giovedì 11 luglio 2013

Agenda letteraria

Agenda letteraria
 Cari amici, oggi 11 Luglio la nostra Agenda letteraria, ci ricorda la nascita della scrittrice americana, Jean Webster, pseudonimo di Alice Jane Chandler Webster 1876-1916,
 autrice del mitico libro Papà Gambalunga 
un classico della letteratura per ragazzi, un romanzo che ha conquistato i lettori di tutto il mondo e di tutte le età. La nostra scrittrice era la figlia della nipote del famoso Mark Twain, lo scrittore che grazie a Tom Sawyer, siede tra grandi pionieri della letteratura americana. A quanto pare il sangue non mente e questa giovane scrittrice nonostante la morte prematura a causa del parto, ci ha lasciato una storia che è rimasta nel cuore, accompagnando dal 1912 la crescita dei fanciulli di molte generazioni, tanto che è stato riadattato per un film con Fred Astaire e Leslie Caron nel 1955, in una serie animata giapponese (1991) ed in un film coreano (2004). 
Il romanzo racconta di come Jerusha Abbott detta anche Judy, una ragazzina orfana viene adottata segretamente da un generoso e sconosciuto benefattore che le permetterà di studiare e realizzare il suo sogno di scrittrice, l’unico indizio che la lega a lui è la sua lunga ombra, così nella mente della ragazza si idealizza la figura di papà Gambalunga a cui dedicherà una lettera ogni sera, raccontando le sue avventure. Ma chi è il suo misterioso papà? Judy lo riuscirà a incontrare? La nostra amata storia la conosciamo bene, e nonostante le banali domande retoriche, lasciamoci conquistare ancora una volta dalla emozionante storia di Judy Abbott nata dalla fantasia della sua mamma Jean Webster, perché come sappiamo ci sono letture che meritano di essere lette e rilette, quindi ecco per voi un piccolo assaggio prima di giungere alla portata principale, l’ultima edizione della Giunti Junior Editore che al piccolo prezzo di 7,90, ci presenta una di quelle storie intramontabili che sono diventate un classico della letteratura.
 
  Il primo mercoledì di ogni mese  era un giorno davvero terribile! Un giorno atteso con timore, da sopportare con coraggio e da dimenticare il più in fretta possibile. Tutti i pavimenti dovevano essere puliti senza macchia, tutte le sedie senza un granellino di polvere e tutti i letti rifatti senza una piega. Novantasette piccoli orfani, bambini e bambine, andavano strigliati, pettinati e rivestiti dei loro abiti di cotone inamidati a puntino; e a tutti e novantasette bisognava ricordare le buone maniere, preparandoli a rispondere con garbo “Sissignore” e “No, signore” se una delle autorità avesse loro rivolto la parola. Era, insomma, una giornata stressante, e lo era soprattutto per la povera Jerusha Abbott che, essendo l’orfanella con più anni, ne doveva sopportare il peso maggiore. Ma come tutti i precedenti, anche il mercoledì in cui comincia questa storia giunse a termine, e Jerusha poté scappare dalla dispensa – dov’era rimasta per ore a farcire le tartine per i patroni dell’istituto – e tornarsene al piano di sopra per dedicarsi alle sue incombenze quotidiane. … La giornata era finita, e finita abbastanza bene, secondo lei: le autorità e i membri del consiglio avevano fatto la loro ispezione, letto le loro relazioni, bevuto il tè, e ora se ne stavano tornando in tutta fretta nelle loro case … con la fantasia seguiva il tragitto … Je-ru-sha Ab-bot, sei di-de-rata in di-re-zione! Corri in fret-ta sento odor di punizione! Jerusha si avvio senza fare commenti. Che cosa era andato storto?, si chiese inquieta. … mentre Jerusha scendeva le scale scorse un ultimo consigliere che ancora indugiava sulla del portone spalancato che immetteva nella corte esterna. Jerusha lo vide appena – e l’impressione che ne ricavò era sostanzialmente quella di un uomo alto, che faceva cenno col braccio verso un’automobile ferma in attesa sulla curva del viale. Come il motore fu acceso e il veicolo cominciò ad avvicinarsi, la luce abbacinante dei fari proiettò l’ombra del consigliere sul muro interno dell’atrio: una figura grottesca – con gambe e braccia che non finivano più… Ricordava proprio un grosso ragno che si dondolava sulle sue zampette lunghe e sottili, quello che viene comunemente chiamato dai ragazzini americani “papà gambalunga”.

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