martedì 20 agosto 2013
Anima amante mia per sbaglio segnata come una data in un estraneo anno domini io ti ho forse perché ho tutto quello che non dovrei avere per averti mio sapore d’altrove cerchiamo di fare in fretta la nostra eternità sta godendo di poche ore.
Cari amici, eccola la
rubrica dedicata alle letture che hanno conquistato il mio cuore, e particolare
è stata per me la lettura di Alberto Bevilacqua, un grande autore
che apprezzo molto e che mi ha affascinato con le sue poesie d'amore, soprattutto “Anima
amante”, che ho letto tanto di quelle volte, da sciuparne la pagina. La
sua poetica rispecchia le sue opere, è schietta, diretta, canta una melodia che
ha la forza di una preghiera, e in alcuni casi si spinge fino in fondo dove risuona
un eco lamentoso che fa risaltare le parole che come dei dardi colpiscono in
pieno petto, infatti i versi della sua poesia sono stati incisi nella mia anima
e sono quelli che ho condiviso con l’amore della mia vita.
Facendo l'amore
...d'improvviso, d'improvviso sei stata
quel me
che avrei felicemente voluto,
il mio né ora, né mai:
un fondo di riso
e di sere che mi è rimasto in cuore d’altri, chissà di quale
persa felicità
o troppo sazia, e ora resti il dito
di vino ancora dentro il bicchiere
sulla tavola disertata
- "Poveri noi", disse il topo, - "Il mondo diventa ogni giorno più stretto. Prima era talmente vasto da farmi paura, continuavo a correre, e fui felice di vedere finalmente, in lontananza, muri a destra e muri a sinistra, ma questi lunghi muri sfrecciano così in fretta l'uno verso l'altro, che mi trovo già nell'ultima stanza, e lì accanto c'è la trappola in cui finirò". - "Non hai che da mutare la direzione della corsa", disse il gatto e se lo mangiò
Saggi
Quanta fretta ma dove
corri, dove vai….
Cari amici lettori la vostra lumaca della bacheca dei libri,
ha messo le ruote e finalmente ha dato una bella accelerata al tempo, che si è
concessa per la calura estiva, e ora nella rubrica dedicata ai saggi vi
consiglia un libro niente male, per imparare a gestire meglio il nostro tempo
che soprattutto nei tempi moderni ha subito una spinta troppo forte, che come a
bordo di un auto da corsa, ci fa sfrecciare per la strada della nostra vita a
una velocità incredibile che ci impedisce di vedere i contorni e le sfumature
che la colorano. Un pessimo segno, che a differenza della eccessiva lentezza
dei tempi passati ora ci fa perdere cose che nonostante le viviamo, non
riusciamo più a goderle, perché diventano invisibili ai nostri occhi che
subiscono l’influenza della tecnologia, della vita frenetica di ogni giorno e
così il tempo scorre e non abbiamo prestato attenzione alle piccole cose
della vita come il primo sorriso del nostro bimbo, la prima volta che i nostri
figli si sono alzati in piedi o quando ci hanno stretto la mano, a un bel
tramonto, che ha ispirato molti poeti nei tempi andati, ai colori di una bella
farfalla che si posa su un fiore, a un piccolo gesto di affetto di chi ci sta vicino, a tutte quelle cose che magari si fanno ma non si presta la dovuta attenzione perché
la mente è altrove. Così, Diego Fusaro, un giovane filosofo, attraverso la storia
della filosofia cerca di scrivere un saggio per ricordarci di imparare a
rallentare e camminare invece di correre.
Essere senza tempo…
"In un mondo che va sempre più veloce non abbiamo più tempo,
siamo esseri senza tempo che rincorrono gli eventi. Viviamo nella fretta, il
ritmo del mondo e quello della vita si sono dissociati e a volte possono
bastare anche pochi minuti per mandarti in rovina."
Titolo: Essere senza tempo. Accelerazione della
storia e della vita
Autore: Diego Fusaro
Editore: Bombiani
Collana: Tascabili Saggi
Data
di Pubblicazione: Ottobre 2010
Pagine: 411
Formato: brossura
Reparto: Filosofia
Andrea
Tagliapietra, introduce, questo interessantissimo saggio
di questo filosofo, che scrive questo libro, portando avanti una attenta
analisi dei testi filosofici, per poter dimostrare come oggi bisogna imparare a
rallentare, per non finire nella trappola del gatto, come il topo della kleine
flabe di Kafka. Questo saggio l’ho letto qualche annetto fa, ma mi sono
ripromessa di consigliarlo perché nonostante il linguaggio filosofico, sono
stata affascinata da questo tema che mi ha coinvolta soprattutto perché può dar
vita come dice il nostro autore a una paradossale filosofia della fretta, dove
il motto è “mi affretto dunque sono”.
Inoltre incuriosita dalla piccola favola di Kafka ero curiosa di sapere come
Fusaro scioglie il nodo che si stringe attorno. Quindi armatevi di pazienza e
approfittate di queste ultime giornate di Agosto prima di tornare alla solita
routine e sfruttate i suggerimenti di questo stimatissimo studioso.
Ma chi è Diego Fusaro?
Diego Fusaro, è ricercatore presso l’Università
Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove ha ottenuto il dottorato dopo la
laurea all’Università di Torino. Come ricercatore si occupa di un attento
studio della “filosofia della storia” e delle strutture della temporalità
storica, con particolare attenzione per il pensiero di Fichte, di Hegel, di
Marx e per la “storia dei concetti” (Begriffsgeschichte) tedesca. È autore di
diversi saggi filosofici, pubblicati dalla Bompiani Editore, che ha curato anche
l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. I suoi quattro studi monografici
che trattano l’interpretazione del pensiero marxiano e i suoi nessi con
l’idealismo fichtiano e hegeliano sono: Filosofia e speranza, 2005, Marx
e l’atomismo greco, 2007, Karl Marx e la schiavitù salariata, 2007,
Bentornato
Marx!, Bompiani, Milano 2009, poi seguono i saggi: Essere senza tempo. Accelerazione della storia e della vita,
Bompiani, Milano 2010, prefazione di Andrea Tagliapietra, Minima Mercatalia. Filosofia e
capitalismo, Bompiani, Milano 2012 L' orizzonte in movimento. Modernità e futuro in Reinhart Koselleck,
Il Mulino, Bologna 2012, Coraggio, Raffaello Cortina, Milano
2012, Idealismo e prassi.
Fichte, Marx e Gentile, Il Melangolo, Genova 2013. Inoltre è anche il
curatore del progetto internet “La
filosofia e i suoi eroi” (www.filosofico.net).
Diego Fusaro parla del suo libro: 'Essere senza tempo', intervistato per
Dillinger da Roberto Pierri e Paolo
Granata.
Riprese e montaggio
di Davide Maria Marucci.
La rabbia invece ha vent’anni: l’hai appena imparata e messa via, per quando ti servirà ancora. Sei la maestra e l’allieva della tua vita. Impari dalla te stessa del passato, insegni alla te stessa del futuro: le persone normali si smarriscono lì dentro, tu ti ci muovi danzando...
Cosa abbiamo sul
comodino?
Eccoci ancora al
momento dedicato alle mie letture serali, infatti dopo aver parlato del bellissimo
romanzo di Hannah Richell Le bambine che
cercavano conchiglie edito dalla
Garzanti, ora vi parlo di un romanzo che ha partecipato al Premio Strega,
superando la prima selezione per posizionarsi tra i dodici libri che sono
arrivati alle semifinali. Questo romanzo dal titolo “Sofia si veste sempre di nero”
di Paolo Cognetti, si è guadagnato i voti dei giovani liceali del Liceo
Einstein di Berlino. che sono stati selezionati per partecipare alle votazioni.
Questo particolare libro e le sue storie, hanno fatto centro nei giovani tanto
che gli è stato dedicato un trailer, di cui vi lascio la visione.
Paolo Cogneti, è un trentacinquenne di origine milanese,
e se devo descriverlo lo definirei, un
ragazzo selvatico, come il suo ultimo libro uscito a maggio, che racconta
la sua avventura tra le montagne, per ritrovare se stesso. Un ragazzo, che mi
ricorda molto quello del libro Nelle terre estreme, il romanzo di Jon Krakauer edito da Corbaccio da cui è
stato tratto il film Into the wild, una storia potente,
che mi ha colpito profondamente e a quanto pare anche il nostro scrittore che
come racconta nel suo sito, quando parla del suo libro, ha trovato ispirazione da
questa storia, oltre che da altri testi sull’eremitaggio in natura, come Nelle foreste siberiane di Sylvain
Tesson. Così, sulle orme di Chris McCandless, va alla ricerca di se stesso e la sua
esperienza, fatta circa tre anni fa, si è trasformata in questo libro, che vi
consiglio per comprendere meglio questo autore che dopo i precedenti libri
incentrati sempre su ragazze, come quello che lo ha candidato allo Strega,
finalmente ha dedicato un libro a un personaggio maschile, se stesso.
Paolo, ha un modo
molto particolare di scrivere, infatti lui non scrive romanzi ma racconti, elaborati
talmente bene che se raccolti in un
unico testo, sembrano dei capitoli, perché sono uniti l’uno all’altro come
da un filo invisibile, proprio come il romanzo di Sofia, dove in 10 racconti
che separati sono tali, ma riuniti danno voce alla storia di questa giovane,
che inizia con la sua infanzia per concludersi nell’età adulta.
Titolo
Sofia si veste sempre di nero
Autore
Paolo Cognetti
Editore Minimum fax
Prezzo 14,00 euro
Questa
non è solo la storia di Sofia Muratore, la ragazza lugubre, che adora fare il
bagno mentre fuma una sigaretta metafisica, vestire di nero e magari ingerirsi
una o due scatole di Valium con il Montenegro, perché serve l’alcol per poter
mettere in atto il piano di suicidio, mentre i suoi genitori tentano l’ennesima
uscita per far quadrare i pezzi di due diversi puzzle che sono le loro vite, ma
anche la storia di una generazione che vede gli anni tumultuosi, dove la
sorella di suo padre dominava le rivolte operaie come una terrorista, infatti
poi deve lasciare in fretta e furia il Paese e trasferirsi per alcuni anni in
Francia, lasciando in balia delle onde Rossana, la madre di Sofia, che si era
appoggiata a lei per trovare un equilibrio nella sua vita, che giorno dopo
giorno precipita nell’abisso della depressione afferrando e mollando la
traballante zattera che è la famiglia di questa ragazza che persa dietro la loro indifferenza, decide di sapere cosa si prova a togliere il disturbo con i
farmaci che prendono i suoi genitori che finalmente decidono di separarsi e
cercare di portare avanti le loro vite soprattutto suo padre Roberto che alla fine
decide di affidare Sofia a Marta, la sorella che tornata in Italia vive a
Milano e dopo la follia di Sofia cerca di rimetterle in piedi la vita incitando
la ragazza a realizzare i suoi sogni, come quello di studiare recitazione. Questa storia, si protrae attraverso gli anni ottanta e novanta del secolo scorso, e nei trent'anni di vita di Sofia, si sviluppano le sue metamorfosi, dove cerca di trovare l’equilibrio
nella sua vita, su quel ponte sospeso che ha costruito la sua famiglia. Grazie alla
scrittura fluida e il linguaggio comune, questi dieci racconti riescono a
intrattenere il lettore che si trova alla fine del libro in un attimo
chiedendosi se non c’è per caso un altro racconto. Delle storie forse un po’
tristi per certi versi, ma il tono intenso e la stoica ironia di Sofia, che continua
a andare avanti superando le proprie debolezze danno forza a questo romanzo
rivelando ai nostri occhi una splendida tela di arte contemporanea, dove il
nero si sfuma con altri toni, creando una testure di colori che non lascia
indifferenti perché mostrano più di quello che sembra, e il risultato è un’opera
d’arte che parla al lettore che si ritrova tra le mani una storia che poteva
benissimo vincere il prestigioso premio letterario.
n°1 - Premio Internazionale d'arte
contemporanea I Grifoni - V Edizione
Martina D'Alessandro - Autoritratto
lunedì 19 agosto 2013
Come se Come se quel che xe èsser dovesse ancora come se quel che ga da èsser fusse quelo che xe ...
Agenda letteraria
Come se
quel che xe
èsser dovesse ancora
come se quel
che ga da èsser
fusse quelo che xe
…
Cari appassionati lettori, finalmente riprendo in mano la nostra
amata Agenda letteraria che oggi ricorda la nascita di un poeta dialettale Ernesto
Calzavara, che ha dato sfoggio della sua poesia in dialetto trevigiano,
soprattutto a partire dal 1960 con il testo Poesie
dialettali. Questo avvocato è nato e ha vissuto a Treviso, dove oltre a
essere diventato un avvocato di successo, si dilettava con la poesia,
diventando un promotore, infatti ha curato e promosso l’istituzione dell’Archivio storico nazionale della poesia
italiana in dialetto, con sede a Treviso e diretto dall’Università di
Venezia.
Una delle sue opere più complete e famose è stata pubblicata dalla
Garzanti editore, nel 1989, dove ha raccolto le sue poesie comprese quelle
giovanili in un libro dal titolo Ombre sui veri - Poesie in lingua e in dialetto trevigiano
(1946-1987), con una introduzione di Cesare Segre.
Vi lascio con una sua poesia in dialetto trevigiano e la rispettiva
traduzione.
Parole mate (dialetto trevigiano)
Rame che rema che respira de ua roza
rama remo rime roma ruma
totami dapartuto che casca
sul colo dea morte dai reclini de rame
E mi serco mi vago non so par dove
par che razo’n no vedo no so
ma rovine rente rovine
rovinasi ore de sol
suaque nere che frize pescao’ri’ e pesi
in croze de po’
Marao’ri’ Rua Chicaribo
romai amori più romai resta
parole mate
restè no morir
no morime in man
restè reste parole
T R A D U Z I O N E
Parole senza senso
Rami che remano che
respirano di uva rosa
ramo remo rime roma
ruma
rottami che cadono
dappertutto
sul collo della
morte dagli orecchini di rame
E io cerco io vado
non so per dove
perché ragione non
vedo non so
ma rovine vicino a
rovine
macerie ore di sole
su acque nere che
friggono pescatori e pesci
in croce di poi
Maraori Rua Chicaribo
ormai non più amori
ormai restano
parole senza senso
restate non morite
non moritemi in mano
restate restate
parole
"Presa dall'agitazione sollevai ancora più velocemente lo sguardo, finché non rimase nuovamente rapito da quegli occhi azzurri, che riuscivano a risaltare nonostante la poca luce. Era lui. Il vampiro."
Fantasy…
Per gli appassionati come me del genere fantasy, ma anche dell’Urban
paranormal fantasy, oggi ci intratterremo con una delle mie ultime letture, l’emozionante
romanzo di Victory Storm della casa
editrice Elister Attrazione di sangue, che mi ha attratto dalla prima all’ultima
pagina, trascinandomi all’interno di questa appassionante storia, dove con una
scrittura scorrevole la nostra autrice, ci fa vivere le vicende della giovane
Vera Campbell e della forte attrazione che il suo sangue suscita nel tenebroso Blake,
un vampiro oscuro ma bellissimo a cui sarà legata non solo dal sangue ma anche
da un appassionato amore: ...Blake mi
sorrise e lentamente posò le sue labbra sulle mie. Ci baciammo a lungo,
trasportati dalla dolcezza e dal romanticismo del momento. Non ne capivo il motivo,
ma adoravo stare con lui. Volevo stare con lui, soffrivo per lui, mi
preoccupavo per lui… Lo amavo? Non lo conoscevo ancora bene, ma sentivo di
provare dei sentimenti molto forti per lui. Ero rimasta vittima di un colpo di
fulmine oppure mi ero solo invaghita della sua bellezza e del fatto che sapevo
che il nostro sarebbe sempre stato un amore impossibile? Ero confusa. Sapevo
solo che volevo stare con lui, nonostante tutto. ... Questo amore però dovrà affrontare l’odio e la
persecuzione di una potente setta “L’Ordine della croce insanguinata” che
agisce nell’ombra per estirpare quello che per loro è il male, ma a volte il
bene si confonde con il male e il male con il bene, infatti il suo sangue può
essere l’elemento fondamentale per portare la pace tra le due razze, quella
umana e quella dei figli della notte. Tra inseguimenti, tradimenti e verità
nascoste, si sviluppa questo avvincente romanzo che saprà tenervi incollati
fino alla fine. Ma perché il sangue di Vera è così particolare? …E come se questo non bastasse, a volte il
tuo odore diventa anche più dolce e attraente, come poco fa. Non so cosa sia
successo, ma tu, cara mia, sei sicuramente un’arma contro di me, dato che prima
o poi mi farai impazzire. Mi spiace sconvolgerti, ma sei tu quella più
pericolosa tra di noi. Pure il cardinale Montagnard mi aveva messo in guardia
su di te, dicendomi di non lasciarmi tentare o sarebbero stati guai. Voglio
scoprire il motivo di questo tuo odore così ipnotico… Perché una ragazza
anemica attrae così tanto i vampiri? …Continuava
ad allungarsi sul sedile posteriore per annusarmi meglio. Il mio cuore cominciò
a martellare dalla paura. Troppo tardi compresi che quella sensazione lo stava
eccitando ancora di più. Fu un attimo
e mi ritrovai aggredita da Will che cercò di saltarmi alla gola con i canini
allungati e lo sguardo ipnotizzato… Quale
segreto si cela dietro la diciasettenne Vera, cosa è successo veramente
a sua madre, e suo padre chi è in realtà?
…Io ho amato moltissimo e profondamente tua madre, ma me la portarono via
quando il convento scoprì che era rimasta incinta e io non seppi nulla della
tua nascita fino a qualche anno fa…
Un romanzo appassionante, una trama ben costruita come i suoi
personaggi che ci coinvolgeranno in una storia avvincente dove niente è come
sembra e tra inseguimenti, tradimenti, verità nascoste e un amore che va al di
là di una mera attrazione di sangue, saremo immersi in un libro che ci terrà
incatenati fino all'ultima pagina con una lettura scorrevole che si legge in un
battito di ciglia.
Titolo Attrazione di sangue
Autore Victory Storm
Editore Elister Edizioni
PREZZO ONLINE 6,99 €
PROMOZIONE ESTATE 2013: 3,99 €
Iniziate a gustare i primi tre capitoli offerti dalla Elister
Editore
Caffè letterario, "Tutte le cose, tutti gli oggetti, hanno una storia da raccontare, talvolta insignificante talvolta buffa, magari frivola, oppure tragica: basta solo tendere bene l’orecchio, e saperla ascoltare".
Cari amici, eccoci
finalmente al nostro bellissimo momento letterario, dove gustiamo un delizioso libro
sorseggiando un buon caffè, magari godendoci una profumata e fresca brezza
marina su una bella veranda, naturalmente chi non ha questa bella fortuna non
rimane altro che utilizzare l’elemento fondamentale degli appassionati lettori,
l’immaginazione.
Quindi torniamo
a noi, e andiamo a goderci l’aria fresca e il nostro caffè letterario, in compagnia di
Nadia Morbelli e del suo libro, colorato da una leggera sfumatura di giallo,
dal titolo Amin, che è volato giù di sotto, il suo secondo libro, che
continua la serie che la vede come
protagonista immaginaria di questi piccoli gialli, che l’hanno trasformata in
una improvvisata investigatrice, spinta dalla sua forte curiosità.
Ma vediamo chi è
questa scrittrice ligure che sullo sfondo della sua bella Genova, ci emoziona
con le sue appassionanti storie, scritte con un linguaggio comune, che riesce a catturare il lettore nelle sue storie.
Nadia
Morbelli, dopo essersi
laureata in paleografia, ha iniziato a collaborare con diverse riviste di
settore. Attualmente lavora come redattrice in una piccola casa editrice e vive
tra Genova e il Basso Piemonte, da cui parte della sua famiglia proviene. I
momenti più belli della sua vita li trascorre in biblioteche polverose o
viaggiando in giro per il mondo. Per Giunti ha pubblicato nel 2012, il primo
titolo di questa serie, Hanno ammazzato
la Marinin, che la vede come protagonista immaginaria di questi piccoli
gialli, che l’hanno trasformata in una improvvisata investigatrice nata dalla
sua forte curiosità.
"Un giallo scoppiettante e
intelligente, una Genova da togliere il fiato, un’indagine da non perdere con
la protagonista-redattrice più simpatica che c’è."
Titolo Amin, è volato giù di sotto
Autore Nadia Morbelli
Editore Giunti
Collana: A
Prima edizione: giugno 2013
Prezzo 10,00 ebook 6,99 €
Dicono del libro
“Il segreto della Morbelli è di trattenere sullo sfondo, ben
concreta e visibile, l'indagine in questione e di esaltare in primo piano
parole e situazioni in grado di disegnare una sublime geografia delle
convenzioni antropologiche in atto tra Liguria e (basso) Piemonte ” Danilo Arona, Pulp libri
“Un nuovo, avvincente caso per l’investigatrice fai-da-te che ha
conquistato i lettori italiani."
Adesso sorseggiamo il
nostro caffè, iniziando a leggere questo scoppiettante romanzo che sono sicura
vi appassionerà.
Guardavo desolata gli stivali messi ad asciugare vicino
al termosifone dell’ufficio,, un robone di ghisa anni Venti con tanto di
zampette artigliate. Andare a comprare le acciughe in via Gramsci durante la pausa caffè sotto una
pioggia battente non era stata una buona idea. Tanto più che un’ora dopo era
venuto fuori il sole, anche se palliduccio e incerto. Perfino l’arcobaleno era
uscito, facendo capolino verso le undici dal finestrone davanti alla mia
scrivania, accampato di traverso sul cielo ancora scuro di nubi fra il palazzo
di fronte e i pini marittimi di Villetta Dinegro. Alla fine mi ero decisa a
infilarli, gli stivali, che emanava il camoscio ancora tiepido. Un tacco era
partito. Pazienza… Il silenzio era quasi totale, interrotto a tratti dallo
sbuffare scocciato del mio capo che, chiuso nella propria stanza, era
evidentemente alle prese con qualche rogna colossale. Del resto, per lui, erano
tutte rogne colossali. Le otto passate. Avevo messo su il cappotto e mi ero
avvoltolata la sciarpa attorno al collo. -”Io
vado! Ci pensi tu a chiudere? Domanda retorica: a parte il fatto che non c’era
nessun altro, a chiudere ci pensava lui tutte le sacrosante sere, e
difficilmente lo faceva prima delle nove. Dalla porta a vetri illuminata si era
levato una sorta di grugnito: - “Vai già
via? L’impudenza della domanda valeva bene i quattro o cinque passi che mi
separavano dal suo studio. Avevo socchiuso la porta e mi ero affacciata in
quello spiraglio: - Gian Paolo! Sono le
otto e un quarto! La Mariella non ti mazzia mai, che torni sempre a casa a
delle ore allucinanti? Io ti avrei già ucciso da un pezzo… - La Mariella è a
Laigueglia. – Con questo freddo? – Stanno facendo dei lavori nel condominio. Mettono
le impalcature per dipingere la facciata e Mariella vuole controllare di
persona che non facciano danni alla buganvillea sul terrazzo. Sai che è maniaca
delle piante, no? La Mariella a Laigueglia, per Gian Paolo, equivaleva a un
“liberi tutti”: sicuramente non si sarebbe schiodato dalla scrivania prima
delle dieci. Anche ora che l’Althea pubblica quasi cento titoli l’anno,
continua imperterrito a rivedere a una a una le bozza corrette prima di andare
in stampa, nel caso fosse sfuggito a qualcuno un errore. E questo fa di lui un
buon editore. – Va’, va’. A domani! – A domani!
Mi ero infilata i mezzi guanti per le scale che avevo fatto quasi di corsa.
Era proprio tardi. Più tardi del solito. Naturalmente, a quell’ora il portone
grande era già chiuso: la luce spenta della guardiola lasciava intendere che il
portinaio era già da un pezzo alle prese con un bel piatto di pasta fumante, il
cui profumo aleggiava nel grande androne deserto. Avevo tirato con forza il
portello ricavato nell’anta di legno
rinforzata da borchie, pesante come una madonna e con una molla da fare
invidia a una tagliola per orsi. Prima o poi, ne ero sicura, ci avrei lasciato
dentro una caviglia. Stando attenta a non inciampare nello zoccolo, ero uscita
nell’aria gelida di una notte limpida e chiara. Almeno per essere gennaio. Avevo
imboccato con passo lesto il carrugio in discesa che mi avrebbe portato a
Caricamento, dove spesso prendo l’autobus. Avevo fatto poco più di duecento
metri quando per terra, nella luce fioca di uno dei radi lampioni che cercavano
invano di rischiarare quel vicolo angusto, avevo intravisto un qualcosa che lo
ingombrava, messo per traverso. “Porca di
quella mmm…: un sacco di rumenta… attorno pullulerà di pantegane!” Indecisa
se proseguire e scavalcarlo, oppure fare marcia indietro e andaree alla fermata
della Nunziata, alla fine aveva prevalso la stanchezza e la voglia di arrivare
al più presto a casa, al caldo. Mi ero avvicinata un poco di più, circospetta,
e mi ero accorta che quello che mi sbarrava la strada non era un grosso sacco
della spazzatura ma qualcosa di meno informe e insieme di più familiare. Forse un
uomo. Sì, un uomo che dorme appoggiato su un fianco, la testa nell’incavo dell’ascella
di un braccio alzato dietro la nuca con l’altro proteso in avanti, l’avambraccio
piegato all’altezza del volto. Le gambe erano rannicchiate. Calcato sul capo
aveva un berretto di lana, e addosso un maglione pesante, a coste grosse, sopra
a un paio di jeans. “Ecco sicuramente un
tossico… Certo che dev’essere ben strafatto se non si accorge nemmeno di questo
freddo porco… Strano, ormai se ne vedono pochi conciati così…” Stavo per
battere in ritirata quando avevo buttato l’occhio su qualcosa di lucido e scuro
che macchiava il selciato proprio davanti alla sua faccia. Fatto un passo
avanti, uno solo, mi ero protesa per vedere cos’era: “Sangue? Cazzo! Ma non sarà mica morto?”. Non avevo fatto a tempo a
formulare quell’abbozzo di pensiero e mi ero ritrovata a pigiare come una
forsennata sul pulsante del citofono della casa editrice. Urlavo. – Gian Paolo! Gian Paolo! Vieni giù! Subito!
Subito! Ovviamente doveva avermi risposto qualcosa, ma non ci avevo fatto
caso… sentivo soltanto la mia voce isterica che gridava: - Presto! Fa’ presto! Vieni giù! Ero ancora lì che sbraitavo attaccata al citofono
quando Gian Paolo aveva spalancato il portello, con la faccia spaventata. Non aveva
messo nemmeno il giaccone. - Un morto! C’è un morto per terra! …
E ora cosa sarà successo?
Scopriamolo leggendo questo emozionante libro di Nadia Morbelli.
News, Leggere è un' arte in via di estinzione e i libri sono specchi in cui troviamo solo ciò che abbiamo dentro di noi, e la lettura coinvolge mente e cuore, due merci sempre più rare. Carlos Ruiz Zafón
News
Ciao a tutti cari amici lettori,
dopo questa piccola pausa nella settimana clou dell’estate, quella del
Ferragosto, riprendono i post della vostra “bacheca
dei libri” per intrattenervi sulla cosa che amiamo di più i LIBRI.




























