La biblioteca teologica del Monastero di Strahov a Praga

La bacheca dei libri, ha come modello questa immensa fonte di conoscenza perché: "La lettura è per la mente ciò che l'esercizio è per il corpo

Novità e successi della NORD Editore

Ecco le novità da non perdere e il successo di "Vita dopo vita" che come sottolinea l'Espresso:«La nostra eroina muore e rinasce innumerevoli volte; e il lettore la segue in un crescendo di suspense che sta la fantascienza e il miglior realismo magico. Un romanzo così non si era mai visto.»

Novità e successi della Dunwich Edizioni

La Porta dei cieli, il thriller archeologico protagonista del Blog Tour ancora in corso; Il successo dell'horror "William Killed The Radio Star" uno sfondo musicale dalla intricata indagine psicologica e le attese novità legate ai concorsi della Dunwich.

I 5 romanzi finalisti del Premio Strega 2014.

Ecco i romanzi candidati a entrare nell'immortale albo d'oro del Premio. Il favorito è "Non dirmi che hai paura" vincitore del Premio Strega Giovani. Alla finale del 3 Luglio ha vinto il prezioso elisir Francesco Piccolo con "Il desiderio di essere come tutti".

Novità editoriali da non perdere

Ecco le fresche letture che hanno attirato la mia attenzione. Da un Amore Alieno a Per sempre insieme,dalla passione di Così come sei al distopico fantasy Mystic city, ma un Eccezione serve sempre quindi non perdetevi l'eccezionale caos di sentimenti scritta dall'islandese Audur...

martedì 4 marzo 2014

Covers & Songs. Quali saranno le 3 books covers protagoniste di questa terza settimana? Quale songs ispirano queste anteprime?

   Benvenuti tra le mie pagine...
E al 3° appuntamento con il meraviglioso mondo di Covers & Songs, la speciale rubrica ideata da “la bacheca dei libri”, che con un tour di 8 appuntamenti settimanali, alla fine, premia i suoi partecipanti con “un Libro &  un CD” a scelta del fortunato, estratto attraverso Rnadom.org. Lo scopo di Covers & Songs è quello di divertirci a trovare una personale colonna sonora ai romanzi e alle loro belle books covers, che verranno presentate. La scorsa settimana, vi ho presentato:
The Offering di Kimberly Derting
Raven Boys di Maggie Stiefvater
Il sacrificio - I regni di NASHIRA di Licia Troisi
Per questi romanzi e le loro splendide books covers sono state presentate le meravigliose (songs) musiche di:
Ludovico Einaudi - divenire - The Offering -
Enya - Orinoco Flow - Raven boys  
Christina Aguilera - We Remain - Il sacrificio - I regni di NASHIRA 

Questa settimana, ho deciso di presentarvi in anteprima alcuni interessanti romanzi , con delle books covers che si lasciano notare. Iniziamo da un libro in lingua inglese, di un’autrice davvero molto brava e apprezzata, che si chiama Anne Fortier. In Italia la Sperling & Kupfer ha pubblicato il romanzo La chiave del tempo, che nella versione originale ha il titolo di Juliet, una strepitosa rivisitazione della romantica storia di Romeo e Giulietta.
Anne Fortier è cresciuta in Danimarca, ma si è trasferita negli Stati Uniti nel 2002. Ha conseguito un dottorato di ricerca in storia delle idee. È stata la vincitrice di un Emmy per il documentario Fuoco e Ghiaccio: La Guerra d'Inverno di Finlandia e Russia (2005). Il suo primo romanzo in inglese, Juliet (2010), è stata pubblicata in oltre 30 paesi ed è diventato un bestseller del New York Times. Il suo prossimo libro è quello che vi presento e uscirà giorno 11 marzo 2014, con il titolo The Lost Sisterhood.
Questo nuovo romanzo ha un risvolto storico emozionante che cambierà per sempre la nostra comprensione di uno dei più grandi miti , quello delle Amazzoni. Con grande "Audacia Immaginativa”, Anne Fortier ci accompagna in un viaggio affascinante che dalle aule di Oxford ci porta alle rovine di Troia, attraverso un misterioso diario che apre la strada a una storia affascinante. The Lost Sisterhood, trasporta due sorelle molto intelligenti e forti dal presente al passato in una storia che lascerà un segno nei suoi lettori.
Sinossi:  The Lost Sosterhood, racconta la storia di Diana, una giovane – un po’ senza meta - aspirante professore di Oxford. Il suo grande interesse per la storia delle Amazzoni, le mitiche donne guerriere della Grecia antica , è profondamente connessa con la storia della sua famiglia . Quando Diana viene inviata a consultare uno scavo archeologico , si rende conto che proprio lì, potrebbe finalmente esserci la prova che le Amazzoni sono realmente esistite .
La "vera " storia delle Amazzoni prende vita attraverso una moderna Diana, che intraprende con il suo misterioso datore di lavoro una caccia. Questo retroscena telecomandato, si concentra su un gruppo di donne, ma in particolare su due sorelle , la cui lotta per la sopravvivenza ci porta attraverso la Grecia antica e di Troia , dove il romanzo reinventa una nuova prospettiva della famosa guerra di Troia .
The Lost Sisterhood presenta un cast di iconiche , personaggi leggendari e un'altra grande avventura da un maestro narratore . Anne Fortier offre una nuova storia, fresca per i suoi lettori, che rimarranno incantati dalla sua lettura. 
Il prossimo romanzo è tutto italiano e come il precedente è un anteprima, infatti uscirà giorno 11 marzo 2014 nelle librerie italiane. L’autrice è Valentina Fontana, una giovane promessa, infatti è stata sostenuta dalla Mondadori che ha incluso questo suo primo romanzo “L’ultimo sogno” nella collana Chrysalide, dedicata ai fantasy.
Sinossi: Esiste un mondo dove ogni cosa è possibile: viaggiare in paesi lontani, vivere i ricordi di persone sconosciute, camminare per le strade di città mai viste e perfino uccidere. Basta un casco per immergersi nella realtà che connette tutte le menti nell'interconscio, il grande spazio virtuale in cui ogni esperienza è a portata di mano, più vivida di un sogno. Il suo nome è Onyricon. Ma c'è chi nella rete si perde, come Miri, che per gioco è rimasta intrappolata in X-Stream, un social network pirata controllato da un pericoloso hacker. Alex, dotata di una rara immunità ai virus informatici, dovrà scendere nell'inferno di X-Stream, in cui i sogni si trasformano in paure e morire non è più soltanto una finzione. Bastian è l'unico che può aiutarla. Un tempo le ha spezzato il cuore, ora la vita di Miri e degli oniro dipendenti perduti nel network è nelle sue mani.
Il prossimo romanzo, ormai è quasi su tutti i blog letterari e anche la sua book cover ha fatto chiacchierare gli appassionati, quindi credo che meriti una adeguata song, parlo di “La cacciatrice di fate” della scrittrice americana Elizabeth May, che ho avuto modo di apprezzare grazie alla bella intervista rilasciata al blog Coffee & Books (se siete interessati all’intervista ecco il link: http://coffeeandbooksgirl.blogspot.it/2014/02/coffee-compie-2-anni-intervista-giveaway.html  )
Ecco la bella book cover e la sinossi.
Sinossi:  Edimburgo, 1844. La giovane Lady Aileana, figlia del marchese di Douglas, nasconde un segreto. Di giorno è una perfetta gentildonna alle prese con gioielli, vestiti e feste scintillanti. Di notte è una spietata cacciatrice di fate. Da quando sua madre è morta per mano di una creatura soprannaturale, Aileana ha giurato vendetta e ha iniziato a combattere le fate insieme con l’affascinante folletto rinnegato Kiaran. Ed è proprio grazie a Kiaran che la ragazza scopre lo straordinario destino che la attende: lei è l’ultima cacciatrice, l’unica in grado di proteggere gli uomini la notte in cui tutte le fate si risveglieranno: la notte del solstizio d’inverno.


Allora ecco a voi i 3 romanzi e le loro splendide books covers che questa settimana, hanno bisogno della vostra colonna sonora.

  1. The Lost Sisterhood di  Anne Fortier
  2. L’ultimo sogno di Valentina Fontana
  3. La cacciatrice di fate di Elizabeth May
Partecipate a questa speciale rubrica, divertitevi a trovate la vostra speciale song per queste covers e guadagnatevi il biglietto d'entrata a questo meraviglioso mondo e alla speciale estrazione grazie alla quale potrete vincere Un libro + Un CD. Per questo appuntamento è tutto e ora non mi resta che augurarvi...
                       BUON DIVERTIMENTO

Libri da Oscar. Solomon Northup, la storia diun uomo nato libero, reso schiavo per 12 Anni, dopo i quali ha riottenuto ciò che era suo sin dall'inizio. La LIBERTA'

  Gli uomini credono così ottusamente nelle tradizioni, e sono talmente pronti a riverire ciò che è antico, e a giustificarne la permanenza con un’osservanza di lungo corso, che finanche la schiavitù, il peggiore di tutti i mali, in quanto tramandata di padre in figlio, viene preservata e considerata sacra. Ma è giusta, o può regger l’urto di una discussione razionale, l’idea che un individuo composto e costituito, come ogni altro uomo, di elementi tumultuosi, e nel cui petto lussuria e follia si mescolano nella medesima e ampia misura in cui sono presenti nello schiavo che egli comanda, sia despota assoluto e possa reputarsi l’unico uomo libero della sua terra?  

     William Cowper
Libri da Oscar
         Benvenuti tra le mie pagine...
Eccoci di nuovo qui, per tirare le somme sul libro e sulla pellicola cinematografica, che ha conquistato l'ambita statuetta chiamata Oscar.
Come saprete, il film e quindi il libro, che ha conquistato il titolo supremo come miglior film del 2014, è stato 12 Anni schiavo, diretto dal regista Steve McQueen.
Questo romanzo è un’incredibile storia vera, che racconta una delle pagine buie della storia americana, la terribile tratta degli schiavi e l’incredibile brutalità e sofferenza a cui sono stati costretti. La storia è quella racchiusa nella raccolta di memorie del protagonista, Solomon Northup.
Sinossi:  Solomon Northup, un uomo nato libero, fu rapito a Washington nel 1841, e fatto schiavo per dodici, interminabili anni. In queste memorie, pubblicate per la prima volta nel 1853, troviamo tutta la sua storia: mentre si trovava a Washington con due sconosciuti che gli avevano proposto un ingaggio come violinista, venne assalito nel cuore della notte, drogato, legato e trascinato al mercato degli schiavi. Lì fu subito minacciato: se avesse rivelato di essere nato libero, sarebbe stato ucciso. Iniziarono così dodici anni di schiavitù, di violenze, brutalità e sofferenze senza fine. Solomon capì che gli schiavi valevano meno del bestiame: potevano essere picchiati, costretti a lavori massacranti, potevano morire nella completa indifferenza. Lui stesso venne assalito con un’ascia, minacciato di morte, fu costretto a uccidere per salvarsi. Poté vivere sulla sua pelle una delle pagine più nere della storia d’America, la piaga nascosta dietro la splendente vetrina del Paese che cresceva e abbatteva ogni confine. Poi, al culmine della disperazione, Northup incontrò un bianco completamente diverso dagli altri. A lui Solomon affidò una lettera indirizzata a sua moglie e da quel momento tutto cambiò.
Per voi il 1° capitolo di queste memorie, dove si narra ciò che nel film non c’è. Chi era Solomon Northup prima di essere catturato e venduto come schiavo, come e perché era un uomo libero.
Poiché la mia è la storia di un uomo nato in libertà, che poté godere dei benefici di tale condizione per trent’anni in uno Stato libero e che fu poi rapito e venduto come schiavo e tale rimase fino al felice salvataggio avvenuto nel mese di gennaio del 1853, dopo dodici anni di cattività, mi è stato suggerito che queste mie vicissitudini potrebbero rivelarsi molto interessanti per il grande pubblico. Sin da quando ho riacquistato la libertà, non ho mancato di notare come negli Stati del Nord sia sempre più diffusa
l’attenzione per l’argomento della schiavitù. Circolano più numerose che mai opere di finzione che dichiarano di raffigurarla tanto nei suoi aspetti più benevoli quanto in quelli
più ripugnanti e che, ho notato, sono assai spesso motivo di commenti e discussioni. Io posso parlare della schiavitù solo per come l’ho osservata, conosciuta e personalmente sperimentata. È mio intento fornire una testimonianza sincera e genuina: voglio narrare la storia della mia vita, senza esagerazioni, lasciando ad altri il compito di stabilire se nelle pagine dei romanzi. vengano raccontati soprusi più crudeli o venga dipinta una prigionia più severa. Da quel che sono riuscito ad appurare, i miei avi dal lato paterno della famiglia erano schiavi nel Rhode Island. Appartenevano alla famiglia Northup, un membro della quale, trasferitosi nello Stato di New York, si stabilì a Hoosic, nella contea di Rensselaer, portando con sé Mintus Northup, mio padre. Alla morte di questo gentiluomo, che occorse all’incirca cinquant’anni fa, mio padre divenne libero, emancipato
secondo le ultime volontà del suo padrone. L’egregio signore Henry B. Northup di Sandy Hill, illustre avvocato al quale, grazie alla Divina Provvidenza, devo la mia attuale libertà e il ricongiungimento con mia moglie e i miei figli, è imparentato con quella famiglia presso la quale i miei progenitori prestarono servizio e dalla quale presero il cognome che io stesso porto. Si deve forse a questo la sua indefessa premura nei miei riguardi. Una volta diventato un uomo libero, mio padre si trasferì nella cittadina di Minerva, nella contea di Essex dello Stato di New York, dove nacqui nel mese di luglio del 1808. Non ho modo di appurare con esattezza quanto a lungo  vi rimase. Da lì si postò poi a Granville, nella contea di Washington, nei pressi di una località nota come Slyborough, dove lavorò per qualche anno nella fattoria di Clark Northup, un altro parente del suo vecchio padrone; quindi si trasferì alla fattoria Alden, su Moss Street, poco a nord del villaggio di Sandy Hill; e poi alla fattoria ora proprietà di Russel Pratt, sulla strada che da Fort Edward conduce ad Argyle, dove rimase fino alla morte, che ebbe luogo  il 22 novembre 1829. Lasciò una vedova e due figli: me e  Joseph, mio
fratello maggiore. Quest’ultimo vive ancora nella contea di Oswego, vicino all’omonima città; mia madre morì mentre io ero in schiavitù. Seppur nato schiavo, e avendo patito le disgrazie cui la mia razza sfortunata è soggetta, mio padre era un uomo rispettato per la sua laboriosità e la sua onestà, come sarebbero pronti a testimoniare tutti coloro che ne serbano il ricordo. Trascorse la vita occupandosi di agricoltura, senza mai cercare impiego in quei settori più umili che paiono riservati a noi figli dell’Africa. Oltre ad averci fornito un’istruzione superiore a quella solitamente concessa ai bambini della nostra posizione sociale, acquisì con diligenza e parsimonia un titolo di proprietà, sufficiente a concedergli il diritto di voto. Aveva l’abitudine di raccontarci dei primi anni della sua vita, e pur ricordando sempre con bonarietà e persino con affetto la famiglia presso la quale aveva prestato servizio, non poteva per questo accettare il sistema della schiavitù e si soffermava con dolore sulle condizioni di degrado in cui versava la gente della sua razza. Si sforzò di infondere in noi alti valori morali e ci insegnò ad avere fede e fiducia in Colui che ama allo stesso modo le Sue creature, quelle più umili come quelle più nobili. Assai spesso mi sono tornati alla memoria questi paterni consigli, mentre giacevo in un capanno per schiavi nelle lontane e torride regioni della Louisiana, dolente per le ingiuste ferite inflittemi da un padrone disumano, e desideravo solo raggiungere il mio genitore nella tomba, affinché quella stessa lapide mi proteggesse dalla sferza del mio oppressore. Nel camposanto della chiesa di Sandy Hill, un’umile pietra tombale segna il luogo dove riposa mio padre, dopo aver degnamente compiuto i doveri destinati alle basse sfere del creato alle quali Dio l’aveva designato. Agli inizi mi occupai principalmente dei lavori della fattoria insieme a mio padre. Le ore di libertà che mi erano concesse
le trascorrevo di solito sui libri, o esercitandomi con il violino, uno svago che fu la principale passione della mia gioventù. È stato poi anche fonte di consolazione, poiché dava gioia alle semplici creature con le quali condivisi  l’amaro destino e mi distoglieva per molte ore dalla triste contemplazione della mia esistenza. Nel giorno di Natale del 1829 sposai Anne Hampton, una giovane donna di colore che all’epoca abitava vicino casa nostra. Il matrimonio fu celebrato a Fort Edward dall’egregio signore Timothy Eddy, un giudice di quella città, della  quale è tuttora cittadino emerito. Anne aveva a lungo vissuto a Sandy Hill, presso il signor Baird, proprietario della Eagle Tavern, e anche presso la famiglia del reverendo Alexander Proudfit, di Salem. Questo gentiluomo fu per molti anni il presidente della locale società presbiteriana ed era assai rispettato per la sua cultura e l’animo caritatevole. Anne ancora rammenta con gratitudine l’immensa gentilezza e gli ottimi consigli di quel buon uomo. Non è in grado di stabilire con esattezza la propria discendenza, ma nelle sue vene scorre, mescolato, il sangue di tre razze.  È difficile stabilire quale, tra la rossa, la bianca e la nera, sia predominante. La loro unione, tuttavia, le ha donato un aspetto singolare ma assai piacevole, che ha ben pochi riscontri. Seppur in qualche modo simile, non può propriamente esser definita mulatta, categoria alla quale, ho dimenticato di dire, apparteneva mia madre. Ai tempi del matrimonio avevo appena raggiunto la maggiore età, avendo compiuto i ventun anni nel luglio dell’anno precedente. Privo dei consigli e del supporto di mio padre, con una moglie che faceva affidamento su di me per il proprio sostentamento, decisi di entrare nel mondo del lavoro; malgrado l’ostacolo rappresentato dal colore  della pelle e consapevole della mia bassa posizione sociale, mi concessi il sogno di un futuro migliore, quando come ricompensa per le mie fatiche fossi riuscito ad acquistare un’abitazione, seppur umile, e qualche acro di terra, che mi donassero agio e felicità. Da quel giorno fino a oggi l’amore che nutro per mia moglie è sempre stato sincero e profondo; e solo chi conosce il tenero affetto che un padre prova per la sua prole può comprendere i miei sentimenti per gli adorabili bambi ni cui abbiamo donato la vita. Ritengo opportuno e necessario dire certe cose affinché chi legge queste pagine possa comprendere la profondità delle sofferenze che sono stato poi condannato a patire. Subito dopo il matrimonio cominciammo a lavorare come domestici nel vecchio edificio giallo che all’epoca sorgeva al confine meridionale del villaggio di Fort Edward e che è stato poi trasformato in una residenza moderna e di recente occupato dal capitano Lathrop. Dopo l’istituzione della Contea, talvolta questo palazzo, noto come Fort House, viene usato quale sede per il tribunale, durante i processi. Fu anche occupato da Burgoyne nel 1777, poiché si trovava vicino al vecchio forte, sull’argine sinistro dell’Hudson. Durante l’inverno trovai lavoro insieme ad altri nell’opera di ristrutturazione del vecchio canale Champlain, lungo la
sezione che aveva William Van Nortwick come sovrintendente. Gli uomini insieme ai quali lavoravo erano sotto il diretto comando di David McEachron. Quando in primavera
riaprimmo il canale, con i soldi della paga che avevo messo da parte riuscii a comprare due cavalli e vari strumenti necessari all’industria della navigazione. Ingaggiati alcuni marinai d’esperienza, cominciai a occuparmi del trasporto di grosse zattere cariche di tronchi dal lago Champlain fino a Troy. In molti di questi viaggi fui accompagnato da Dyer Beckwith e da un certo signor Bartemy, di Whitehall. Nel corso della stagione sviluppai una perfetta conoscenza dei segreti e dell’arte della navigazione fluviale,  talento, questo, che mi avrebbe poi permesso di rendere proficui servigi a un buon padrone e di stupire le semplici menti dei taglialegna sulle rive del Bayou Bœuf. Durante una delle traversate sul lago Champlain, fui convinto a fare una gita in Canada. Trovato alloggio a Montreal, visitai la cattedrale e altri luoghi di interesse e proseguii poi verso Kingston e altre città, familiarizzando così con la geografia locale, cosa che mi sarebbe tornata assai utile in futuro, come si vedrà verso la fine di questa storia. Dopo aver onorato quei contratti con soddisfazione mia e del mio datore di lavoro, e poiché non desideravo starmene  con le mani in mano ora che il canale era di nuovo chiuso al traffico, firmai un altro contratto con Medad Gunn, per il quale avrei dovuto tagliare una grande quantità di legna. Questo impiego mi tenne occupato per tutto l’inverno 1831-1832. Al ritorno della primavera, io e Anne cominciammo a pianificare l’acquisto di una fattoria nei paraggi. Negli anni di gioventù mi ero impratichito nei mestieri dell’agricoltura, un’occupazione congeniale ai miei gusti. Stipulai quindi un accordo per una parte della vecchia fattoria Alden, dove un tempo aveva vissuto mio padre. Con una mucca, una scrofa e un buon tiro di buoi che avevo di recente comprato da Lewis Brown, a Hartford, e con altri effetti e beni personali, ci trasferimmo nella nostra nuova casa di Kingsbury. Quell’anno seminai a grano venticinque  acri di terra, preparai i campi per la coltivazione dell’avena e investii tutto ciò che avevo al fine di avviare un’attività agricola quanto più estesa possibile. Anne si occupava con diligenza delle faccende domestiche, mentre io lavoravo sodo nei campi. Restammo alla fattoria fino al 1834. Nella stagione invernale venivo spesso invitato a suonare il violino. Ovunque i giovani si riunissero per danzare, c’ero quasi sempre anch’io. Il mio archetto era famoso nei villaggi del circondario. Anche Anne, durante la lunga residenza alla Eagle Tavern, era diventata piuttosto famosa come cuoca. Nelle settimane in cui Fort House ospitava il tribunale, e in
occasione di eventi pubblici, veniva impiegata dietro lauto compenso nelle cucine della Sherrill’s Coffee House. Una volta terminate queste occupazioni, tornavamo sempre a
casa con un bel gruzzoletto, tanto che tra violino, cucina e agricoltura ci ritrovammo ben presto nell’agiatezza e conducevamo in effetti una vita prospera e felice. Sarebbe stato assai meglio se fossimo rimasti nella fattoria di Kingsbury; ma giunse il momento in cui fui costretto a  muovere il passo successivo, un passo che mi avrebbe portato verso un destino crudele. Nel marzo del 1834 ci trasferimmo a Saratoga Springs. Occupavamo un’abitazione che apparteneva a Daniel O’Brien, sul lato settentrionale di Washington Street. All’epoca Isaac Taylor gestiva una grossa pensione, nota come Washington Hall, all’estremità settentrionale di Broadway.  Mi assunse come cocchiere, incarico che conservai per due anni. Dopo questo periodo trovai impiego insieme ad Anne   presso lo United States Hotel e in altre pensioni del posto durante la stagione turistica. D’inverno mi affidavo al mio violino, anche se all’epoca della costruzione della ferrovia  fra Troy e Saratoga trascorsi diverse giornate di duro lavoro alla posa dei binari.
A Saratoga presi l’abitudine di comprare i beni di prima necessità per la mia famiglia nelle botteghe dei signori Cephas Parker e WilliamPerry, due gentiluomini nei  confronti
dei quali, grazie a molti gesti di grande cortesia, sviluppai un forte rispetto. Fu per questo motivo che, dodici anni più tardi, feci consegnare a loro la lettera che è acclusa anche in questo volume e tramite la quale, nelle mani del signor Northup, si arrivò alla mia fortunosa liberazione. Quando vivevo allo United States Hotel mi capitava sovente di incontrare schiavi che accompagnavano i loro padroni dal Sud. Erano sempre ben vestiti e nutriti, conducevano una vita in apparenza agiata, turbati da ben pochi dei  problemi
che di solito ci affliggono. Diverse volte mi ritrovai a conversare con loro sull’argomento della schiavitù e  quasi sempre scoprii che nutrivano un segreto desiderio di libertà. Alcuni di loro espressero l’ardente desiderio di fuggire e mi chiesero consiglio sui modi migliori per riuscirvi. Tuttavia, la paura della punizione che sapevano per certo li avrebbe attesi una volta catturati si rivelava ogni volta sufficiente a trattenerli dall’impresa. Poiché avevo sempre  respirato l’aria libera del Nord, e dal momento che nutrivo sentimenti e affetti uguali a quelli che albergano nel cuore dell’uomo bianco ed ero inoltre dotato di un’intelligenza pari a quella di alcuni uomini quanto meno di carnagione
più chiara della mia, ero troppo distante dalle loro realtà, troppo indipendente forse, per capire come ci si potesse accontentare di vivere nelle abiette condizioni di uno schiavo. Non mi capacitavo di come certe leggi, e anche alcune dottrine religiose, potessero riconoscere o legittimare il principio della schiavitù; e mai una volta, questo posso dirlo con orgoglio, a chiunque mi si rivolgesse mancai di suggerire di cogliere l’occasione giusta e tentare la fuga verso la libertà. Rimasi a Saratoga fino alla primavera del 1841. Le rosee ambizioni che sette anni prima ci avevano sedotto e spinto ad abbandonare la tranquilla fattoria sulla sponda orientale dell’Hudson non si erano ancora concretizzate. Sebbene vivessimo sempre in condizioni agiate, non ci eravamo arricchiti. La società e i rapporti personali in quella stazione termale famosa in tutto il mondo non promuovevano certo
i semplici valori di laboriosità e parsimonia ai quali ero abituato, ma tendevano al contrario a sostituirli con altri, più propensi all’inattività e allo sperpero. All’epoca eravamo genitori di tre figli, Elizabeth, Margaret e Alonzo. Elizabeth, la maggiore, aveva dieci anni, Margaret era di due anni più giovane, mentre il piccolo Alonzo ne aveva appena compiuti cinque. Riempivano di gioia la nostra casa. Le loro giovani voci erano musica per le nostre orecchie. Quanti castelli in aria costruimmo per quelle piccole creature innocenti. Quando non ero al lavoro, passeggiavo sempre insieme a loro, vestiti con gli abiti migliori, per le strade e i parchi di Saratoga. Stare con loro era la mia più grande gioia; e me li stringevo al petto con lo stesso calore e la stessa tenerezza che mi avrebbero suscitato se la loro pelle scura fosse state bianca come la neve. Finora la storia della mia vita non presenta alcunché di insolito: ci sono soltanto le normali speranze, gli affetti e le fatiche di uno sconosciuto uomo di colore che segue la propria strada nel mondo. Ma ero ormai arrivato a un punto di svolta della mia esistenza, ero giunto sulla soglia di una sventura indescrivibile, del dolore e della disperazione. Mi trovavo all’ombra di quella nuvola nella cui fitta oscurità sarei presto svanito, per rimanere nascosto agli sguardi di tutti i miei cari, privo della dolce luce della libertà, per tanti, troppi anni.
Bene miei carissimi lettori, da qui inizia la storia narrata nella pluripremiata pellicola, che per la drammaticità e le scene forti, mi ha riportato alla mente l’intensità del film, Il colore viola, diretto da Steven Spielberg nel 1985, e che ha avuto come protagonista la grande Whoopi Goldberg. Nonostante le molte nomination nel 1986, questo film non ha ottenuto nessun Oscar, ribaltando tutti i pronostici, ma sicuramente ha lasciato un segno nel cuore di chi l’ha visto o ha letto le pagine omonime, scritte da Alice Malsenior Walker.
12 Anni schiavo, si è rifatto anche per questa storica pellicola, e con la statuetta, come miglior film del 2014 è entrato in grande stile, nella storia del cinema e della letteratura, con una ristampa delle ormai celebri memorie del 1853 scritte da un uomo nato libero, reso schiavo per 12 lunghi anni, dopo i quali è riuscito a beffare il destino e riottenere la LIBERTÀ. Solomon Northup.

domenica 2 marzo 2014

Libri da Oscar. Ecco i libri che hanno ricevuto le maggiori nomination.

Benvenuti tra le mie pagine...

Allora! Oggi in occasione della grande serata degli Oscar, desidero presentarvi una nuova rubrica, rullo di tamburi please...
Ecco a voi...
Libri da Premio Oscar
Una rubrica, dedicata ai libri che hanno ispirato i grandi film vincitori dell’ ambita statuetta e che conferma il grande legame che esiste tra il cinema e il mondo della letteratura.

Quindi, Lady and Gentleman ecco a voi i protagonisti della...
I film che hanno ottenuto maggiori candidature per questa edizione del 2014, sono:  Gravity e American Hustle, entrambi con 10 candidature; li segue con 9 la pellicola, 12 Anni Schiavo. La grande bellezza, che rappresenta il nostro Paese, è in corsa nella categoria Miglior Film Straniero.
I titoli in lizza per il miglior film sono:
  1. 12 anni schiavo di Steve McQueen
  2. American Hustle - L’apparenza inganna di David O. Russell
  3. Captain Phillips - Attacco in mare aperto di Paul Greengrass
  4. Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée
  5. Gravity di Alfonso Cuarón
  6. Lei - Her di Spike Jonze
  7.  Nebraska di Alexander Payne
  8. Philomena di Stephen Frears
  9. The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese.

Detto questo, ecco a voi i libri che hanno ispirato questi grandi film.
  • 12 anni schiavoSolomon Northup – Editore Newton & Compton

  • Il lupo di Wall Street - Jordan Belfort - Editore Rizzoli
  • Philomena - Martin Sixsmith - Editore Piemme
  • Il dovere di un capitano - Phillips Richard - Stephan Talty  - Editore Rizzoli
  • La grande bellezza - Paolo Sorrentino - Umberto Contarello  - Editore Skira

  • Il re della truffa - Robert W. Greene  - Editore Sperling & Kupfer
  • Manhattan folk story. Il racconto della mia vita -  Dave van Ronk - Elijah Wald  - Editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  • Agosto, foto di famiglia - Tracy Letts  - Editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Quest’ultimo libro, vincitore del Premio Pulitzer,  ha ispirato la pellicola, I segreti di Osage County, con la regia di John Wells, e ha ricevuto la candidatura a due Oscar,  come: miglior attrice protagonista e miglior attrice non protagonista. A quanto pare, la differenza tra film e libro, si può notare nel finale. Infatti, la conclusione felice della pellicola non corrisponde minimamente a quella infelice del romanzo. Oltre a questi libri, che hanno ricevuto maggiori candidature con le loro rappresentazioni cinematografiche, ci sono molti altri, come ad esempio, Frozen. Il regno di ghiaccio, il film d’animazione della Disney, diretto da Chris Buck e Jennifer Lee, che ha due nomination come: miglior film d’animazione e migliore canzone (Let it go). Questa pellicola, come saprete ha trovato ispirazione dalla bellissima fiaba di Hans Christian Andersen La regina delle nevi, un classico della letteratura, che merita di essere citato.
Ma, chissà quale libro – film, riceverà la preziosa statuetta?
Per scoprirlo, non ci resta che assistere a questa serata e magari anche noi italiani potremmo goderci con soddisfazione il nostro momento di gloria.
Intanto prima di salutarvi ecco a voi una piccola curiosità. 
Lo sapevate che...
·       La statuetta degli Oscar fu soprannominata "Oscar" nel 1939, dieci anni dopo la prima premiazione. Il soprannome deriva da una delle segretarie dell'Academy che nel 1930 avrebbe notato la somiglianza tra la statuetta e suo zio Oscar. Il nome ufficiale del premio è Academy Award of Merit
Con questa deliziosa curiosità andiamo a guardare questa speciale serata e noi ci vediamo presto per conoscere e chiacchierare, sui libri che sono entrati anche nella storia del cinema.

giovedì 27 febbraio 2014

Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e ha sognato grazie a esso...

Benvenuti tra le mie pagine...

  E tra i fogli sparsi delle mie letture indimenticabili, quelle che mi hanno emozionata tanto da scriverne i passi che ho trovato più significativi nel magico quaderno, che ho chiamato My reading of the heart proprio come questa rubrica, attraverso la quale, ora, le condivido con voi, dei lettori, proprio come me, che siete rimasti travolti nel turbinoso mondo della lettura.   
 Il passo che vi propongo è quello di un romanzo che è stato per me, come un fiume in piena, e mi ha portato a leggere tutti, ma dico tutti i libri che mi ero persa di questo incredibile scrittore, che ha avuto la grande capacità di stordirmi e sconvolgermi, proprio come è successo a una persona a cui voglio molto bene e con cui ho condiviso questa travolgente lettura. 
Parlo de...    “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón.

... Seguimmo il guardiano fino a un ampio salone circolare sovrastato da una cupola da cui scendevano lame di luce. Era un tempio tenebroso, un labirinto di ballatoi con scaffali altissimi zeppi di libri, un enorme alveare percorso da tunnel, scalinate piattaforme e impalcature: una gigantesca biblioteca dalla geometria impossibile. Guardai mio padre a bocca aperta e lui mi sorrise ammiccando... “Benvenuto nel Cimitero dei libri dimenticati, Daniel”... Mio padre si chinò su di me, e guardandomi negli occhi, mi parlò con tono pacato riservato alle promesse e alle confidenze. “Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine , il suo spirito acquista forza. Molti anni fa, quando mio padre mi portò qui per la prima volta, questo luogo era già vecchio, quasi come la città. Nessuno sa da quanto tempo esiste o chi l’abbia creato. Ti posso solo ripetere quello che mi disse mio padre: quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro si perde nell’obblio, noi, custodi di questo luogo facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo, li compriamo, ma in realtà i libri, non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il migliore amico di qualcuno. Adesso hanno soltanto noi, Daniel. Te la senti di mantenere il segreto?”. Il mio sguardo si smarrì nell’immensità di quel luogo, nella luce fatata. Annui e mio padre sorrise. ... mi aggirai in quel labirinto che odorava di carta vecchia, polvere e magia per una mezzora. Lascia che la mi mano sfiorasse il dorso dei libri disposti in lunghe file, affidando la mia scelta al tatto. Tra titoli ormai illeggibili, scoloriti dal tempo, notai parole in lingue conosciute e in decina d’ altre che non riuscivo a identificare. Vagai lungo gallerie e ballatoi a spirale riempiti da centinaia, migliaia di volumi che davano l’impressione di sapere di me molto più di quanto io sapessi di loro. Mi balenò per la mente che dietro ogni copertina, si celasse un universo infinito da esplorare, e che fuori di lì, la gente sprecasse il tempo ascoltando partite di calcio e sceneggiati alla radio, paga della sua mediocrità. Non so dire se dipese da queste riflessioni, dal caso o dal suo parente nobile, il destino, ma in quell’istante ebbi la certezza di aver trovato il libro che avrei adottato, o meglio, il libro che avrebbe adottato me. Sporgeva timidamente da un ripiano, rilegato in pelle color vino, col titolo impresso in caratteri dorati. Accarezzai quelle parole con la punta delle dita e lessi in silenzio.
JULIÁN CARAX
L’ombra del vento
...
Cosa ne pensate del passo e del libro?
Questo scrittore spagnolo, ci sa proprio fare con le parole, riesce a trascinarti dentro la lettura, facendoti provare uno strano stato di ansia capace di tenerti col fiato sospeso, così, una porta che si apre, una luce sotto la porta, un filo di vento, riesce a farti trattenere il respiro. Suspense? Sicuramente, ma ATTENZIONE i suoi romanzi non sono ne thriller, ne horror, è semplice narrativa, la bella narrativa d’autore, che amo tanto, proprio come questo libro, dove nel passo che vi ho riportato,  Zafón è riuscito a leggere il mio cuore, perché mi ha rappresentato tra i suoi personaggi, io mi sento come Daniel, o meglio IO sono Daniel e questa lettura, racchiude tutto  ciò che provo verso i libri e la lettura. AMORE e SALVEZZA 
Amore verso i libri, la lettura e salvezza interiore unita al profondo desiderio di salvarli dall'oblio, il motivo principale, che mi ha spinto ha creare "la bacheca dei libri".

News! dal mondo letterario e culturale.

Parole  
Io le credevo solidi mattoni, una volta,
bulloni freddi e robusti d’avvitare
con calma e determinazione intorno ai fatti,

con scatto e con vigore intorno ai sogni....  
                                      Anna Belozorovich
Benvenuti tra le mie pagine...
la bacheca dei libri è lieta di farsi portavoce, di un altro importante evento che non coinvolge solo il panorama letterario ma anche quello culturale, nazionale e internazionale,  Europa in versi
La Quarta edizione del Festival della Poesia,  la cui organizzazione è stata affidata a La casa della poesia di Como.
La poesia, accompagnata da rilevanti maestranze del settore e la musica saranno le protagoniste di questo evento, entrambe toccano i delicati fili dell’anima.  Apollo, era considerato il simbolo ispiratore di queste arti, in quanto capo delle muse, con la sua cedra intonava il dolce suono e il bel canto nel cuore dei cantori e ora come allora, risuona la dolce melodia che ha ispirato i grandi poeti, attraverso la poesia, suonata con la penna dalle moderne voci, che si accordano con gli strumenti suonati ad arte dai giovani musicisti, entrambe capaci di guarire le malattie dell’animo, deliziando le orecchie  e il cuore. Ma lasciate dunque, che vi accompagni come Virgilio al sommo Dante nel bel mondo...

Lady and Gentleman, benvenuti in:
Europa in versi
Quarta edizione del Festival di Poesia
22 marzo 2014
Villa del Grumello, Como
IL SUONO E IL SENSO: UN’ORIGINE COMUNE
Sabato 22 marzo, a partire dalle 14.15, si terrà a Villa del Grumello a Como, “Europa in versi. Il suono e il senso: un’origine comune”, festival di poesia organizzato da La Casa della Poesia di Como.
Nella quarta edizione del festival, poesia e musica si fonderanno in un insieme armonico di parole e suoni: i linguaggi della poesia e della musica hanno, infatti, un’origine comune e sono da sempre legati da ritmo, armonia e suono. 
Poeta e critico letterario, Mario Santagostini (foto)
Questa edizione di “Europa in versi” intende offrire al pubblico la possibilità di recuperare, capire e apprezzare le analogie e le differenze che da sempre caratterizzano questi due ambiti dell’arte. Come ogni anno, saranno invitati a leggere le loro poesie alcuni tra i maggiori poeti contemporanei italiani, tra cui Giuseppe Conte, Ida Travi, e Mario Santagostini. Ad essi si aggiungeranno i poeti stranieri: Luisa Castro, José María Micó, con il recital “Caleidoscopio” (poesie musicate dall’autore e interpretate dalla cantante Marta Boldú), Juan Vicente 
Piqueras che reciterà le sue poesie accompagnato dal violino del famoso e versatile musicista Jamal Ouassini e il poeta João Carlos Nunes Abreu dalla Penisola Iberica; Doris Kareva dall’Estonia; Tuğrul Tanyol dalla Turchia; Andrey Alyakin e il grande poeta, traduttore e critico letterario Evgenij Solonovich dalla Russia. Nella sezione dedicata ai giovani poeti saranno presenti Anna Belozorovich e Laura Di Corcia
Il Festival sarà introdotto da personaggi di spicco del mondo della cultura italiana tra cui Giovanni Tesio, filologo e critico letterario e Maurizio Cucchi, poeta. Interverrà Vincenzo Guarracino, critico letterario.
Poeta turco - Tuğrul Tanyol (foto)
Inoltre, anche quest’anno, Mario Santagostini terrà una “Bottega di poesia”, offrendo un parere gratuito e preziosi consigli a tutti coloro che scrivono versi. Alla bottega di poesia è necessario iscriversi telefonando al numero 344.0309088 oppure via mail all’indirizzo: lacasadellapoesiadicomo@gmail.com 
Poetessa, Anna Belozorovich (foto)
Europa in versi” raggiungerà anche il pubblico dei più giovani, facendo leva sulla sensibilità nei confronti di due linguaggi che per le loro caratteristiche suscitano emozioni e stimolano curiosità intellettuale. Questa edizione, infatti, coinvolgerà anche i Docenti e gli allievi del Conservatorio “G. Verdi” di Como: gli studenti del Dipartimento di Musica Elettronica riprodurranno brani acusmatici composti sul timbro della voce di ciascun poeta, mentre quelli dei corsi di Musica Classica eseguiranno brani liederistici. Ci sarà un intervento del coro diretto dal giovane Direttore d’Orchestra e compositore Alessandro
Cadario e brani di musica lirica interpretati dal soprano Consuelo Gilardoni. Non mancheranno poi i cicli di lezioni sulla poesia e sulla musica dedicati agli alunni delle scuole superiori della città, che termineranno con il consueto incontro tra gli studenti e i poeti che partecipano al Festival.
Infine, gli studenti dell’Università dell’Insubria saranno coinvolti nell’ organizzazione dell’evento e avranno anche il compito di accogliere i poeti e il pubblico.
Soprano - Consuelo Gilardoni (foto)
Ecco a voi un video che vede la Soprano Consuelo Gilardoni (1 classificata) alla Gran finale del Concerto dei vincitori per la 1 edizione del Concorso musicale - gran premio di Canto Lirico-" Antica contea di Civenna"   
Ingresso libero.
Potete scaricare, o guardare il Programma dell’evento al link: http://www.lacasadellapoesiadicomo.it/Blog.aspx?art=152
  Spero che molti di voi approfitteranno di questa grande occasione e non si lasceranno sfuggire la possibilità di godere di un simile piacere, che farà vibrare l’ anima e saziare culturalmente. Perché? Semplice, la poesia e la musica sono la melodia dell’anima

martedì 25 febbraio 2014

ATTENZIONE! Ecco una speciale news dal mondo letterario.

Benvenuti tra le mie pagine...
Tenendo fede alla mia Petizione: PUBBLICAZIONE del libro Le ceneri dell'esistenza di Dami Jissed Vertiz Lozanohttp://www.petizioni24.com/pubblicazione_del_libro_le_ceneri_dellesistenza
vi comunico la partecipazione della nostra giovane scrittrice al concorso letterario Big Jump proposto all’inizio di quest’anno dalla Casa Editrice Rizzoli Libri, insieme alla piattaforma Kindle Direct Publishing di Amazon e alla startup 20lines. Lo scopo naturalmente è quello di pubblicare nuovi talenti, come possiamo leggere nell’articolo proposto dal giornale La Stampa,  i dettagli al link : http://www.lastampa.it/2014/01/19/cultura/big-jump-dove-osano-i-romanzi-1DEAG6MHQcGIypS1WqWJtM/pagina.html
Ecco il breve esposto su “Le ceneri dell’esistenza”, presentato da Dami Jissed Vertiz Lozano attraverso 20lines.

Scopritelo anche voi. Aiutiamo questo giovane talento e questo bellissimo romanzo di cui mi sono fatta portavoce a raggiungere la meritata pubblicazione.