martedì 27 agosto 2013
Suspense “Non è tanto il delitto in se stesso che interessa, quanto ciò che si nasconde dietro”. Agatha Christie
Suspense
Ecco che ritorna la rubrica dedicata agli amanti del giallo e del brivido, che oggi è lieta
di presentarvi la geniale Agatha Christie, colei che ha creato
il mitico e raffinato investigatore di origine belga, Hercule Poirot, che con i suoi impeccabili baffetti perfettamente
impomatati, la bombetta e il bastone, da sfoggio delle caratteristiche visibili
che lo rappresentano, che si completano con la postura e l’abbigliamento sempre
impeccabile, da militare graduato. Il carattere di questo personaggio, è
estremamente calmo e riflessivo, dietro cui nasconde la sua mente geniale e
perspicace come quella di Sherlock Holmes. Sono queste gli elementi che
utilizza per risolvere i difficili e intricati casi che hanno conquistato i
lettori di tutto il mondo, ma anche i registi che hanno trovato terreno fertile
per dar sfogo alla loro creatività, realizzando molti film, che si
concretizzano secondo il mio personale giudizio, in questo attore, alias David Suchet, poiché è
quello che rispetta meglio le caratteristiche tipiche di questo personaggio.
Eccola la
nostra grande giallista, fotografata alla macchina da scrivere, mentre crea le
mitiche avventure del nostro Poirot, un mito che si accompagna agli altri
grandi personaggi, che allietano le nostre letture, facendoci ringraziare in
tutte le lingue del mondo, per la grande invenzione della stampa.
È durante un viaggio in treno verso
Bagdad, che incontra il suo secondo marito, l'archeologo Max Mallowan e proprio su questo treno è nata anche l'ispirazione per il
romanzo che è stato considerato il suo capolavoro, immortalandola a come: “Queen Morder”, Assassinio sull'Orient Express. Questo romanzo che ha fatto
dell’Orient Express, il treno più famoso al mondo, racconta come sulla tratta
che viaggia da Instabul verso Londra, si sia consumato un delitto, mentre il
nostro Poirot si trovava in viaggio come passeggero, che insospettito dalla
vicenda inizia a fare delle indagini che lo hanno portato a risolvere il mistero
celato dietro la morte del signor Ratchett ovvero Cassetti. Tra interrogatori,
depistaggi e argute ipotesi, si consuma questo giallo che ha ottenuto di
merito, un posto di rilievo tra i grandi classici del romanzo giallo.
Titolo Assassinio sull’Orient Express
Autore Agatha Christie
Editore Mondadori
Collana Oscar scrittori moderni
Formato Tascabile
Pagine 238
Prezzo 9,00 ebook 4,99 €
Vi lascio con un assaggio di questo
libro, giusto quanto basta per stuzzicare la voglia di riprenderlo con
nostalgia dalla nostra libreria.
Erano le cinque di una mattina
invernale, in Siria. Alla stazione di Aleppo era fermo il treno definito dagli
orari ferroviari con il nome altisonante di Taurus Express. Era composto da una
carrozza ristorante, una carrozza letto e due vagoni passeggeri. Accanto al
predellino della carrozza letto, un giovane tenente francese era fermo a
conversare con un ometto imbacuccato fino alle orecchie, del quale si vedevano
soltanto la punta del naso e le due estremità dei baffi arricciati all'insù.
Faceva un freddo glaciale, e dover accompagnare alla stazione un distinto
viaggiatore straniero non era un compito da invidiare, ma il tenente Dubosc
faceva con onore la sua parte. Dalle sue labbra uscivano con eleganza frasi
francesi ben tornite. Non che avesse la minima idea di che cosa si trattasse.
C'erano state voci, naturalmente, come sempre in casi del genere. L'umore del
generale, del "suo" generale, si era fatto sempre più nero. E poi era
arrivato questo belga: fin dall'Inghilterra, a quanto pareva. C'era stata una
settimana di strana tensione. Ed erano accadute alcune cose. Un ufficiale di
grado molto elevato si era suicidato, un altro aveva dato le dimissioni,
l'ansia era scomparsa all'improvviso da volti ansiosi, alcune precauzioni
militari erano state allentate. E il generale, il generale del tenente Dubosc,
aveva dimostrato all'improvviso dieci anni di meno. Dubosc aveva udito parte di
una conversazione fra lui e lo straniero.
"Ci avete salvato, mon cher" aveva detto il generale commosso,
con i grandi baffi bianchi che gli tremavano. "Avete salvato l'onore dell'esercito francese, avete evitato molto
spargimento di sangue! Come posso ringraziarvi per avere risposto alla mia
chiamata? Per essere venuto da tanto lontano?" Al che lo straniero (un
certo Monsieur Hercule Poirot) aveva dato una risposta adeguata che includeva la frase: "Non ricordo forse, come una volta mi abbiate salvato la vita?".
E il generale gli aveva dato una risposta
altrettanto adeguata, respingendo ogni merito per quel servizio resogli in passato. Poi, con ulteriori accenni alla
Francia, al Belgio, alla gloria,
all'onore e ad altre cose del genere, si erano abbracciati cordialmente e la conversazione aveva avuto termine. Quanto all'argomento di quella
conversazione il tenente Dubosc ne eraancora all'oscuro, ma gli era stato
assegnato il compito di accompagnare
Monsieur Poifrot al Taurus Express e lui lo eseguiva con tutto lo zelo che si confaceva a un giovane ufficiale con una promettente carriera davanti a sé. “Oggi è domenica” - disse il tenente
Dubosc. “Domani, lunedì sera, sarete a
Istanbul”. Non era la prima volta che faceva quell'osservazione. La
conversazioni sul marciapiede prima
della partenza di un treno sono spesso ripetitive. “Proprio così” - convenne monsieur
Poirot. “E intendete restarci qualche
giorno, credo.” - “Mais oui. Istanbul è una città che non ho mai visitato.
Sarebbe un peccato attraversarla... comme ça. Fece schioccare le dita. “Non ho alcuna fretta, mi fermerò per qualche
giorno da turista. Santa Sofia è molto bella” - disse il tenente Dubosc,
che non l'aveva mai vista. Un vento
freddo soffiò sul marciapiede. Entrambi rabbrividirono. Il tenente Dubosc riuscì a lanciare uno sguardo all'orologio. Mancavano cinque minuti alle cinque, cinque
minuti ancora. Temendo che l'altro
avesse notato il suo sguardo, si affrettò a
parlare di nuovo. “Ci sono pochi
viaggiatori in questa stagione” disse, lanciando uno sguardo ai finestrini del vagone letto sopra di loro. “Proprio così” - convenne Monsieur
Poirot. “Auguriamoci che non siate
bloccati dalla neve sul Tauro.” – “Succede?” – “E' successo, sì. Non
quest'anno, per ora. – “Speriamo bene, allora” - disse Monsieur Poirot. – “Le notizie dall'Europa non sono buone.” – “
Tutt'altro che buone. Nei Balcani c'è molta neve. Anche in Germania, ho
sentito.” – “Eh bien” - si affrettò a dire il tenente Dubosc, temendo
un'altra pausa nella conversazione. …
Solo un lungo marciapiede male illuminato con qualcuno che litigava ad alta
voce in arabo. Due uomini sotto il suo finestrino parlavano in francese. Uno
era un ufficiale francese, l'altro un ometto con baffi enormi. Accennò un
sorriso. Non aveva mai visto nessuno tanto imbacuccato. Fuori doveva fare molto
freddo. Perciò riscaldavano tanto il treno. Cercò di abbassare il vetro, ma non
scendeva. Il controllore del vagone letto si era avvicinato ai due uomini. Il
treno stava per partire, disse. Monsieur avrebbe fatto meglio a salire.
L'ometto si tolse il cappello. Aveva la testa a forma di uovo. Malgrado le sue
preoccupazioni, Mary Debenham sorrise. Un ometto ridicolo. Il tipo di ometto
che non si sarebbe mai potuto prendere sul serio. Il tenente Dubosc pronunciava
il suo discorso di congedo. Lo aveva messo a punto in precedenza tenendolo in
serbo per l'ultimo minuto. Era un discorso molto bello e forbito. Per non
essere da meno, Monsieur Poirot rispose sullo stesso tono. En voiture, monsieur
- disse il controllore. Con espressione di infinita riluttanza, Monsieur Poirot
salì sul treno. Il controllore salì dietro di lui. Monsieur Poirot salutò con
la mano. Il tenente Dubosc si portò la mano alla visiera. Con uno scossone
terribile il treno si mosse lentamente -
“Enfin!” mormorò Hercule Poirot. –
“Brrr” - disse il tenente Dubosc, rendendosi pienamente conto di quanto
freddo facesse... – “Voilà, monsieur.”
Il controllore mostrava a Poirot con un gesto teatrale la bellezza del suo
scompartimento e come fosse stato sistemato il bagaglio. – “La valigetta di monsieur, l'ho messa qui.” Tese la mano in modo
eloquente. Hercule Poirot vi mise una banconota ripiegata. – “Merci, monsieur.” Il
controllore assunse un atteggiamento pratico e spiccio.
– “Ecco i biglietti di monsieur. Volete
darmi anche il passaporto, prego. A
quanto ho capito, monsieur interrompe il viaggio a Istanbul?”
Monsieur Poirot assentì. …
Novità in libreria, tra fantasy e grandi autori della narrativa come Carmine Abate e...
News
Novità in libreria
un'illustrazione a doppia pagina disegnata dall'artista fantasy Todd
Lockwood, dove sono raffigurati Khyber Elessedil e i suoi compagni.
Titolo I guardiani di Faerie. Gli
oscuri segreti di Shannara. 1.
Autore Terry Brooks
Editore Mondadori
Collana Omnibus
Traduttore Gaetano Luigi Staffilano
Formato Rilegato
Pubblicato 27/08/2013
Pagine 355
Prezzo 20,00 euro
Ritorna la grande storia del mitico mondo di Shannara, nata dalla
fantastica mente del grande maestro del fantasy Terry Books, che ci regala l’inizio
di una nuova avventura degli eroi del magico mondo che ora ricomincia circa
cento anni dopo gli avvenimenti narrati nel “Il
druido supremo di Shannara”, quando una druida Aphenglow, cugina di Ard Rhys Khyber Elessedil, il nostro
protagonista, trova per caso un diario che svela l'antica tragica storia
d'amore e la scioccante verità sulle Pietre Magiche scomparse, così i druidi di
Paranor scoprono la possibile esistenza di altre Pietre Magiche, ritenute
perdute durante l'era di Faerie. E Ard Rhys Khyber Elessedil, decide allora di
intraprendere la più impossibile delle missioni per recuperarle, dando inizio a
una grande avventura secondo lo stile Terry Brooks.
Titolo Il bacio del pane
Autore Carmine Abate
Editore Mondadori
Collana Libellule
Pubblicato 27/08/2013
Pagine 176
Formato Brossura
Ritorna il vincitore del Premio Campiello
2012, lo scrittore di origine calabrese Carmine
Abate, che ritorna a parlare della sua amata terra, che fa da sfondo a
questo suo ultimo romanzo dal titolo “Il bacio del pane” che saprà ancora
una volta conquistarci, con la sua scrittura, dove tra le sue 176 pagine ci
riporta nel paesino di Spillace per incontrare Francesco che in una calda
estate dei suoi diciotto anni si ritrova a condividere con Marta un segreto
celato dietro gli occhi di un uomo misterioso. Un’altra appassionante storia
che vola via come le foglie sulla collina del vento.
Titolo Parlo d'amor con me. Vita e musica tra le mura di Casa Verdi.
Autore Paola Calvetti
Editore Mondadori
Collana Libellule
Formato Brossura
Pubblicato 27/08/2013
Pagine 126
Prezzo 10,00 euro
È tornata la giornalista e scrittrice milanese Paola Calvetti, che dopo il successo del suo romanzo “Olivia,
ovvero la lista dei sogni possibili”, ritorna alle stampe con questo suo
nuovo libro “Parlo d'amor con me. Vita
e musica tra le mura di Casa Verdi.”, che
ci riporta alla casa milanese voluta dall’icona musicale del nostro Paese,
Giuseppe Verdi, e questo libro è ispirato da una frase scritta dal musicista in
una lettera: "Delle mie opere,
quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per
accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non
possedettero da giovani la virtù del risparmio". Così la nostra autrice,
racconta la vita di Ada, una cameriera che sogna i personaggi messi in musica
dal grande maestro.
lunedì 26 agosto 2013
Ogni uomo in fondo al cuore crede di essere un investigatore nato John Buchan
Agenda
letteraria
Ciao a tutti cari amici, oggi 26 Agosto la nostra agenda
ci ricorda la nascita dello scrittore scozzese, John Buchan. Ha iniziato a scrivere poesie, che gli hanno valso
qualche riconoscimento, prima di dedicarsi alla scrittura di romanzi, quando
divenne socio di una casa editrice, è nel 1910 ha scritto il primo che ha il titolo: Preston John. La sua opera
più famosa è “I trentanove gradini”, un romanzo di spionaggio ambientato al periodo
precedente la guerra. Questo libro, è stato pubblicato nel 1915 e proprio da
quest’opera il grande Alfred Hitchcock ha tratto un film di grande successo dal
titolo “Il club dei trentanove”, che è uscito nel 1935. Nel 1936, su esortazione
di Lady Tweedsmuir, ha fondato un premio letterario tuttora esistente, il Governor General's Awards.
Titolo I trentanove scalini
Autore John Buchan
Editore Newton
Prezzo Ebook 0.49 €
Questa storia, oltre a aver ispirato uno dei più famosi
film del grande regista Hitchcock, per la grande suspense che trasuda dalle sue
pagine, dove un uomo chiamato Richard
Hannay, da poco trasferitosi a Londra dal Sudafrica, incontra per caso un
americano, Scudder, che gli racconta
una grande e terribile macchinazione per far scoppiare una guerra tra Germania
e Russia, la cosa si complica quando Scudder viene ucciso e ora Hannay, si
trova con in mano il grande fardello di impedire il complotto. Con un racconto
incalzante ricco di pericolose avventure il giovane scopre il mistero celato
dietro i dei trentanove scalini.
Vi lascio con un passo di questo romanzo:
… Mio padre mi
aveva condotto via dalla Scozia all’età di sei anni e da allora non era più tornato
in patria. L’Inghilterra mi appariva perciò come un sogno da Mille e una notte
e contavo di stabilirmici appena possibile per il resto dei miei giorni … Morire?
Immagino che debba essere come addormentarsi dopo una grande fatica e
svegliarsi in uno di quei bei giorni d’estate nei quali l’odore del fieno entra
dalla finestra. Ho spesso ringraziato Dio per qualche mattino di questo,
genere, in altri tempi, nel paese dell’erba azzurra, e penso che lo ringrazierò
anche risvegliandomi sull’altra sponda del Giordano. …
Poesia - La sua voce / è di puro cristallo. /Vibra nel buio. Chiara Taormina
Poesia
Eccoci qui miei cari lettori, oggi ritorniamo
a parlare di poesia, e vi presento un genere particolare che ha avuto molto
successo per l’immediatezza e la semplicità dei suoi versi, annotandosi così
tra la poesia popolare. L’Haiku.
L'Haiku, per chi non lo sa, è una particolare poesia di
origine giapponese, che si è sviluppata nel periodo
Edo che va dal 1603-1868 e si caratterizza per la speciale composizione in
tre versi, di 5– 7- 5 sillabe, per un totale di 17. Uno stile, che si limita
all’essenziale, infatti non ha titolo e nessun arricchimento poetico e richiama
un particolare momento, come uno scatto fotografico, secco e immediato che cattura
un movimento della natura o dell’animo, come possiamo vedere in questa immagine
che riporta un verso di Matsuo Bashō.
Questa
poesia, è stata usata per cantare come in questi versi, la natura e i
sentimenti umani. I principali cantori di questo genere poetico sono Matsuo Bashō, Kobayashi Issa, Yosa Buson
e poi Masaoka Shiki.
Tra
questi grandi poeti ho scelto di parlarvi di Matsuo Bashō, di cui ho letto le opere poetiche nel libro: Poesie.
Haiku e scritti poetici, a cura di Muramatsu Mariko, pubblicato da La
vita felice Editore, che presenta anche il testo giapponese a fronte.
Titolo
Poesie. Haiku e
scritti poetici
Autore Matsuo Bashō
Editore La vita felice
Collana Labirinti
Prezzo
10,00 €
Ma scopriamo chi è Matsuo Bashō?
Pseudonimo di Matsuo Munefusa, ha
utilizzato il nome Bashō, ovvero banano, quando un suo allievo gli ha regalato
questo alberello. Come avrete capito è un poeta di origine giapponese, che ha
vissuto nel cosiddetto Periodo Edo, precisamente tra il 1644 e il 1694, e in
questo genere poetico è stato uno dei grandi maestri, ispirato al componimento
dai suoi numerosi pellegrinaggi in tutto il Paese come monaco Zen, attraverso i dettami della sua filosofia
religiosa, è riuscito a immedesimarsi meglio con l’ambiente che lo circonda,
scrivendo dei versi che hanno un preciso significato. Oltre agli haiku, ha scritto anche
vari diari di viaggio.
Una piccola curiosità la si può ritrovare nel
suo nome Bashō, che il nostro poeta ha deciso di usare come appellativo, per
simboleggiare l’inutilità delle cose e del poeta, proprio come il frutto del
banano, che al di fuori del suo clima non ha prodotto alcun frutto.
Il
cavallo mi porta lentamente:
mi
vedo, come in un quadro,
in
un campo d’estate
Gli
haiku, sono diventati molto popolari nel tempo, tanto che ancora oggi alcuni
autori si cimentano in questo stile, come ad esempio l' autrice di
questa raccolta di versi, Chiara Taormina, che ha trovato
ispirazione da questo stile poetico per dar vita, a una poesia che ritorna alle
origini lasciando libero il lettore di spaziare con la mente e il cuore tra le
immagini riflesse dalla natura, in un libro dal titolo: “Haiku e poesie. I ricordi
dell’anima” e da “Conversazioni. Raccolta di Haiku”, anche
in versione ebook a soli € 2,50, disponibile anche on-line e su Amazon.
Chiara Taormina è nata a Palermo, dove risiede.
Appassionata di arte e cultura orientale si diletta anche nella
composizione di haiku.
Ha ottenuto premi e menzioni in diversi concorsi letterari,
nazionali ed internazionali; è risultata finalista in vari concorsi letterari.
Sue poesie e racconti sono pubblicati in varie antologie e riviste letterarie.
Un’amicizia pericolosa esplora il labile confine che separa verità e menzogna, catturando il lettore in una storia ipnotica dal finale spiazzante. Kirkus Reviews
Caffè letterario
Buongiorno,
Cari amici lettori che mi seguite dal
virtuale mondo, è giunto il momento di connettersi, perché sta per avere inizio
il nostro Caffè letterario, che oggi vi farà
incontrare Odalie, una donna che vi coinvolgerà con il suo caschetto nero e il
suo fascino da soubrette dei mitici anni venti, a cui appartiene, proprio come
la protagonista del nostro libro, che si troverà a dover affrontare “Un’amicizia
pericolosa”, quindi ecco per voi uno spumeggiante caffè macchiato per
addolcire il vostro risveglio in compagnia di questo libro e della sua autrice Suzanne
Rindell, che accompagna il nostro caffè, con “Un romanzo raffinato e coinvolgente,
in cui nulla è come sembra”.
Titolo Un’amicizia
pericolosa
Autore Suzanne Rindell
Editore NORD
Collana Narrativa Nord
Traduttore Patrizia Spinato
Prezzo 17,60 ebook 12.99 €
Un libro
coinvolgente quello della nostra Suzanne, che ci riporta ai mitici anni venti,
dove la donna moderna si taglia i capelli in modo sensuale come gli splendidi abiti
che scoprono le gambe, rivelando una donna forte e sicura di sé, che fa
scomparire il pregiudizio della donna debole e fragile che sviene per un non
nulla, e questo il mondo di Odalie, che incarna l’ideale di donna che vorrebbe
essere Rose, la protagonista di questo emozionante romanzo venuto fuori dalla
mente brillante di Suzanne Rindell, che ci coinvolgerà in un’amicizia pericolosa
che insieme a Rose, potrebbe portarci alla rovina.
Ecco Suzanne
Rindell, l’angelico viso di colei che ci trascinerà con una scorrevole e
coinvolgente scrittura in una avventura senza pari, vissuta nello splendido
scenario degli anni venti, dove Rose sta per essere coinvolta in qualcosa di
più pericoloso della voglia di libertà e determinazione che mostra l’ideale
della donna moderna che veste le strepitose creazioni di Coco Chanel.
Questa aggraziata scrittrice che ha un
dottorato in Letteratura moderna americana alla Rice University, mostra le sue
qualità in questo suo primo manoscritto
che come potrete vedere già dalle prime pagine saprà coinvolgere il lettore in
una storia ricca di colpi di scena che vengono esaltati dal suggestivo scenario
che ci fa rivivere le feste, i colori di
quel periodo che hanno fatto da scenario a Charlie Chaplin, Coco Chanel che
come Il grande Gatsby, è ambientato
nella mitica New York, che a quel tempo a fatto trepidare il mondo con il
mitico scenario di Broadway.
Ora è giunto il momento di lasciar perdere i
convenevoli e profondare gli occhi su questo assaggio da gustare con il nostro
caffè.
Dicevano che la
macchina da scrivere avrebbe annullato le donne. Basta dare un’occhiata all’aggeggio
in questione per capire come fossero arrivati a una simile conclusione (mi
riferisco ai sedicenti custodi della virtù e della moralità femminile, per intenderci).
Una comuna macchina per scriver, che sia una Underwood, una Royal, una
Remington o una Corona, è un oggetto rigido, austero, che va dritto al punto
con la sua forma squadrata, infinitamente lontano dalle sinuose frivolezze e
dalla volubilità così tipicamente femminili. Senza contare la violenza dei suoi
martelletti, la forza spietata con cui infieriscono sulla carta. Spietata. No, di sicuro la pietà non è
una caratteristica della macchina per scrivere. Del resto, non posso nemmeno
dire di essere un’esperta in materia di pietà, visto che il mio lavoro riguarda
più che altro l’estremo opposto. Mi riferisco alle confessioni. No, non mi
occupo di mettere sotto torchio i criminali. Quello è compito del sergente. O del
tenente. Non certo il mio. Il mio è un lavoro silenzioso. Almeno lo è se si
esclude la raffica di colpi prodotti dalla macchina da scrivere che ho davanti,
quando trascrivo il contenuto dei rotoli in stenotipia. Un frastuono di cui, in
ogni caso, non sono minimamente responsabile, visto che sono solo una donna, cosa
di cui il sergente sembra rendersi conto giusto nel momento in cui usciamo
dalla stanza degli interrogatori, quando mi sfiora una spalla e dice, con tono
grave e solenne: “Rose, mi dispiace
davvero che una signora come lei sia costretta a sentire certe cose”,
riferendosi ai dettagli dello stupro, del furto o di quale che sia il delitto
appena confessato. E il catalogo dei crimini di cui sentiamo il resoconto, qui
nei nostri uffici del Lower East Side di Manhattan, non fa certo venir voglia
di approfondire l’argomento. Quando il sergente di “signora”, si sta
dimostrando oltremodo cortese. In questo 1924 che ormai volge al termine, la
definizione della sottoscritta oscilla infatti tra “signora” e “donna”. La differenza,
com’è ovvio, la fanno in parte il livello d’istruzione – cosa di cui posso
modestamente vantarmi, avendo frequentato l’Astoria Stenographers College for
Ladies -, in parte le origini e il denaro, requisiti che, in quanto orfana e
con paga di quindici dollari a settimana, non posso certo sfoggiare. Senza dimenticare,
certo, la questione del lavoro in senso stretto. Si dà per assodato che una signora possa avere degli “impegni”, ma
assolutamente non un “lavoro” e, dal momento che preferisco avere un tetto sulla
testa e un piatto caldo ogni giorno, piuttosto che rinunciarci, sono costretta
a tenermi stretto il secondo. Ed è proprio questo che intendevano, quando
dicevano che la macchina per scrivere ci avrebbe annullato come donne; nel
senso che ci avrebbe trascinato fuori dalle nostre case, catapultandoci non in
una fabbrica di abbigliamento o in una lavanderia, ma in un commissariato o in
un’azienda contabile, territori che un tempo erano battuti in esclusiva dal
popolo maschile. A sentir loro, ci saremmo slacciate il grembiule per infilarci
dentro camicie inamidate e scialbe gonne blu, che di sicuro ci avrebbero rese
sterili; il fatto poi di ritrovarci perennemente circondate da tutti quegli
aggeggi tecnologici – macchine per stenotipia, ciclostili, calcolatrici, tubi
per la posta pneumatica – ci avrebbe fatto inevitabilmente irrigidire, mentre il nostro tenero cuore
femminile si sarebbe indurito, bramoso d’imitare quel mare di ferro, ottone e
acciaio. … il mio lavoro… sia una delle mansioni più civilizzate offerte al giorno
d’oggi. Un lavoro che peraltro non fa insorgere complicazioni di sorta, dal
momento che una brava dattilografa sa stare al proprio posto ed è più che felice, essendo
una donna, di ricevere un salario adeguato. In ogni caso, se fosse davvero un’attività
idonea agli uomini, ci sarebbero molti più dattilografi maschi e, inutile a
dirsi, non se ne vedono affatto. … il tenente e il sergente sono molto diversi
tra loro, ma sembravano aver siglato da tempo immemore una qualche specie di
scomodo accordo. Ho sempre avuto la netta sensazione che sia meglio evitare
prendere le parti dell’uno o dell’altro, per non compromettere il precario
equilibrio indispensabile alla loro collaborazione, ma in tutta sincerità devo
confessare che mi sento più a mio agio col sergente. … Una delle ragioni per
cui preferisco lavorare con il sergente è che il tenete segue quasi sempre casi
di omicidio, di conseguenza, la maggior parte delle volte in cui lo accompagno
nella stanza degli interrogatori è per verbalizzare alla macchina da stenotipia
la confessione di un sospetto assassino. … Tutto procedeva con la solita
armonia, fino all’arrivo dell’altra dattilografa. Intuii che qualcosa stava per
succedere nell’attimo esatto in cui varcò la soglia, il giorno del colloquio. Entrò
a passi lenti, con estrema calma, ma io capii subito di avere davanti l’occhio
del ciclone. Quella donna era il cupo epicentro di un evento che ancora ci era
oscuro, il rovinoso luogo in cui caldo e freddo si fondono. In quell’istante
capii che tutto, attorno a lei, sarebbe cambiato. Temo però che riferirmi a lei
come "all'altra dattilografa", sia fuorviante, dal momento che ce
n’erano sempre state "altre". …
Adesso non ci
resta che scoprire cosa ha Odalie di così diverso dalle altre e quale ciclone
potrà mai portare questa dattilografa e soprattutto cosa succederà a Rose? Scopriamolo
leggendo questo emozionante romanzo edito dalla NORD Editore.
sabato 24 agosto 2013
Antoinetta – anch’io so essere gentile. Nasconditi il viso. Nasconditi, ma nelle mie braccia. Vedrai presto come sono gentile. Mia povera folle. Mia pazza fanciulla.
Agenda
letteraria
Bonsoir cari amici, nel
momento dedicato all’autore, la nostra Agenda letteraria, oggi 24 Agosto, ci
ricorda la nascita della scrittrice inglese Jean Rhys, pseudonimo di Ella Gwendolen Rees Williams, 1890-1979, famosa
per il suo romanzo “Il grande mare
dei Sargassi”, un libro che anticipa le vicende del celebre romanzo di Jane
Eyre di Charlotte Brontë, infatti la protagonista è Antoniette, la prima moglie
di Rochester, chiamata anche Bertha Mason. La storia, si sviluppa dall’infanzia fino alla pazzia che
la spinge a bruciare la residenza inglese e a gettarsi dal tetto, quindi si può
notare come i due romanzi sembrano intersecarsi. La prima parte del libro vede
un’ambientazione coloniale, in una Giamaica, intorno al 1830, dove viene evidenziato
il rapporto di servitù dei neri e quello dei bianchi, una realtà che lo fa
rientrare tra i romanzi della letteratura postcoloniale. Questa è l’opera più matura
di questa scrittrice che riesce a dare una grande forza e intensità a quest’opera
che è stata posta tra quelle memorabili della letteratura inglese.
Vi lascio con un passo di
questo bellissimo romanzo:
Lei diceva di amare questo posto. Sarà l’ultima
volta che lo vede. Starò all’erta per scorgere una lacrima, una lacrima umana.
Non quella faccia chiusa e piena d’odio, da pazza. Ascolterò per sentire…se
dice addio, forse adieu. Adieu – come quelle antiche canzoni che cantava.
Sempre adieu (e tutte le canzoni lo dicono). Se lo dice anche lei, o se piange,
la prenderò tra le mie braccia, la mia pazza. E’ pazza ma è mia, mia. Che me ne
importerà degli dei o dei diavoli o del Destino! Se lei sorride o piange o tutt’e
due le cose. Per me. Antoinetta – anch’io so essere gentile. Nasconditi il
viso. Nasconditi, ma nelle mie braccia. Vedrai presto come sono gentile. Mia
povera folle. Mia pazza fanciulla.
Titolo Il grande mare dei Sargassi
Autore Jean Rhys
Editore Adelphi
Traduttore Adriana Motti
Prezzo 12,00 €




































