della mia vita.
Facendo l'amore
...d'improvviso, d'improvviso sei stata
quel me
che avrei felicemente voluto,
il mio né ora, né mai:
un fondo di riso
e di sere che mi è rimasto in cuore d’altri, chissà di quale
persa felicità
o troppo sazia, e ora resti il dito
di vino ancora dentro il bicchiere
sulla tavola disertata
martedì 6 agosto 2013
Le aveva detto che era come prima, che l'amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d'amarla, che l'avrebbe amata fino alla morte.
“E’ scesa la sera
attraverso le persiane. Il frastuono diventa più forte, più acuto, meno sordo.
si sono accese le
lampade dalla luce rossastra. Siamo usciti dalla garçonnière. Mi sono rimessa il
cappello da uomo con
il nastro nero, le scarpe d’oro, il rossetto scuro sulle labbra, il vestito
di seta. A un tratto
mi sento invecchiata. Lui lo vede, dice: sei stanca”. …
Eccoci amici al nostro momento dedicato alle
letture che hanno fatto un centro dritto al cuore, come avete notato dai versi
introduttivi, questa volta vi presento un’altra bellissima opera “L’amante”,
il celebre e scandaloso romanzo dato alle stampe in Italia nel 1985, e scritto
dalla mano della celebre Marguerite Duras, che appena lo ha
presentato al pubblico francese l’anno prima, ha ricevuto come risposta il Premio letterario Goncourt. Questo libro
è quasi una autobiografia della nostra scrittrice, perché riporta le sue
emozioni e passioni nascoste, i disagi patiti da lei e dalla sua famiglia e il difficile
rapporto con i suoi membri. La nostra autrice, arricchisce con dei risvolti
romanzati queste forti emozioni private, per rendere la lettura più
appassionata per i suoi lettori. “L’amante”, è un libro piccolo in
pagine, ma potente per il contenuto, che ha fatto scalpore ai suoi tempi, perché
racconta in modo schietto e sincero, un amore proibito dalla morale e dalla
società, come quello della scrittrice per la sua amica Helen, ma nel libro, coinvolge
una ragazzina francese di quindici anni, di umili origini, che nell’Indocina
francese degli anni trenta, si lascia sedurre e trascinare in una appassionata
relazione con un giovane miliardario cinese. Una passione che nasconde un profondo
amore sepolto nel cuore della giovane che è ostacolata dalla sua acerba età, dalla
sua povertà e dalla sua pelle, e rimarrà in lei anche quando ormai sono lontani
e gli anni e la vita hanno riempito quella che solo in apparenza era la loro
vuota relazione. “L’amore insensato che
provo per lui rimane per me un insondabile mistero. Non so perché lo amassi al
punto da voler morire della sua morte”.
mercoledì 24 luglio 2013
My reading of the heart "Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio."
Eccoci al nostro momento
dedicato alle letture che hanno fatto breccia nel nostro cuore, tanto da portarci
a trascriverne le parti che ci hanno emozionato.
“ Succedeva
sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. E’ una cosa
difficile da capire.
Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave,
tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana,
e noi… Eppure c’era sempre uno che la vedeva per primo…
la vedeva. Magari era lì che stava mangiando,
o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì
che si aggiustava i pantaloni… alzava la testa un
attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva.
Allora si inchiodava, lì dov’era, gli
partiva il cuore a
mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro,
sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e
gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva
lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una
fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui,
l’America.” …
Questo passo tratto
dal monologo teatrale “Novecento” di Alessandro Baricco, è la
parte che mi è rimasta nel cuore quando ho letto questo breve libro.
Titolo Novecento
Autore Alessandro Baricco
Editore Feltrinelli
Collana Universale Ecomica
Pubblicato 1994
Prezzo 5,00 €
Pagine 64
È strano, che di tutta la storia, da cui è stato
tratto il bellissimo film di Giuseppe Tornatore, La leggenda del pianista sull’oceano, sono stata colpita proprio dall’inizio,
perché di momenti belli c’è ne sono, eccome, però… credo che sia lo stile, il
modo in cui descrive la scena, è pazzesco, mi ha fatto sentire su quella nave,
ho provato l’ansia, la gioia che hanno provato quegli uomini, andati in cerca
di speranza per una vita migliore. Per me, questa non è solo la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, ma
anche un pezzo di storia, che ha caratterizzato la vita di molte persone dell’inizio
del secolo scorso, dove la grande traversata non era un viaggio di piacere ma
qualcosa di più. Il protagonista di questa rappresentazione teatrale, nata per
l’attore Eugenio Allegri e il regista Gabriele Vacis, è un orfano
abbandonato sopra il pianoforte del piroscafo Il Virginian, che faceva da spola
tra l’Europa e l’America, e poi adottato da uno dei marinai. Questo bambino, a cui i
genitori magari auguravano una vita migliore, abbandonandolo nel salone della
prima classe, immaginando che poteva essere adottato da un ricco viaggiatore,
diventa invece parte della nave da cui non è riuscito a scendere neanche quando
l’amore aveva bussato alla sua porta, e quel piano armonioso, diventa parte del
suo stesso corpo, mostrando ai passeggeri una bravura e un talento che lo porta
a una sfida all’ultima nota, con uno dei più grandi pianisti jazz del tempo,
lasciandolo di sasso di fronte all’acceso fuoco della sua musica e delle corte
del piano.
Questo libro è stato il
primo che ho letto di Baricco, e dopo sono andata a rivedere cosa mi ero persa
di lui, perché ha scritto qualcosa di fantastico e stupefacente, dal mio
modestissimo punto di vista, e ciò si spiega nel fatto, che in sole 62 pagine
ha scritto un monologo da dove è stata tratta un’opera teatrale e poi un film
di quasi due ore, con una scrittura semplice, essenziale, tipica del suo stile,
un vero maestro, non per niente ha aperto una scuola di scrittura creativa a
Torino che ha frequentato anche la nostra finalista del Premio Strega, Simona
Sparaco.
Questa opera, ha fatto conoscere il suo
scrittore in tutto il mondo anche, grazie al successo del film di Tornatore,
con le musiche del grande Ennio Morricone, inoltre è stato realizzato un
fumetto di Topolino, intitolato La vera storia di Novecento, riadattata
da Tito Fara.
mercoledì 17 luglio 2013
My reading of the heart
Libri
Tutti i libri del mondo
Non ti danno la
felicità,
però in segreto
ti rinviano a te
stesso.
Lì c’è tutto ciò di
cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che
cercavi
Vive dentro di te.
La saggezza che hai
cercato
A lungo in
biblioteca
Ora brilla da ogni
foglio,
perché adesso è tua.
H.
Hesse, tratta da La felicità, versi e pensieri
L’estate porta calde novità, come la nostra nuova rubrica
My Reading of the heart, dove andremo a rispolverare le
letture che hanno lasciato un segno nel cuore. I libri sono sempre stati i migliori
amici dei grandi lettori, insieme a loro abbiamo provato tutte le grandi
emozioni, come ridere, piangere, ci
hanno fatto arrabbiare e vergognare, odiare e innamorare, abbiamo conosciuto la
paura ma anche il coraggio e la forza per combattere e sfidare anche la morte insieme
al nostro amico del momento, tutti loro ci hanno aiutato a riflettere e a
istruirci lasciandoci qualcosa di sé, una traccia, un tatuaggio marchiato nella
nostra mente e nel nostro cuore che ci porta a ricordarlo o meglio a citarlo
dando vita alle grandi citazioni che ormai sono diventate parte di noi. In questa
rubrica non andremo a caccia delle grandi citazioni ma delle nostre emozioni, riscrivendo le
parole dei libri che tanto abbiamo amato e che continuiamo a amare, e come ha
detto Joseph Conrad, si scrive
soltanto una metà del libro, dell'altra metà si deve occupare il lettore.
I libri sono stati da sempre i miei compagni d’avventura
e mi hanno accompagnato nei momenti belli e consolato nei momenti brutti, della
mia vita, ma il bisogno di scrivere le parti del libro che avevo letto è nata
solo dopo la lettura di Va dove ti porta
il cuore, di Susanna
Tamaro, un libro, che considero il più bel regalo di compleanno della mia
vita, perché mi ha dato una lezione importante e toccato profondamente il
cuore, facendomi piangere fiumi di lacrime svuotandomi e riempiendomi con le
meravigliose parole che hanno chiuso questa emozionante storia. Dopo l’incontro
con questo libro ho ripensato alle parole scritte da J.D. Salinger nel suo
libro Il giovane Holden: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato
sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue
vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al
telefono tutte le volte che ti gira.” Si perché Susanna Tamaro è la mia
scrittrice preferita , ho letto praticamente tutti i suoi libri, mi è sempre piaciuto il suo modo di scrivere e di comunicare
con il lettore ma con questo libro è stata geniale, scrivere un diario sotto forma
di lettere, ha reso questa storia ancora più toccante, mi ha messo
letteralmente nei panni della nipote di Olga, infatti ero io a leggere e
rileggere le sue lettere cercando di trovare la strada giusta da seguire, così come le sue lezioni di vita, e soprattutto quando scrive: “Trovare scappatoie quando non si vuole guardare dentro se stessi è
la cosa più facile al mondo. Una colpa esterna esiste sempre, è necessario
avere molto coraggio per accettare che la colpa – o meglio la responsabilità –
appartiene a noi soltanto.” , dopo aver letto queste parole mi sono
trovata a riflettere su me stessa. Potrei continuare ad annoiarvi all’infinito
sulla storia che ha reso questa scrittrice una delle più grandi nel panorama
letterario internazionale, quindi diamo spazio alle parole di nonna Olga, le
più belle, quelle che hanno parlato non solo al mio, ma al cuore di tutto il
mondo.
… Ogni volta che ti sentirai smarrita,
confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che
un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di
vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a
stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose
e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla
stagione giusta potrai coprirti di fiori e di fiori e frutti.
E
quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere,
non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità
fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza
farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma,
in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando
poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.
Susanna Tamaro, “Va dove ti porta
il cuore”.































