lunedì 11 novembre 2013
“Le sue mani forti le sfiorarono il viso con delicatezza. Poi la baciò di nuovo, con trasporto, e quando si staccarono nei suoi occhi Bethany vide un sentimento che conosceva bene. Era lo stesso che provava lei. Era amore.”
Fantasy
Eccoci qui amici in lettura, Fantasy... amo insieme
perché è atterrato in Italia Shadows, il prequel della serie Lux, della famosa
scrittrice di Urban fantasy Jennifer L. Armentrout.
È questa la copertina del
libro che molte fans della serie hanno atteso con ansia. Dopo l’uscita del
primo volume Obsidian, la Giunti Editore, presenta il prequel della serie, che vede come protagonista Dawson
Black, il fratello gemello del misterioso Daemon, l’alieno della
porta accanto che ogni fanciulla terrestre sogna di avere.
Questo romanzo, narra
la triste e profonda storia d’amore, tra Dawson e Bethany Williams, la giovane
umana arrivata dal Nevada e di cui il bellissimo ragazzo dell’altro mondo s’invaghisce, facendogli
scoprire quel meraviglioso sentimento che alla fine lo porta alla morte. Finalmente
tra queste pagine scopriremo cosa è successo al fratello di queste meravigliose
creature dagli occhi verdi che hanno catturato il cuore della protagonista di
questa serie la blogger Katy.
Come è stato già
preannunciato in Obsidian, questa storia d’amore non ha un lieto fine, quindi
preparate i fazzolettini perché qualche lacrimuccia è inevitabile, ma tutto
sommato ne vale la pena, perché solo la fantastica Jennifer L. Armentrout può catturare il lettore con quello stile
tutto suo, che di certo non ci risparmia i dettagli e con questo libro, ha deciso
di fare un regalo alle sue numerosissime fans che con tanta passione la
seguono.
Se avete amato
la saga di Stephenie Meyer, Twilight, sicuramente impazzirete per questa serie e
per darvi un’idea di cosa stiamo parlando...
“Uno dopo l’altro i ragazzi entrarono
in classe, sbadigliando e stropicciandosi gli occhi. La neve sciolta gocciolava
dai loro cappotti raccogliendosi in piccole pozze sul pavimento. Dawson distese
le lunghe gambe sulla sedia vuota davanti a lui. ... la campanella era appena
suonata quando una ragazza entrò di corsa con un foglio giallo in mano. A
Dawson bastò un acchiata per capire che non era di quelle parti ... Fece
scivolare lo sguardo lungo le sue gambe, slanciate e sinuose, e notò le
ballerine ai piedi. ...Il piede di Dowson toccò terra con un tonfo sonoro.
Era... bellissima. ...”
....ecco un assaggino di questa storia giusto
per emozionarvi un po e il link dove potrete godervi il primo capitolo di
questo emozionante young adulds.
Le piaceva sentire sulla pelle l’odore dell’erba mescolato a quello denso dei fiori; le ricordava i giardini che aveva visitato con Adam, le sue mani che profumavano di primavera. La mente di Penelope era svuotata, e il cuore ruvido come la terra che circondava la casa. Qualcosa però sarebbe cambiato, almeno lì, in quel giardino. In un modo o nell’altro sarebbe riuscita a rifiorire.
Caffè letterario
Buongiorno!
Amici in lettura, inizia una nuova settimana e per animare la vostra giornata ecco che arrivano le delicate note
profumate di uno splendido giardino che sparge come in una meravigliosa
primavera il suo incantevole profumo che possiamo ritrovare tra le pagine rosa
di questo romanzo che accompagneranno con la loro fragranza il vostro caffè.
L’ultimo battito
del cuore, è come un piccolo bocciolo che schiude i suoi petali, e
proprio così farà anche con il nostro cuore insieme a quello della sua
protagonista, Penelope che dopo la perdita del suo grande amore scoprirà che
infondo al suo cuore c’è un meraviglioso giardino sopito che aspetta di essere
scoperto e coltivato.
Penelope non ama le rose, ma ama profondamente Adam, e quando lui
attraversa le porte dell’aldilà, lei vaga nella profonda solitudine del suo
cuore, fino a quando un giardino risveglia la sua voglia di vivere e sarà
proprio grazie a questa brulla terra del Kent a far scorrere il filo del
destino per farle incontrare Tristan, colui che potrà far battere ancora una
volta le lancette del suo cuore che si erano congelate con la morte del suo
primo e unico amore. Una romantica storia d’amore che sboccia come un piccolo
bocciolo dalla penna di Valentina Cerberi, che con questo suo primo romanzo
mostra lo splendore di un giardino che torna a fiorire spargendo nell’aria il
suo delicato profumo, che mi riporta alle mente le romantiche note di Nicholas Sparks e il magico mistero
racchiuso nel bellissimo romanzo di Frances
Hodgson Burnett, Il giardino segreto.
Dopo questa premessa, vi lascio sorseggiare il vostro caffè
con le pagine di questa romantica storia, che nonostante la tristezza delle
prime pagine, farà battere il vostro cuore insieme a quello della povera
Penelope, che potrà tornare a sbocciare solo grazie alla vostra lettura.
Autunno 2008
L’odore dei fiori era dappertutto. La seguiva
in ogni angolo, come una oscura maledizione. Penelope si ritrovava aggrappato
ai vestiti l’odore pastoso dei gigli in fiore. Seguiva ogni suo passo come gli
invitati alla funzione. Il funerale di Adam. Era da poco calato il sole, eppure
avrebbe giurato di aver stretto più mani lei in quella giornata che in tutta la
sua vita. Tutti, del resto, amavano Adam Spencer, ma a differenza di Isabel,
che con il figlio aveva condiviso una vita intera, a lei erano spettate le
briciole. La loro vita insieme, tutti i progetti per il futuro, si erano
liquefatti nella carcassa della loro auto, travolta da un camionista sorpreso
da un colpo di sonno. Dopo lo schianto c’era stata la corsa in ospedale, la
constatazione della morte, la benedizione di un prete e un amen su un’esistenza
interrotta troppo in fretta. E ora lei se ne stava seduta su una sedia a rotelle
nel bel mezzo del giardino degli Spencer. Si era svegliata dal coma qualche
settimana prima, ma nella sua testa era ancora tutto confuso. La sola cosa che
le appariva chiara era la morte di Adam. Lui non ce l’aveva fatta, non l’aveva
aspettata. Aveva avuto fretta di andarsene, non le aveva permesso nemmeno di
salutarlo come si deve. Non appena riacquistato l’uso della parola, Penelope
aveva subito chiesto di lui, ma era troppo tardi, e i suoi organi erano già
stati trapiantati in corpi sconosciuti. Dell’uomo che amava non le era rimasto
niente. Nemmeno quel cuore che aveva giurato essere suo. Seduta davanti alla
sua tomba Penelope avrebbe voluto gridare, ma nessuno si sarebbe mai
precipitato a soccorrerla. Nessuno poteva, né si sforzava di capire. Adam le
aveva promesso una vita insieme, le aveva giurato che quando fossero stati
anziani e malandati si sarebbero ricordati le pillole l’un l’altro, ma quel
sogno era durato appena qualche settimana. Non ci sarebbero state più
lavatrici, camicie da stirare o il secondo spazzolino nel bicchiere accanto al lavandino.
Niente. Soltanto distese di solitudine, una lanugine che difficilmente avrebbe
potuto spazzare via dal cuore. Penelope sentiva ancora nelle orecchie l’eco
della sua risata, quell’ottimismo incrollabile, ma nelle mani aveva solo il
vuoto di un addio consumato. “Va’ avanti”,
“lui non vorrebbe saperti infelice” continuavano a ripeterle una serie di
facce spiegazzate dal pianto sopra lugubri abiti neri. Avanti però Penelope non
riusciva proprio a guardare, e il presente era già un fardello pesante per le
sue ginocchia ossute fare capolino dai pantaloni. Era stato un inferno indossarli,
i muscoli erano ancora intorpiditi dalla lunga immobilità, ma non avrebbe
accettato nessun altra soluzione. Le gonne non le erano mai andate a genio,
così come non aveva mai amato le rose che invece Adam adorava, e che si
intrecciavano sulla sua tomba. Penelope le trovava di una bellezza troppo
semplice, scontata, invece Adam impazziva per loro al punto di voler mettere in
salotto la riproduzione gigante di una Baltimore Belle che aveva fotografato
durante una passeggiata. Aveva scattato quella foto in primavera, appena
qualche mese prima. prima. D’ora in poi
la sua vita si sarebbe per sempre divisa tra un prima e un dopo Adam. ... Era
successo non poteva tornare indietro, doveva farsene una ragione. Nessuno era
tornato dall’altro mondo e Adam non avrebbe fatto eccezione, ma pur di
smetterla di continuare a torturarsi con quel pensiero preferì spostare l’
attenzione sulle aiuole fiorite intorno a lei; tutto era perfetto, un addio in
pieno stile Adam Spencer: romantico e decadente, impossibile da dimenticare. ...
Inverno 2009 Pile di piatti sporchi
nel lavandino e briciole sulla tovaglia dimenticata sul tavolo, la stessa delle ultime tre settimane. Penelope,
avvolta nel maglione di Adam, stava seduta a guardare il posto vuoto davanti al
suo. Avrebbe lasciato il lavoro, ormai aveva deciso. Aveva denaro a sufficienza
per un altro mese, poi chissà. Si girò verso la finestra, rivolgendo gli occhi
al sole radente che la salutava oltre il vetro. Sui tetti lo sbuffare bianco
dei comignoli sembrava scaldare il cielo grigio, mentre il gelo di un inverno
senza fine graffiava le pareti. Penelope si strinse nel maglione, sognando
Adam. ... Estate 2009 Il suv era imbottigliato nel traffico del fine
settimana. Penelope se ne stava rannicchiata di lato, il piede premuto sul
tappetino come se avesse voluto frenare ogni volta che un’auto le affiancava. Seduta
accanto a lei Addison non la smetteva di parlare. Penelope si calò il cappuccio
della felpa di Adam sulla testa e si girò di lato, intirizzita per il vento che
continuava a batterle addosso. Come al solito, Addison teneva il finestrino
abbassato per far circolare l’aria, sia che fuori ci fossero tre o trenta
gradi, ignorando l’esistenza dell’aria condizionata e delle bocchette di ventilazione.
Penelope tirò giù le maniche sino a coprirsi le mani, gli occhi incollati al
finestrino mentre Addison continuava imperterrita il suo monologo sul tempo che
guarisce ogni ferita, sul dovere di andare avanti sempre, nonostante tutto, e
lasciarsi avvolgere dagli affetti familiari. ... Detestava che Addison
decidesse per lei, detestava il modo in cui riusciva a risolvere i problemi di
tutti e a condurre la sua vita perfetta mentre lei di perfetto non aveva
niente, anzi; era svuotata dentro, e Addison lo sapeva. ... un lampione
rischiarò la notte, e le due sorelle approdarono davanti alla casa in stile
georgiano, con i mattoni rossi e le inglesine bianche, e l’impeccabile simmetria
dei camini agli estremi del tetto; il ritratto di Addison. Rigore, linearità,
purezza delle forme. “Al piano terra ci
sono la sala da pranzo, il salotto, la cucina, lo studio di Ryan e i bagni per
gli ospiti; al piano superiore le camere. La casa è circondata da un parco
secolare, un capanno per gli attrezzi e i parcheggi. Ci piacerebbe una piscina,
ma per il momento è solo un’idea” continuò Addison. Penelope raggiunse le due
colonne bianche che incorniciavano la porta a vetri circondata da intrecci di
glicine, ma non resistette alla tentazione di lanciare lo sguardo oltre. C’era
qualcosa al di là del confine delineato dalla notte stellata; un giardino
apparentemente sconfinato che respirava piano, seguendo la brezza leggera del
sud. ... Addison la invitò a entrare, ma all’improvviso Penelope ebbe freddo,
quel freddo che attanaglia le ginocchia e blocca il respiro. Fu allora, per la
prima volta in quella giornata, che si risvegliò da quel torpore durato un ano
intero. Il sangue ricominciò lento a pompare nelle vene, e le gambe a
riprendere forza. Era viva, la luce fioca oltre la finestra non doveva
spaventarla. Addison non sarebbe riuscita a soffocarla, questa volta avrebbe
lottato. ... “La famosa Penelope? Ryan
Walker” disse una voce calda e profonda. La luce proveniente da un’altra
stanza illuminò la figura di un uomo e di una sedia a rotelle. Ryan, il marito
di Addison. Suo cognato. ... Dopo l’incontro con Ryan era salita nella sua
nuova stanza, ma era rimasta sveglia per ore a chiedersi cosa dovesse
aspettarsi da quella convivenza . era sicura che Addison avesse qualcosa in
mente per lei. E Ryan, poi; conoscerlo le aveva trasmesso una strana
sensazione. ...
https://www.youtube.com/watch?v=oafopGlfVMY
https://www.youtube.com/watch?v=oafopGlfVMY
sabato 9 novembre 2013
Once upon a time...
C’era una volta...
una giovane fanciulla, che passeggiava senza meta per le vie di
una cittadina, mentre vagava tra i suoi pensieri, si ritrovò senza rendersene
conto davanti a una curiosa e pittoresca libreria. Incuriosita decide di
entrare, così, spinge la porta e... un suono tintinnante e delizioso di
campanelline accompagna il tuo ingresso insieme a un raggio di luce che attraverso i vetri, diffonde mille colori
come un prisma che rinfrange la luce, mentre il leggero pulviscolo che
attraversa il suo raggio brilla come polvere di fata, insieme a un
delicatissimo profumo che non riusciva a definire, ma che stodisce i suoi sensi
e quando un incantata principessa delle fate la prende per mano,
lei si lascia condurre senza la minima esitazione o meraviglia.
Con la splendida creatura, attraversano una porta che si apre su una immensa sala
piena di volumi. Gli scaffali si rincorrevano e mai aveva visto così tanti
libri. Prima di riuscire a capire o a pensare come una libreria di così modeste
dimensioni potesse contenere tutti quei volumi, uno di essi scivolò dallo
scaffale e come per incanto si posò tra le sue mani, s’intitolava Il
vento tra i salici, di un certo Kenneth
Grahame e lei per istinto lo aprì...
Fu così che un distinto rospo, educato e vestito di tutto
punto si inchinò di fronte a lei e come un vero gentiluomo si presentò: Buongiorno Miss, sono l’egregio Signor Toad
Hall e ho l’immenso onore di farle da scorta tra le mie intrepide avventure,
così avrò l’immenso onore di presentarla ai miei simpatici amici e nonostante
alcuni di loro hanno dei modi un po’ burberi, sono sicura che li troverà adorabili.
Così, la fanciulla si ritrovò a braccetto con questo garbato e stravagante signore,
che certo non badava a spese.
Tra tutti i suoi numerosi amici, la fanciulla scoprì che
solo tre erano quelli che l’eccentrico signor Toad poteva considerare dei “veri amici”, ovvero Tasso Mc Tass, un saggio erudito, che ama
la solitudine e nonostante l’aria un po’ burbera, dimostrerà di essere davvero
un fidato amico; Topus, calmo e
amichevole, avvolte può fare concorrenza a Brontolone, ma in fondo è un tipo
apposto; ultimo ma non ultimo il tenero
Talpino, un vero pantofolaio dai modi educati, particolarmente legato al
signor Topus.
Durante questo
viaggio, la fanciulla fu invitata a soggiornare nella stupefacente residenza
del suo ricco accompagnatore, Villa Rospi,
un vero gioiello, che da sfoggio dei nobili e prestigiosi natali del signor Toad.
Così tra giri in barca, spericolati tour in automobile, e fughe d’invasione della villa del suo protettore assalito dai debiti a causa delle sue eccentriche manie, la fanciulla ha vissuto un’avventura unica che difficilmente potrà dimenticare, scoprendo come può essere forte un indissolubile legame d’amicizia.
Il vento tra i salici o The Wind in the Willows, è un
classico della letteratura per l'infanzia è stato scritto da Kenneth Grahame e pubblicato
nel 1908.In questo romanzo i protagonisti sono gli animali del bosco, che rappresentano
i modelli della società rurale inglese. Come le favole, questa storia ha molto
da insegnare sull’amicizia, il cameratismo. Questo libro ha avuto notevole
successo tanto che nel 1929 A. A. Milne,
quando è diventato un celebre scrittore, ha adattato questa storia per la sua
rappresentazione intitolata Toad of Toad
Hall.

venerdì 8 novembre 2013
I libri sono l'alimento della giovinezza e la gioia della vecchiaia. Marco Tullio Cicerone
Buongiorno!
Amici in lettura, che bella la frase di
oggi. Anche se i tempi sono cambiati, ci sono cose che non cambiano mai e cose
di questo tipo:
mi rianimano il cuore, un nonno che legge e scopre cose nuove insieme
ai suoi nipotini. Un libro e per sempre.
Ma, se le novità aiutano a coinvolgere nella lettura
anche i più giovani perché non lasciarsi coinvolgere considerando lo scarso interesse verso una cosa così bella?
Condividere e imparare insieme. C’è molto da imparare dai più giovani, ma
c’è anche molto da imparare dalla saggezza e dalla dolcezza degli anziani.
Bisogna godere di certi momenti perché il tempo fa il suo corso e
certe cose rimangono indelebili nel cuore, soprattutto nei più giovani.
Con questa perla di saggezza ciceroniana e una lettura che può unire i cuori, vi
auguro una buona giornata
e ... Buona lettura
martedì 5 novembre 2013
Riflettiamo... I have longed to move away... La poesia, il pensiero dello scrittore gallese più controverso e visionario della letteratura inglese.
Oggi, voglio riflettere insieme a voi sulla poesia e sulla mente controversa di uno
dei più rilevanti poeti che ha lasciato il segno nella letteratura inglese. Dylan Thomas.
“La poesia, per un
poeta, è il lavoro più remunerativo del mondo. Una buona poesia è un contributo
alla realtà. Il mondo non è più lo stesso dopo che una buona poesia gli si è
aggiunta”
Dylan Thomas, non accetta nessun intellettualismo o
problema ideologico, infatti cerca di creare una poesia tutta sua che
privilegia la più semplice base organica dell’esperienza, come il momento della
nascita, e per questo si rivela diverso dai suoi coetanei come: Wystan Hugh
Auden, Stephen Spender e Louise MacNeice, mostra delle affinità con altri
moderni visionari come William Butler Yeats e James Joyce.
I temi principali della poesia di Dylan Thomas sono sempre gli stessi e vengono ripetuti in modo quasi
ossessivo nelle sue composizioni: la
natura, vista nel suo aspetto sacro, come energia che scorre in ogni
creatura vivente, la "linfa e la
radice" che fa compiere il ciclo di nascita, crescita, riproduzione e
morte; la fondamentale unità di vita e
morte, di creazione e distruzione; l'infanzia,
sia personale, sia fase mitica della vita umana; l'orrore della guerra (tema introdotto dalla raccolta del 1946); e
la morte, che viene vista non come
la fine inevitabile della vita, ma come un momento transitorio che alterna la
vita alla morte.
La morte, uno dei temi che trascina in una controcorrente
volontaria il nostro poeta che per distinguersi dai suoi coetanei, sceglie
questo simbolo di rovina e spiega la sua decisione in una lettera inviata nel
1933 a Pamela Hansford Johnson, e
scrive:
Se scrivo tanto spesso in termini di corpo, di morte, di malattia e
di corruzione del corpo, non significa necessariamente che la mia Musa (non una
delle mie parole preferite ) sia sadica. Almeno per ora credo nello scrivere
poesia della carne, e in genere, della carne morta . Moltissimi poeti moderni
scelgono come loro oggetto la carne ‘viva’, e con il loro accorto lavoro di
dissezione, la trasformano in una carcassa. Io preferisco usare la carne
‘morta’, e con tutta la positività di fede e di convinzione che ho dentro di
me, costruirci una carne ‘viva’
Mah! Chi è in realtà Dylan Thomas?
Un fumatore accanito? Un alcolizzato? Un visionario? O forse
era semplicemente un poeta?
Come lui stesso dice: “Contengo in me una
bestia, un angelo e un pazzo. E la mia ricerca riguarda la loro azione, e la
mia difficoltà consiste nel loro soggiogamento e nella loro vittoria, negli
abbassamenti e nei sollevamenti, e il mio sforzo è la loro autoespressione.”
Questo letterato, costruisce una visione tutta sua, unica e rigeneratrice, che ricorda i grandi poeti romantici come: William Blake e Samuel Taylor
Coleridge.
Distorce il linguaggio in modo intenzionale per adattarlo
alla sua visione del momento, e con grande talento riesce a creare una nuova
lingua che riesce a raggiungere in modo diretto ed espressivo, chi legge le sue
poesie. Un poeta che sottolinea a chiare lettere la sua diversità, anche se
molti studiosi notano l’influenza di quei grandi scrittori che hanno dato un
impatto al linguaggio poetico, tra cui ricordiamo Gerard Manley Hopkins l’eccentrico poeta che soltanto dopo l’incontro
con la poesia di Ezra Pound e di Thomas Stearns Eliot è stato in pieno
riconosciuto come grande sperimentatore e innovatore del linguaggio poetico.
A reading of "Do Not Go Gentle Into That Good Night" by Dylan Thomas.
Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.
Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.
Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.
Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.
Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.
And you, my father, there on that sad height,
Curse, bless, me now with your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.
lunedì 4 novembre 2013
Socchiuse gli occhi e mi studiò con attenzione, con una tale intensità da farmi venire i brividi. La sua espressione era di solito triste e confusa, ma in quel momento vidi tutt’altri sentimenti nel suo sguardo. Ansia e paura. "Hai delle alternative" bisbigliò rauca. "Ma accettare il tuo destino è quella più sicura." Il bacio della morte
Recensione
Ben ritrovati appassionati lettori, mi ritrovo di nuovo a
riaggiornare le mie letture e a lasciare la mia recensione su un’altro Urban
Fantasy che ha attirato la mia attenzione e di cui vi avevo già accennato. Parlo
del libro di Marta Palazzesi, Il bacio della morte, il
primo volume della saga “La casa dei
Demoni”. Di questa saga, è stato pubblicato il 9
Ottobre, il secondo volume che si intitola “Il
sogno dell’incubo” e contiene anche il prequel del primo volume “Il marchio di Damian”.
Questo romanzo è
stata una scoperta postuma, infatti nonostante è uscito nel mese di Gennaio, ho affrontato la sua lettura solo recentemente e tengo a precisare che non ho letto l’Accademia
dei Vampiri di Richelle Mead,
che a quanto pare molti lettori, hanno notato delle similitudini tra i due romanzi. Presto
rimedierò alla mia mancanza, ma intanto vi rilascio il mio giudizio come
lettrice.
Allora, cosa penso di
questo romanzo?
Beh! a prescindere
dal genere io penso che un libro per essere considerato un bel libro deve
almeno appassionare il lettore, altrimenti diventa un bell’oggetto
d’arredamento. Se ti spinge alla rilettura automatica, diventa un buon libro,
perché vuol dire che oltre a essere bello, ha lasciato una traccia che
istintivamente andiamo a ricercare.
Questa giovane
autrice, nonostante questo è il suo primo libro, ha dimostrato subito i suoi
colori da scrittrice, infatti il suo talento viene messo in chiaro nel momento
in cui è stata in grado di catturare il lettore con la sua scrittura, che
scorre limpida e fresca come l’acqua di un ruscello a primavera. Questa storia
che si sviluppa sullo scenario di una scuola speciale, chiamata Palazzo, situato
nella suggestiva Romania, celata agli occhi dei comuni mortali, un po’ come la
mitica scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Marta Palazzesi, dimostra di
possedere l’abilità di un bravo marionettista, che con destrezza riesce a
muovere i fili che legano i suoi personaggi e allo stesso tempo a incantare il
lettore nella sua narrazione.
La trama e i
personaggi che ha costruito mostrano dei risvolti nuovi rispetto ai soliti
canoni, infatti non ci troviamo davanti a personaggi da classiche leggende
metropolitane come vampiri, licantropi o le classiche battaglie tra bene e
male, popolate da angeli e demoni e ciò le concede un punto a suo favore. A
popolare questa saga sono i demoni e i semi demoni, nati dall’unione con gli
umani. Tra le varie specie di demoni, i protagonisti sono i cacciatori, che tra
virgolette sono schierati dalla parte del bene infatti, proteggono gli umani dai
sanguinari demoni Azura, che popolano il sottosuolo. Questi demoni dalle
fattezze umane, hanno dei poteri particolari che li contraddistinguono e si
suddividono in varie categorie, gli incubi, sono dei demoni che hanno il potere
di entrare nella mente e comandare i sogni. I succubi, sono dei demoni che si
nutrono e traggono forza dalla vita degli esseri umani e ciò gli rende come dei
parassiti. I personaggi principali sono Thea, una giovane cacciatrice che
ormai al suo ultimo anno di preparazione, sta per iniziare a combattere gli
Azura. Figlia di un Incubo e di una umana, ha il potere di entrare nella mente
e creare incubi. Mostra il tipico carattere che una vera eroina deve avere,
forte, coraggiosa, determinata e ribelle. Al suo fianco si muovono gli amici,
Serena,
la figlia del rettore del Palazzo, Came e Shane. A emozionare la
storia insieme a Thea è il misterioso e tenebroso Damian, di cui si
sconosce la provenienza e i poteri. Di Damian e delle sue oscure origini si
parla, nel prequel “Il marchio di Damian”, che narra le sue vicende prima dell’arrivo
al Palazzo, quando si unisce ai cacciatori nell’implacabile lotta contro coloro
che considera i suoi temibili nemici.
Bella domanda. Per scoprirlo bisogna assolutamente leggere il prequel, e così vediamo come nella triste e solitaria infanzia di Damian tra gli umani, sia finito a vivere nel mondo sotterraneo con i temibili demoni Azura e crescendo i suoi potenti poteri, lo hanno fatto diventare un dei seguaci del loro re, tanto da essere stato marchiato come uno di loro, nonostante sia figlio di un umano e di una demone succube. La morte di coloro che desiderava proteggere ricevendo anche il marchio, spinge Damian a ribellarsi e a combatterli.
Il titolo lo trovo azzeccato. La spiegazione diventa chiara dopo aver letto anche il prequel, che rivela perché un bacio di Damian può essere mortale. Il nostro bel tenebroso infatti, come mezzo succubo, ha ricevuto anche il potere della madre è
può assorbire l’energia vitale degli esseri umani, ma a differenza di lei, non
dipende da questo per sopravvivere. Come potrebbe non essere mortale un suo
bacio?
Secondo me, è questo che ha portato la nostra autrice a scegliere questo titolo.
Come in ogni Urban fantasy che si rispetti gli ingredienti
ci sono tutti: protagonisti sovrannaturali, una ribelle combattente e un
misterioso tenebroso da cui tutto ci si aspetta e un amore pieno di ostacoli in
vista. Definirei questo romanzo come un’introduzione alla storia vera e propria
che secondo i presupposti dovrebbe svilupparsi appieno già dal secondo libro,
infatti sono Thea e Damian a introdurre quello che si prospetta un intricante e
avvincente seguito per questo primo volume. Non avendo letto l’Accademia dei
vampiri, non posso pronunciarmi su una valutazione negativa, inoltre se fosse
un brutta copia di questo romanzo non credo proprio che la rispettata casa
editrice Giunti, si sarebbe impegnata di propria iniziativa a voler pubblicare
questo romanzo, andrebbe contro i propri interessi, che non sono pochi. Infatti, come ha confermato con suo grande stupore la stessa autrice è stata proprio la
Giunti a contattarla e proporle il contratto. Senza ombra di dubbio un’occasione
imperdibile per qualsiasi scrittore e senza talento ciò è impossibile.
Consigliato?
Sicuramente si. Godetevi questa piacevole storia che come ho già detto
considero un’ introduzione e poi non mancate il seguito, che personalmente mi
aspetta a braccia aperte, per sapere cosa combinerà questa imprevedibile eroina.
Quali sono i suoi veri sentimenti verso il misterioso Damian? Alla fine lo
seguirà nel mondo sotterraneo? Come reagirà quando scoprirà chi è in realtà? E perché
il fantasma della madre di Serena la sua cara amica la segue con la vecchia
foto della figlia? Questo mistero sarà legato ai continui tentativi da parte degli
Azura di rapire Serena o era realmente per Damian? Interrogativi che mi aspetto
di risolvere man mano che leggerò questa saga. Altrimenti.... Mah! No...! sono sicura
che la nostra Marta saprà regalarci una saga davvero emozionante.
Un pensiero, un caffè, un dolce sorriso e... un travolgente romance per te. Perché? Sta per iniziare...
Caffè letterario
Buongiorno!
Amici in lettura, visto che
in questi giorni vi ho un po’ trascurato, è giunto il momento di coccolarvi un
pochino, così eccomi qui con un dolce caffè e delle fresche pagine piene di una
travolgente storia d’amore per darvi il giusto tono per affrontare una nuova
giornata.
Un libro si sa, non va giudicato dalla copertina, ma come Twilight,
ad attirare la mia attenzione su questo romanzo pubblicato questo giugno dalla
Sperling & Kupfer è stata la sua copertina, che mi ha conquistato per la
delicata e pura bellezza eterea di questa fanciulla dormiente vestita di quel
blu che come i fiordalisi, risalta i suoi tratti nordici, come la sua
scrittrice, Simona Ahrnstedt, che direttamente dalla Svezia, la patria del
prestigioso Premio Nobel, mi ha travolto con questo romance, dai toni accesi.
Ma chi è questa
nordica scrittrice?
Simona
Ahrnstedt è nata a
Stoccolma, si è laureata in psicologia e oltre a scrivere romanzi, lavora come
terapista. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi di scrivere articoli
sulle relazioni tra uomini e donne. Il suo primo romanzo è stato Ritratto di donna
in
cremisi, che ha ottenuto un enorme successo di pubblico e di
critica in Svezia, dove ha inaugurato un genere per poi farsi conoscere anche
sul mercato letterario internazionale
He! He! Una specialista in relazioni tra coppie, per
coinvolgerci in questo intrigo amoroso, che sotto lo scenario di una storica
Svezia del 1349, ci racconta di un travolgete amore, nato per un fatale ma
destinato errore, perché Illiana, una giovane fanciulla, pura e fresca come la
rugiada del primo mattino, è destinata nonostante il matrimonio già combinato
dai suoi genitori a incontrare Markus, un vero e proprio cavaliere nero, che
sembra uscito dalle tremolanti storie raccontate al focolare. E come un libro
non va giudicato solo dalla copertina, ma dal suo contenuto, anche Markus non è
quello che sembra e quando Illiana scopre il suo vero volto, l’amore per colui
che si è distinto solo per la sua ferocia nelle battaglia è travolgente come un
fiume in piena, ma il gelido vento del nord soffia forte e impetuoso contro
questo amore. Riuscirà Illiana con la sua bellezza semplice e delicata come i
fiordalisi, a farsi amare e a liberare l’indomito cavaliere dalla gelida
armatura che protegge il suo cuore?
Tra battaglie,
intrighi, e forti passioni, scopriamo come andrà a finire la storia d’amore tra
il temuto cavaliere Markus e la delicata e innocente Illiana, iniziando da
questo assaggio da goderci insieme al nostro caffè.
Östergötland, maggio 1349, giorno
dell’Ascensione
ILLIANA Henriksdotter conosceva bene la
verità. Non aveva molti pretendenti tra cui scegliere.
Abbassò lo sguardo sulle mani che stranamente
riposavano immobili in grembo. Malgrado se le fosse lavate nel secchio, le
unghie recavano ancora tracce di terra, così cercò con discrezione di rimuovere
i residui. Aveva trascorso l’intera mattina inginocchiata nell’orto. Ormai la
natura era in fiore: le erbe medicinali, le piante aromatiche e i teneri
ortaggi spuntavano, germogliavano e crescevano, e per lei quello era il periodo
più impegnativo. In quel momento, poi, pensava che avrebbe di gran lunga
preferito concentrarsi sulle sue faccende. È inutile stare a girarci intorno,
il fatto è che... “Nessun altro vorrà sposarla comunque», sentenziò sua madre con voce
alta e aspra. Ecco! Anche se era giunta lei stessa a quella conclusione, faceva
male sentirlo dire apertamente. In poche parole, era una ragazza «impossibile
da accasare”. La madre, Rikissa, continuò: “Tanto vale accettare la proposta di Axel. Prima che diventi troppo
vecchia. Axel è sempre meglio di niente”. Abbozzò una smorfia
d’insoddisfazione che sembrava dire: Meglio di niente, ma non di molto. ...
Illiana rimase in attesa. Era suo padre che prendeva le decisioni nella tenuta,
ma lei sapeva che dipendeva completamente dalle opinioni e dai consigli della
bella moglie. Lei era intelligente. Lui solo privo di scrupoli. “Annunceremo il fidanzamento durante la cena
di questa sera”, stabilì Rikissa, e in risposta il padre abbozzò un cenno
d’assenso. “Meglio approfittare della proposta”, continuò la donna. “Tutti i suoi pretendenti sembrano colpiti
da un maleficio.” Illiana, purtroppo, sapeva che era vero. Il suo primo
promesso sposo era morto alla vigilia del matrimonio. Nessuna stranezza, solo
sfortuna: era caduto, si era ferito e non ce l’aveva fatta. Il secondo si era
ammalato e aveva lasciato questo mondo a poche settimane dalle nozze. Entrambi
erano ragazzi giovani, figli di amici del padre, ma Illiana non li aveva mai
conosciuti e, quindi, non li aveva pianti. In seguito nessun altro si era fatto
avanti. Aveva compiuto quindici, sedici e diciassette anni senza che nessuna
famiglia si risolvesse ad accoglierla come nuora. Non c’erano state voci
esplicite, ma lei era convinta che la considerassero una che portava sfortuna.
E sospettava pure che l’abilità con le erbe non avesse migliorato la sua
reputazione. Indugiò sull’innocente macchiolina e pensò alle piante di
prezzemolo e basilico. Conosceva anche le erbe velenose, ovviamente, però le
evitava: non ne aveva alcun bisogno e sapeva – lo sapeva con fermezza – che non
avrebbe mai potuto attentare alla vita di chiunque. Tuttavia, dato che i suoi
promessi sposi si ostinavano a morire, sul suo conto erano incominciate a
fiorire voci e dicerie. Non che l’avessero accusata di niente, comunque.
Dopotutto non suscitava un grande interesse nelle persone. Sospirò. Se pensava
a tutte le delusioni che aveva dato a sua madre, questa era senza dubbio la più
grande. E nessuno sapeva essere deluso quanto Rikissa. Il padre scosse la testa
grigia e le rivolse un’ultima occhiata infastidita. “Dovrò parlare ad Axel della dote.” Dunque era deciso: sarebbe
andata in sposa ad Axel il contadino. ... Lei non era né un’erba profumata né
un fiore grazioso e delicato. Fu Axel a farglielo capire, a definire con
precisione ciò che aveva sempre sospettato. Lei era buona, piena di risorse e
spesso sporca di terra. In poche parole, era una rapa. ... In un villaggio vicino, lo stesso giorno MARKUS Järv, cavaliere svedese e braccio
destro di re Magnus Eriksson, si dondolò sulla sedia facendola scricchiolare.
La coppa davanti a lui era vuota. Era sghemba e fabbricata malamente, proprio
come la logora seggiola. Si guardò attorno. Ogni cosa lì dentro sembrava opera
del medesimo artigiano incapace. Era tutto grezzo, brutto e scomodo. Non che
gliene importasse, comunque. Aveva visto di peggio. Tornò a terra con un tonfo
e attese che qualcuno o qualcosa spezzasse il silenzio, ma non accadde nulla.
Meditò se fosse il caso di chiamare la moglie del fattore che era scomparsa
dopo averlo servito. Forse lei e gli altri avevano finito la birra. Possibile,
ma improbabile. Stavano alla larga perché avevano paura. Nello stesso istante
in cui lui e i suoi uomini avevano messo piede nel villaggio sui loro cavalli,
la notizia del loro arrivo si era diffusa come un fulmine. I volti erano
sbiancati, i bambini erano stati tirati dentro casa e le porte sprangate. La cosa in sé
non era preoccupante, anzi. Possedere la fama di portatore di sventura e
crudeltà presentava parecchi vantaggi. Le persone, per esempio, quando avevano la
mente invasa dal terrore, tendevano a dargli ciò che lui voleva più rapidamente
e senza sollevare proteste. A volte però era oltremodo disagevole. Uno dei
nuovi soldati entrò nella stanza. Era un giovane allampanato che gli era stato
rifilato dal re in persona quella mattina stessa prima che si separassero; uno
di quei paggi che si aspettavano che addestrasse, educasse e tenesse in vita
finché diventavano grandi abbastanza da morire con le proprie mani. ... “Mi avete chiamato?” continuò il giovane
con voce zelante e incerta insieme. ... “Ti
ricordi la donna che abbiamo visto poco fa?” gli chiese ora Markus. L’aveva
notata fuori da un edificio grigio. A differenza degli altri abitanti del
villaggio, non aveva abbassato gli occhi al loro arrivo e, invece di farsi la
croce per proteggersi da quei forestieri vestiti di nero, li aveva seguiti con
uno sguardo interessato e un sorrisino, giocherellando con un dito attorno al
collo della veste. Era difficile fraintendere quel messaggio. Markus aveva
fermato il cavallo e soppesato l’invito. Era strano, ma molte donne erano grate
per tutto ciò che spezzasse la tristezza e la monotonia della loro
quotidianità, anche se – o forse soprattutto se – l’interruzione giungeva sotto
le sembianze di un famoso cavaliere. Markus aveva seguito con lo sguardo le
linee formose e aveva pensato che, dopotutto, avrebbero potuto sostare in quel
posto, per la notte. Non stava con una donna da molto tempo, da quando era
tornato dalla Russia. All’aspetto pareva una vedova e a lui piacevano le
vedove: decidevano della loro vita e non erano complicate.
“Non ho visto nessuna donna. Avrei dovuto?” Markus fece una smorfia. Quel
disgraziato non vedeva e non si accorgeva mai di niente. Era un miracolo che
fosse ancora vivo. “Capelli biondi”, gli spiegò. “Bocca
grande, vestiti grigi. Disponibile. Portamela qui.” “Ma che cosa le dico?” “Che ti ho mandato io”, rispose Markus
allungando le gambe sotto il tavolo. “Che
ti ha mandato Järv.” IL cielo sopra Illiana era di un blu profondo. Alti
abeti e alberi dalla chioma brillante circondavano il lago e si aprivano in un
cerchio verde che si innalzava verso la volta celeste. Illiana galleggiava
sulla schiena, al centro dello specchio d’acqua. L’acqua non era della
temperatura ideale per fare il bagno, eppure lei voleva trattenervisi un altro
po’, perché c’era qualcosa in quel freddo glaciale che la tranquillizzava. Ogni
volta che si muoveva l’acqua gelida turbinava su di lei ricoprendo la pelle che
era riuscita a scaldare al sole, così cercava di fluttuare restando il più
ferma possibile. Quando reclinò lentamente il capo all’indietro i seni si
sollevarono oltre la superficie dell’acqua, facendola rabbrividire. Chiuse gli
occhi e si lasciò sopraffare dai sensi. L’aria odorava di bosco e di estate.
Un’anatra selvatica era scivolata tra i giunchi con i suoi piccoli, provocando
un fruscio, ma per il resto non si udivano altri uccelli, gli insetti tacevano
e le foglie erano immote. A eccezione di qualche pesce curioso, attorno a lei
c’erano solo l’acqua cupa e fredda, il bosco silenzioso e una debole brezza.
Svuotò la mente e si lasciò trasportare dall’acqua
n tutti gli anni che
si era spinta sin lì per immergersi, non aveva mai incontrato anima viva. Gli
abitanti del villaggio, situato poco distante dal podere, non vi si recavano
mai e nessuno dei famigliari condivideva il suo amore per i bagni. La maggior
parte di loro non sapeva nemmeno nuotare. Lo frequentavano solo alcuni animali
che andavano lì ad abbeverarsi e gli stormi di anatre che vi tornavano anno dopo
anno. Per il resto quel lago era soltanto suo. All’ennesimo schianto il bosco attorno a
lei divenne di colpo un luogo minaccioso. Tentando di proteggersi, Illiana si
strinse al petto i vestiti che non aveva fatto in tempo a infilarsi e si
ritrovò davanti un ragazzo che si fermò di botto e la fissò. Era madido di
sudore e sembrava nervoso. “Chi siete?”
chiese Illiana ostentando una sicurezza che non provava.
Indietreggiò
sull’erba scivolosa mentre quello avanzava di un passo e faceva un cenno
impaziente. “Il mio signore ti prega...
vi prega di seguirmi”, proclamò. “Per
favore, sbrigatevi, sono già in ritardo. Mi sono perso. Mi perdo sempre. Ora
venite. Affrettatevi.” Illiana non
avrebbe potuto indietreggiare oltre, i cespugli e il sottobosco glielo impedivano,
e il giovane le sbarrava il sentiero. “Ha
detto che eravate disponibile. Per favore, non fate storie. Non so cosa mi farà
se tornerò a mani vuote. È già irritato per qualche altro motivo.” Si passò
una mano sulla fronte e inciampò su un ramo. “È sempre irritato.” “Io non faccio storie”, osservò Illiana
con la voce più calma che trovò. Nel frattempo si fece coraggio. Aveva una sola
possibilità. Veloce come un fulmine, girò su se stessa e sparì tra la
vegetazione, ma subito udì lo sconosciuto imprecare e rincorrerla. In men che
non si dica il giovane l’agguantò per i capelli e la tirò indietro con forza.
Illiana gridò, ma qualcosa calò sulla sua testa. D’un tratto divenne tutto nero
e asfissiante e le sembrò di soffocare. Cercò di nuovo di strillare, ma lo
spesso tessuto le venne premuto su naso e bocca. Poco dopo Philippe spalancò la
porta dell’abitazione con un fracasso terribile. Il ragazzo avanzò di un altro
passo e con un’espressione soddisfatta fece scivolare il fagotto a terra. ... “E questa che cos’è?” chiese Markus
cambiando posizione e lasciando che la luce cadesse sui ricami della sua veste.
Vedendo lo stemma che simboleggiava il suo cognome – Järv, il ghiottone –, alla
giovane mancò il respiro. Bene, ora sapeva chi aveva davanti. ... Philippe si
protese verso di lei, facendola trasalire, e sollevò una ciocca di capelli
biondi verso il suo signore. “Capelli
biondi, proprio come avevate detto», sottolineò il ragazzo. “Ero sicuro che fosse lei.” Deglutì. ...
“Chi sei?” le domandò ruotandole verso
l’alto il palmo della mano. Tracce di terra sotto le unghie, ma per il resto la
pelle era morbida e curata. Non si trattava di una sguattera e lo sguardo era
troppo lucido per appartenere a una pazza. ... “Illiana Henriksdotter”, si affrettò infine a rispondere. Dunque
non era una spia, proprio come aveva ipotizzato. “Dovresti tornare a casa”, osservò lui. Lei inarcò le sopracciglia,
più scure dei capelli biondi. “Sì, ci ho
pensato anch’io”, replicò seccamente. “Sei
libera”, soggiunse Markus con un gesto di commiato. Non aveva intenzione di
ostacolarla. “Davvero?” “A meno
che tu voglia restare, si capisce”, ribatté lui, perché la trovava così
desiderabile e lui era talmente a digiuno... Non li capiva davvero i monaci,
che vivevano nel celibato. “Potreste
offrirmi il mantello”, gli propose lei. “Potrei.”
Ma poiché non si mosse di un passo, Illiana gli lanciò un’occhiata truce e
Markus sorrise tra sé. Era piccola come un topolino, ma aveva un carattere di
ferro e non sembrava affatto scossa. Decise che l’avrebbe lasciata andare. A un
tratto, però, Illiana vacillò. Fu questione di un attimo, lei riuscì a
sorreggersi all’unica sedia nella stanza, ma Markus notò comunque il suo
smarrimento. E si rese conto che forse era più sconvolta di quanto avesse
creduto all’inizio. Dopotutto era solo una donna molto giovane che era stata
rapita, per giunta senza vestiti. ... Mentre si trovava di fronte a lui, nuda e
disorientata, e aveva visto il ghiottone ricamato sul suo petto, si era
convinta che fosse giunta la sua ora, che l’avrebbe stuprata e fatta a pezzi.
Era ancora molto turbata, tuttavia... Si torse sotto il mantello pesante e
ruvido che le pizzicava la pelle. Più passava il tempo e più le sembrava che
quell’uomo non avesse intenzione di violarla o ucciderla. Il sole splendeva
sempre più vicino alle cime degli alberi e questo le ricordò di quanto si fosse
fatto tardi: di lì a poco le campane avrebbero annunciato la funzione serale e
lei mancava da casa da troppo tempo. Ormai dovevano chiedersi che fine avesse
fatto. Cercò di tenere a bada il terrore. Osava a malapena pensare a cosa
avrebbe detto la sua famiglia di quella faccenda. ...
Come se la caverà la povera Illiana e cosa succederà con
Markus? Lasciatevi conquistare da questa attraente storia e spero che queste pagine
abbiano esaltato il gusto del vostro caffè, come hanno fatto con me.






























