giovedì 26 dicembre 2013
martedì 24 dicembre 2013
Curiosità! Sapete perché nella natività del Presepe prendono posto il bue e l’asino?
Ben ritrovati, amici in lettura.
Cosa ne pensate di fare quattro chiacchiere in
libertà?
Oggi è la vigilia di Natale e tante tradizioni
tipiche di questo periodo riaffiorano nei nostri gesti. Nel nostro Paese il Natale è principalmente una festività di tipo
religioso, anche se non si sdegnano le tradizioni importate dall’estero. Nella tradizione
cristiana come sappiamo si compie la nascita di Gesù. Questo importante evento
di solito le famiglie cristiane usano riportarlo nella
scenografica costruzione del Presepe e della Natività, mah! Ecco che finalmente
siamo giunti alla...
Curiosità!
Che mi spinge a chiedervi.
Sapete perché
nella natività del Presepe prendono posto il bue e l’asino?
Se prendiamo in esame la Sacra Bibbia, nei
Vangeli, precisamente in quello di LUCA, compare la scenografica
rappresentazione della stalla, della mangiatoia, dove all’interno prendono
posto un asino e un bue. L’introduzione di questi animali è stata fatta molto tempo
dopo, e viene riportata nel Vangelo “apocrifo” detto “PSEUDO-MATTEO”. Questo, non ha una datazione
certa, ma sicuramente è anteriore al IX secolo. Questa introduzione è stata
fatta sulle basi di quest’ultimo copiando da LUCA la nascita in una stalla, e
aggiungendo un bue ed un asino per sottolineare la “incredulità” del popolo
ebraico che non ha voluto “riconoscere” Gesù.
Questa conclusione, come sottolineano gli studiosi biblici è stata
riportata anche dal profeta Isaia, che scrisse: Isaia 1:3
Il bue conosce il suo possessore,
e l'asino
la greppia del suo padrone,
ma Israele
non ha conoscenza,
il mio
popolo non ha discernimento
In una conferenza universitaria a cui ho assistito
qualche anno fa, una studiosa e docente di Letteratura Cristiana dell’Università
La Sapienza di Roma, Maria Pia Ciccarese, ha precisato
questo particolare, parlando del simbolismo tra gli animali biblici e ha spiegato
come tra gli animali citati nel testo Sacro l’asino e il bue, sono un chiaro
esempio di come l’animale simbolico diventa reale e di come si può notarlo
nell’ immagine della Natività rappresentata al Museo Lateranense a Roma. In questa
raffigurazione del sarcofago, diventa chiaro il fatto di come l’asino e il bue
siano portavoce di un messaggio fondamentale per la scena che a questo punto si
carica di un forte messaggio simbolico che si può riportare alla luce
attraverso la lettura dei testi biblici antichi come Luca 2,7, dove compare la dicitura “mangiatoia” che ci riporta alle
bestie che si nutrono in questa.
In Isaia
1,3, il profeta dice che il bue riconosce il suo Signore ma l’asino lo
riconosce solo nel momento di mangiare,
da questa interpretazione ha avuto origine il termine mangiatoia. A differenza
delle bestie però i figli ossia il popolo di Israele non conosce il loro
Signore. Nei libri profetici Abacus 3,2 LXX. Egli dice: “In mezzo ai
due animali tu ti manifesterai…”, dando così l’immagine di Gesù che si mostra
tra il bue e l’asino.
Con questo abbiamo soddisfatto una piccola, ma
grande curiosità, che possiamo leggere e approfondire nel libro scritto da
questa studiosa e intitolato Animali
Simbolici all’origine del bestiario cristiano. voll. 1 – 2. Editore: EDB. Collana:
Biblioteca patristica
lunedì 23 dicembre 2013
Il disobbediente Peter Coniglio è stato davvero fortunato a scappare dal giardino del Signor McGregor senza essere acciuffato! Così quando suo cugino Benjamin gli propone di intrufolarsi nuovamente nel giardino per fare una scorpacciata di verdure, Peter si fa tentare di nuovo e...
Leggere a voce alta
Benvenuti amici in
lettura.
Il Natale si avvicina e niente è più bello di questa
magica atmosfera per coccolare i nostri piccoli leggendogli a voce alta una
delle più belle storie della letteratura per l’infanzia, scritte e illustrate
da una grande scrittrice Beatrix Potter, che con i suoi
meravigliosi personaggi tra cui
Peter il
coniglio, sin dal 1901, quando ha iniziato la
sua carriera, ha allietato la fantasia e fatto amicizia con generazioni di
bambini.
Chi non conosce Beatrix Potter?
Molti
sicuramente avranno letto le sue mitiche storie o forse ne avranno sentito
parlare, ma nessuno è infallibile, quindi per chi ancora non ha avuto la
fortuna di conoscere questa deliziosa autrice, ecco per voi il ritratto di
colei che ha dato vita a uno dei personaggi più deliziosi, che insieme al
grande Winnie Pooh hanno donato tanta
felicità e amore al mondo letterario.
Beatrix Potter, è nata nell’affascinante terra dei
grandi poeti romantici, l’Inghilterra. Nella nebbiosa Londra del 1866. Nonostante
il rigido freno dei genitori, riesce a dare sfogo al suo grande talento insieme
al suo profondo amore per gli animali e la campagna inglese, e già dopo un anno
dalla sua prima pubblicazione avvenuta nel 1901, riesce a conquistare
tantissimi lettori con le sue delicate illustrazioni e la storia del suo Peter
il coniglio. Così con sua grande soddisfazione riesce a rendersi indipendente e
a godersi la vita scrivendo, dipingendo e curando gli animali nella bellissima
campagna della zona del Lake District.
Le storie che parlano di Peter sono quattro: La storia di Peter Coniglio, La storia di
Benjamin Coniglio, La storia dei coniglietti Flopsy e la storia del signor Tod.
In linea sequenziale queste raccontano le
avventure giovanili del piccolo Peter, nelle prime due storie, che si
sviluppano nel giardino del Signor McGregor. Poi, fa la sua comparsa un Peter
un pochino più grande, così come le sue avventure che questa volta coinvolge la
sbadata sorella Flopsy, suo marito e il cugino Benjamin Coniglio. Un brutto
giorno i coniglietti Flopsy, che sono i figli di Benjamin e Flopsy, corrono un
rischio tremendo: dopo una sonora scorpacciata di lattuga - che si dice abbia
effetti soporiferi - i piccolini piombano in un sonno pesantissimo e finiscono
nelle mani del terribile Signor McGregor e come nell'ultima storia dove il
sinistro Tommy Tasso, che è molto affamato, rapisce un'altra figliata, tocca a
Peter andare in soccorso dei piccoli.
Chissà come riuscirà
a salvarli?
Beh! per scoprirlo
non ci resta che leggere queste meravigliose storie e godere ancora una volta
di queste indimenticabili storie che possiamo riscoprire nostalgicamente
leggendo e tramandando alla nuova generazione queste storie che sono destinate
a rimanere nel cuore di chi ha la fortuna di leggerle e scoprirle. Ma in fondo
non è mai troppo tardi. Quindi... un motivo in più per regalare questi libri e
anche per leggerli insieme ai fortunati bambini.
Insieme a Le meravigliose avventure di Peter il
coniglio,
che racchiude le
intere storie con le illustrazioni originali della grande Beatrix Potter, vi
propongo l’ultima versione data alle stampe sempre dalla Sperling & Kupfer: Le più belle storie di Peter Coniglio
combinaguai di Beatrix
Potter
e una slideshow con le illustrazioni dipinte dalla immortale Beatrix
Non esiste vascello che come un libro ci sa portare in terre lontane. Né corsiero come una pagina di scalpitante poesia. È un viaggio che anche il più povero può fare senza il tormento del pedaggio. Quanto è frugale la carrozza che trasporta l'anima dell'Uomo. Emily Dickinson
Buongiorno! Amici in lettura.
Non ci sono limiti per la fantasia sviluppata
dalla nostra mente e come ci conferma la grande poetessa inglese, un libro è un
meraviglioso mezzo di trasporto che ci permette di raggiungere luoghi che nella realtà della vita non si possono
raggiungere.
Un ottimo suggerimento per i nostri
regali di Natale. Un biglietto per un viaggio unico. Un grande e piccolo tesoro
alla portata di tutti.
Un libro.
Un libro.
Buona giornata e buon viaggio... sulle ali della vostre pagine
preferite.
domenica 22 dicembre 2013
C'era una volta... in una certa città un ciabattino, di nome Martin Avdeic... Lev Tolstoj
Once upon a time...
Allora! Come va, amici in lettura?
È da un po’ che non scrivo su questo blog, e forse avrete
pensato che vi ho abbandonato, ma invece NO. Eccomi ancora qui a condividere
con voi la gioia di un buon libro e a chiacchierare sugli autori che ci donano
tanti sogni e grandi emozioni.
Il Natale ormai è
alle porte, ieri abbiamo accolto al calduccio delle nostre case, l’arrivo dell’inverno
e parlando di calduccio, niente e più emozionante a riscaldarci il cuore di una
delle fiabe del Natale, da leggere davanti al focolare o tra le calde coperte
del nostro lettuccio. Così eccomi qui a proporvi un grande classico del grande Lev Tolstoj uno dei miei scrittori preferiti
oltre a essere una grande figura della letteratura russa. La storia che vi
riporto s’intitola il natale di Martin,
e sicuramente molti la riconosceranno anche perché si riflette nella celebre
parabola biblica di Gesù e i Farisei.
IL NATALE DI
MARTIN
In una certa
città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in
un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva
vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte
dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché
lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva
pagare troppo. Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era
disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo
villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a
trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore. "Non
ho più desiderio di vivere" gli confessò. "Non ho più speranza." Il vegliardo rispose: "La tua disperazione è dovuta al
fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come
il Signore vorrebbe che tu vivessi." Martin si comprò una Bibbia. In
un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una
volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni
giorno.
E cosi accadde
che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco
fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice,
venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore
disse al fariseo: "Vedi questa
donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa
invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha
asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento
profumato ha unto i miei piedi." Martin rifletté. Doveva essere come
me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi posò
il capo sulle braccia e si addormentò. All'improvviso udì una voce e si svegliò
di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: "Martin! Guarda fuori in strada domani,
perché io verrò."
L'indomani
mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di
cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare
accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così,
più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva
passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per
vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome
Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la
neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro. Dopo
aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva
appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi.
Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno. "Entra" disse "vieni a scaldarti. Devi avere un gran
freddo." "Che Dio ti benedica!" rispose Stepanic. Entrò,
scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che
barcollò e per poco non cadde. "Non
è niente" gli disse Martin. "Siediti
e prendi un po'di tè." Riempì due boccali e ne porse uno all'ospite.
Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'.
Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a
guardar fuori della finestra. "Stai
aspettando qualcuno?" gli chiese il visitatore. "Ieri sera" rispose Martin "stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che
non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile.
Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno
mormorare: ' Guarda in strada domani,
perché io verrò '
Mentre Stepanic
ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. "Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il
corpo." Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale.
Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò
di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e
aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di
riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora
veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un
po' di pane e della zuppa. "Mangia,
mia cara, e riscaldati" le disse. Mangiando, la donna gli disse chi
era: "Sono la moglie di un soldato.
Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non
sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per
mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle." Martin
andò a prendere un vecchio mantello. "Ecco"
disse. "È un po' liso ma basterà per
avvolgere il piccolo." La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. "Che il Signore ti benedica."
"Prendi" disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo
scialle. Poi l'accompagnò alla porta. Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni
volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi
passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mete da un paniere. Sulla
schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra.
Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito
passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò
per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo
aspramente. Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla
polizia. "Lascialo andare,
nonnina" disse Martin. "Perdonalo,
per amor di Cristo." La vecchia lasciò il ragazzo. "Chiedi perdono alla nonnina"
gli ingiunse allora Martin. Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin
prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: "Te la pagherò
io, nonnina." "Questo
mascalzoncello meriterebbe di essere frustato" disse la vecchia.
"Oh, nonnina" fece Martin "se lui dovesse essere frustato per
aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati?
Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo
perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato." "Sarà anche
vero" disse la vecchia "ma
stanno diventando terribilmente viziati." Mentre stava per rimettersi
il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. "Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa
strada." La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si
allontanarono insieme. Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva
più a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i
ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la
Bibbia dallo scaffale. Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma
si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una
voce gli sussurrò all'orecchio:
"Martin, non mi riconosci?" "Chi
sei?" chiese Martin. "Sono
io" disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che
sorrise e poi svanì come una nuvola. "Sono
io" disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio.
Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero. "Sono io" ancora una volta la voce. La vecchia e il
ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono. Martin
si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto
il libro. In cima alla pagina lesse:
“Ebbi
fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi
accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più
piccoli dei miei fratelli, l'avete fatto a me.” ( Matteo 25,31-46)
Così Martin comprese che il
Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo
accoglierlo.
the
end... Il resto è un’altra storia...
mercoledì 20 novembre 2013
C'era una volta un ragazzetto di tredici o quattordici anni, alto e dinoccolato, con i capelli biondo stoppa. Era buono a poco, se non proprio a nulla. Dormire e mangiare erano le sue occupazioni preferite.
Agenda letteraria
"Donare significa
dare ad un altro quel che si preferirebbe tenere per sé"
Buona serata amici in lettura, oggi 20 novembre, l’agenda
letteraria ritorna per ricordare la nascita della prima donna a vincere il
Premio Nobel per la letteratura, parlo di Selma
Ottilia Lovisa Lagerlöf o soltanto Selma Lagerlöf. Questa scrittrice,
di origine svedese, ha conquistato il prestigioso riconoscimento nel 1909, con
la motivazione: Per l’elevato idealismo, la vivida
immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere.
Si è imposta nello scenario della letteratura svedese
in modo esemplare per il suo stile narrativo, che riflette la sua semplicità
attraverso i suoi personaggi insieme alla naturalezza delle loro azioni, dove il
lettore si può ritrovare, seguendo le sue trame che toccano la realtà sociale
del suo Paese. Oltre a trattare temi autobiografici e narrativi, ha scritto
anche opere per bambini, ma quella che tra tutte è stata considerata
fondamentale è quella d’esordio,
La saga di Gösta Berling, pubblicata per la
prima volta nel 1891. Questo romanzo narra in chiave moderna i racconti folcloristici
svedesi, riproducendo secondo il suo stile gli eroi mostrando le loro debolezze
umane e ciò utilizzando una scrittura vocativa e commenti dell'autore sui
comportamenti dei personaggi. È questo romanzo ricco di realtà e immaginazione
a concederle l’attenzione dell’Accademia svedese e a dare una giusta
motivazione per la sua assegnazione.
... Il pastore aveva perduto per amore dell’acquavite, ogni senso del dovere e trascurato il proprio ufficio che ora avrebbe perduto. In piedi sul pulpito, aspettava la fine dll’ultimo salmo che il coro cantava. Ad un tratto lo invase la certezza che là, davanti a lui, tra quella folla composta, non vi erano che nemici ... tratto dal racconto Il pastore, da La saga di Gösta Berling
La lettura è un’arena ove lo scrittore e il lettore mettono in scena un’opera di fantasia. W. Iser
Buongiorno, amici in lettura.
Il teorico letterario Wolfgang
Iser, con la sua teoria della lettura, ha dato un enorme contributo alla
letteratura. Con la frase di oggi, è stata messa in chiaro il fondamento dei
suoi studi. Infatti, per Iser il lettore interagisce con lo scrittore perché con
la lettura riproduce con l’immaginazione ciò che lo scrittore a messo nero su
bianco e il libro diventa un copione dove i personaggi recitano sul
palcoscenico della nostra mente.
Incredibile, onestamente non credevo che su qualcosa di così naturale
fosse stata confermata una vera legge.
Ma comunque, leggere è senza
dubbio la cosa più bella che ci sia, almeno per una appassionata lettrice come
me.
Una buona giornata e
complimenti per l’opera che state mettendo in scena.






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